IN MISSIONE IN BRASILE: LE GOCCE NELL’OCEANO CONTANO

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di ALICE QUATTRONE – Nella prima metà di settembre, don Marco D’Agostino, rettore del seminario vescovile di Cremona, e don Umberto Zanaboni, nuovo direttore dell’ufficio missionario diocesano, hanno condiviso il loro tempo e la propria fede con la parrocchia di Jesus Cristo Ressuscitado, in una delle favelas più violente di Salvador de Bahia. É quest’ultima una città nell’est del Brasile che conta 3 milioni di abitanti, nella quale i sacerdoti, durante la missione, non hanno potuto assistere al benessere quotidiano, né alla lontana parvenza di esso, ma solo al suo acceso desiderio negli occhi di ciascuna delle persone incontrate.

Nonostante la grande differenza percepibile rispetto alla nostra normalità, sono stati numerosi gli spunti di riflessione con i quali D’Agostino e Zanaboni si sono confrontati ed hanno tenuto a condividere. “Loro sono come noi: a tutti piacciono i soldi, uno stile di vita occidentale, ma hanno invece tanta povertà”: così don Zanaboni che, con il nuovo compito affidatogli per volontà del vescovo Napolioni, darà inizio ad un percorso di formazione per giovani missionari, con l’obiettivo di promuovere attività di volontariato per l’anno prossimo. 

L’incarico ricevuto mi dà molta grinta sia per poter entrare io in prima persona in contatto con i missionari, sia per preparare gruppi di giovani e poter andare a fare annuncio in terra di missione. Si realizzeranno esperienze che gioveranno a chiunque ne sia partecipe, in maniera diretta o meno”. 

È però in atto oggi una profonda crisi riguardo a questo tema e sempre meno sono le persone coinvolte in progetti simili. “Nella diocesi di Cremona abbiamo solo don Davide Ferretti a Salvador de Bahia”, spiega don Zanaboni,  che spiega come la comunità parrocchiale, costruita da Comunione e Liberazione di Milano sia passata poi in mani cremonesi e sia ora portata avanti in mezzo a tante povertà con l’aiuto di Marco Allegri e Gloria Manfredini. “Si tratta dell’unica missione che la diocesi di Cremona ha nel mondo”, continua don Zanaboni. 

Il viaggio intrapreso a settembre non ha avuto solo come obiettivo la condivisione dell’amore del Signore, bensì anche la promozione umana: insegnare ad ogni uomo e donna l’importanza dell’aiuto e del rispetto reciproco. Questi ultimi principi sono ancora oggi non del tutto conosciuti a Salvador de Bahia, come in tanti altri luoghi: “Ciò che mi ha colpito di più è la condizione della donna, ancora sottomessa, in tutti i sensi. C’è ancora molta, troppa, violenza all’interno delle case e delle favelas”. La povertà che si legge fuori dalle mura di Salvador non è altro che il riflesso delle crudeltà che troppo spesso interessano gli abitanti, ma che raramente riescono a generare clamore nel resto del mondo: “Ci sono magari ragazze molto giovani che vengono abusate dal terzo, quarto compagno della madre; madri con 5-6 figli da 5 uomini diversi”, racconta con dolore il direttore dell’ufficio missionario, con ancora il ricordo delle vite conosciute vivido nella mente. 

Spesso di fronte a tali realtà si rimane scoraggiati pensando al peso che possono avere i propri contributi e impegni, ma il desiderio di diffondere la fede ed aiutare il prossimo hanno superato per i missionari questi ostacoli e continueranno a farlo nei progetti futuri. Quello conclusivo di don Zanaboni è quindi un messaggio di incoraggiamento: “Io tornerò sicuramente lì con tante idee nella mente. Certamente quello che noi possiamo fare è una goccia nell’oceano, però, ricordando un pensiero di Madre Teresa, l’oceano con o senza la mia goccia cambia tanto”.

Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno

Madre Teresa di Calcutta

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