“L’ANELLO DEBOLE”: LA POVERTÀ IN AUMENTO NON FA NOTIZIA

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La copertina del Rapporto Caritas 2022 sulla povertà

di VINCENZO PAOLO SANTELIA – Secondo il XXI Rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale 2022 (LEGGI QUI) la povertà assoluta conferma i massimi storici toccati già nel 2020, anno di inizio della pandemia, e le famiglie in povertà assoluta sono un milione 960mila, pari a 5.571.000 persone (il 9,4% della popolazione residente). L’incidenza del fenomeno si conferma più alta nel Mezzogiorno (salita dal 9,4 al 10%) mentre scende in misura significativa al Nord, in particolare nel Nord-Ovest (- 1,2% rispetto al 7,9 del 2020). I livelli di povertà scendono all’avanzare della fascia d’età: la percentuale di poveri assoluti si attesta infatti al 14,2% fra i minori (quasi 1,4 milioni bambini e i ragazzi poveri), all’11,4% fra i giovani di 18-34 anni, all’11,1% per la classe 35-64 anni e al 5,3% per gli over 65 (valore sottola media nazionale). Inoltre, tra il 2020 e il 2021 l’incidenza della povertà è cresciuta particolarmente per le famiglie con almeno 4 persone, le famiglie con persona di riferimento di età tra 35 e 55 anni, i bambini di 4-6 anni, le famiglie degli stranieri e quelle con almeno un reddito da lavoro. 

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Di fronte a questa situazione problematica è già stata annunciata una riduzione e rimodulazione progressiva dal 2023 del Reddito di cittadinanza (RdC), che raggiunge poco meno della metà dei poveri assoluti (44%) e cioè 4,7 milioni di persone. Al contrario, sostiene il rapporto Caritas “sarebbe opportuno assicurarsi fossero raggiunti tutti coloro che versano nelle condizioni peggiori, partendo dai poveri assoluti” garantendo inoltre “adeguati processi di inclusione sociale”: obiettivi, quelli evidenziati dall’associazione, non previsti nei piani di welfare state (ovvero assistenza statale ai bisognosi).

Don Pierluigi Codazzi, direttore di Caritas cremonese

Il fenomeno della povertà sempre più diffusa è presente, con le dovute particolarità, anche sul territorio cremonese. Spiega Don Pierluigi Codazzi, direttore di Caritas Cremonese: “Il fenomeno nel territorio cremonese è relativo, non ha cioè le caratteristiche cha ha in altri territori d’Italia o d’Europa. È legato soprattutto alle fragilità di nuclei familiari molto numerosi, gli anziani o ancora alla precarietà del lavoro. Inoltre, spesso, la precarietà del lavoro ha come conseguenza quella abitativa. Non ultima, è aumentata soprattutto a partire dalla pandemia e poi con la guerra in corso, la rilevanza dell’emergenza riguardante i rifornimenti di beni primari, come l’energia. Secondo il responsabile cittadino “quantificare a Cremona non è semplice, ma negli ultimi mesi abbiamo quotidianamente riscontrato nei nostri centri ascolto un aumento del 25 % delle persone che vengono a chiedere aiuto“. Il tasso di povertà sul nostro territorio, prosegue Codazzi, “non è molto difforme dal tasso di povertà della Lombardia o comunque delle regioni del Nord. A livello nazionale si colloca all’interno di un percorso di riabilitazione un po’ nel tema della precarietà: ad esempio al Sud c’è molta più precarietà ma i costi della vita sono in parte più bassi. Siamo inseriti in un contesto, nel bene e nel male, in media rispetto sia al contesto nazionale che a quello lombardo“.

La presentazione del Rapporto sulla Povertà avvenuto a Roma In occasione della Giornata internazionale di lotta alla povertà

Sulle cause del problema, Codazzi aggiunge: “La disoccupazione è un elemento importante, ma l’altro elemento importante è la precarietà del lavoro: avere contratti a tempo molto limitato impedisce di costruire rapporti e relazioni, banalmente anche di affittare una casa. È un tema molto delicato dalle conseguenze importanti: basti pensare alla necessità, per chi ha figli, di continuità nella vita, una continuità che diventa relazionale ed educativa, dunque fondamentale per la vita delle persone. Tra le varie situazione che vorrei citare sicuramente quella degli stranieri, che non hanno così tanta facilità, anche magari a fronte di un buon contratto di lavoro, ad accedere a una  casa. Ci sono poi in arrivo altre forme di precariato, ad esempio quella di insegnanti o di infermieri o di contratti molto limitati, magari emigrati dal Sud“. Inoltre, conclude il responsabile Caritas, “la pandemia ha acuito l’impoverimento di alcune categorie, come la ristorazione e tutta la filiera agroalimentare collegata. Si pensi anche ai più fragili: abbiamo registrato un aumento del tasso di persone che vivono in solitudine. Le norme di contenimento in pandemia hanno, giustamente, per motivi sanitari, allontanato le persone e quindi c’è un’altra povertà che non è quella economica, ma quella relazionale, che in parte si traduce in povertà educativa“.

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