D’AVENIA, A SCUOLA DI MERAVIGLIA: LEGGERE PER RISVEGLIARE LO SPIRITO

Arte&Cultura

di MATTEO BOVARINI – «Quand’è stata l’ultima volta che vi siete meravigliati? Se la risposta non è “questa mattina” allora avete dei problemi e il vostro spirito sta ancora dormendo». È iniziata così, immersa nella profondità delle pungenti riflessioni di Alessandro D’Avenia, l’iniziativa della Scuola di Lettura promossa dalla casa editrice dell’Università Cattolica, Vita e pensiero. 

Giovedì 27 Ottobre, infatti, nella sede milanese dell’Ateneo, davanti a un’aula magna gremita di universitari, il direttore Aurelio Mottola ha dato il via ad un progetto ambizioso quanto stimolante, che ha come obiettivo quello di riavvicinare i giovani alla bellezza della lettura. 

«Questa Scuola è nata per riaffezionare “per contagio” alla lettura e per creare quelle connessioni con i libri che diventano proprie solo quando vengono condivise con altri», ha spiegato Mottola, introducendo l’evento con la poesia Tutti i libri del mondo di Hermann Hesse, che si apre con questi versi: “Tutti i libri del mondo non ti danno la felicità, però in segreto ti rinviano a te stesso” … e si chiude così: “La saggezza che hai cercato a lungo in biblioteca ora brilla in ogni foglio, perché adesso è tua”.

Indubbiamente il più bell’augurio che si potesse fare ai giovani lettori partecipanti al percorso che si snoda in sei incontri fino a maggio 2023. In ognuno di questi momenti, sei scrittori, maestri di scrittura, si trasformeranno in maestri di lettura, racconteranno le risonanze suscitate da un libro a loro caro attivando la condivisione dei ragazzi che partecipano alla Scuola. Forse non c’è modo migliore per appropriarsi di un libro che parlarne in un discorso comune, ed è proprio questo il filo conduttore del progetto.

«Tutti i libri del mondo non ti danno la felicità, però in segreto ti rinviano a te stesso. […] La saggezza che hai cercato a lungo in biblioteca ora brilla in ogni foglio, perché adesso è tua»

Hermann Hesse

Ad aprire le danze è stato proprio Alessandro D’avenia: scrittore, insegnante e sceneggiatore italiano divenuto famoso grazie al libro dal successo internazionale “Bianca come il latte, rossa come il sangue” e ad altri titoli altrettanto acclamati dalla critica. Il suo intervento dal titolo “Il mistero dell’amore in una sola fiaba”, si è proposto come obiettivo quello di spiegare il potere della lettura e la forza dirompente dell’amore, partendo da “L’amore delle tre melagrane” (anche conosciuta come “Bianca come il latte, rossa come il sangue”). Quest’ultima una delle più famose fiabe della raccolta “Fiabe Italiane” curata da Italo Calvino.

“Con questo brano Calvino racconta a un popolo che aveva bisogno di meraviglia, quella meraviglia che noi perdiamo tutti i giorni, immersi in racconti non veri. Noi stiamo su un abisso e proviamo una vertigine. Di fronte a questo cosa facciamo? Lo raccontiamo”. Questo, spiega lo scrittore palermitano, significa che il mondo si configura con le storie che raccontiamo e tale nutrimento è l’unico modo possibile per avere un cuore intelligente, capace di relazionarsi con gli altri e con il proprio destino. 

Partendo dall’etimologia di fabula (il luogo in cui il destino accade) per poi  immergersi tra digressioni e domande profonde sull’essere, ha preso forma la storia che D’Avenia a sua volta ha raccontato agli studenti, il proprio messaggio d’amore: “Non si danno aumenti di conoscenza della realtà senza aumenti di amore nei confronti della realtà”, ha tenuto a sottolineare, “e la meraviglia è segno di questo. Ogni giorno bisogna meravigliarsi di qualcosa. Anche se a volte è spaesante e doloroso”. 

«Calvino racconta quella meraviglia che noi perdiamo tutti i giorni, immersi in racconti non veri. Noi stiamo su un abisso e proviamo una vertigine. Di fronte a questo cosa facciamo? Lo raccontiamo»

Alessandro D’Avenia

Questo accade nella fiabe come nella vita. Noi stessi infatti cominciamo a vivere quando ci raccontiamo, quando qualcuno ascolta la nostra storia. Come Penelope riconosce Ulisse solo quando lui inizia la narrazione del suo viaggio, così nella fiaba di Calvino la ragazza bella è costretta a vivere e morire dentro una melagrana e in una colomba trafitta, e si salva solo quando le viene chiesto «da dove vieni?». Solo allora, infatti, la ragazza può raccontare la sua storia e cominciare, così, a vivere. Il suo contraltare, il personaggio della “brutta saracina” che uccide la ragazza più volte, muore invece nel momento in cui ha esaurito la sua funzione e non ha più ragion d’essere.  

Insomma, secondo D’Avenia, “la lettura è iniziazione alla vita spirituale”, è qualcosa che ci cambia per sempre e che si dipana giorno per giorno tra due poli, il bianco del latte simbolo del ricevere la vita, e il rosso del sangue nell’atto del dare la vita. E allora “Cammina, cammina…”, come dice l’incipit della fiaba di Calvino, si impara ad abbandonare il possesso e a conoscere l’amore. Per questo ogni fiaba termina con il lieto fine, perché la storia della fiaba può accadere a ciascuno di noi se sappiamo ascoltare e cogliere la chiamata alla vita.

Quindi, l’invito finale che il professore ha deciso di lasciare ai ragazzi della Scuola di lettura e a tutti i giovani è quello di lasciarsi interpellare dai testi perché di volta in volta potremmo scoprire di essere noi la ragazza, la brutta saracina, il figlio del re; noi che ci muoviamo nella vita scoprendo le diverse parti di noi stessi che sono ancora imperfette, ma che alla fine del viaggio (o della storia) troveranno il loro compimento in un amore attento e paziente.


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