DI TUTTO UN PO’…E ANCHE DI PIÙ: EVERYTHING EVERYWHERE ALL AT ONCE

Che Spettacolo!
Poster di distribuzione di Everything Everywhere All At Once (fonte: A24)

di VINCENZO PAOLO SANTELIA – [ATTENZIONE: l’articolo contiene lievi spoiler] Nonostante il ruolo di protagonista fosse stato scritto per Jackie Chan e poi affidato a Michelle Yeoh per la gran quantità di combattimenti tramite arti marziali, i wuxia (genere letterario basato su eroi delle arti marziali) sono solo una delle tante influenze su questo film che riunisce un’infinita gamma di ispirazioni: dalle atmosfere sospese nel tempo di Wong Kar-wai (Ashes of Time, In the mood for love, …) a quelle oniriche di Satoshi Kon (Perfect Blue, Millennium Actress, …), dalla comicità di Stephen Chow (la cui opera più famosa da noi è Shaolin Soccer) all’horror di Nobuhiko Obayashi (House, The drifting classroom, …), fino anche a influenze occidentali come il surrealismo grottesco e farsesco insieme di Quentin Dupieux (Réalité, Le daim, …) o degli intramontabili Monthy Python. Ma, per quanto il presentatore della proiezione in anteprima di Everything Everywhere All At Once, avvenuta a Bologna il 5 ottobre in presenza dell’attore coprotagnista Ke Huy Quan e a cui l’autore ha avuto l’occasione di partecipare, lo abbia citato come ispirazione principale, risulta molto difficile identificare l’eredità dello Spielberg de I Goonies e di Indiana Jones in questo film, se non forse di quello che è probabilmente il suo film più sopra le righe e magari per questo uno dei più sconosciuti fra i suoi, 1941 – Attacco ad Hollywood.

Poster alternativo di distribuzione del film (fonte: A24)

Tutte queste influenze non sono fini a sé stesse ma al servizio della storia, messe in comunicazione fra loro da quella che è la colonna portante della trama, il multiverso: quello che per la Marvel è stata un’occasione per smarmellare (Renè Ferretti dixit) tutto quanto, qui diventa non solo il punto focale della trama che si vuole raccontare, ma anche un’occasione per riflettere sui legami interpersonali, – in un contesto narrativo che peraltro ricorda da non troppo lontano la fantascienza cosiddetta hard , ovverosia ben attaccata a quelli che sono i calcoli disponibili e le teorie ipotizzabili nella realtà. La protagonista della storia è infatti Evelyn, una lavandaia cinese emigrata negli Stati Uniti, con un rapporto difficile nei confronti della figlia, dell’anziano padre e del marito, il quale ha intenzione di divorziare da lei. Non deve spaventare il fatto che questa donna, una persona decisamente comune, si ritrovi a combattere un’entità maligna che trascende tutti gli universi paralleli esistenti, una situazione decisamente inconsueta e più tradizionalmente supereroistica. E non deve neppure spaventare il fatto che, se tutta la prima metà del film si svolge nella lavanderia, la seconda si svolge  all’agenzia dell’entrate. Almeno in teoria. Il multiverso infatti metterà Evelyn davanti a tutte le sue corrispettive, e ci verrà svelato che lei dovrà essere chiamata a combattere proprio poiché, avendo fatto le scelte peggiori ed avendo ottenuto la vita peggiore di tutte le altre, Evelyn in tutti gli altri universi paralleli, è l’unica capace di apprezzare ciò che non ha. La stessa scelta dell’ufficio dell’agenzia dell’entrate non è casuale in quanto luogo “nevrotico” per le ricadute su una persona qualunque.

Daniel Kwan, uno dei due registi, ha affermato: “Una delle ragioni per cui ci entusiasmava l’idea del multiverso non era solo che fosse un elemento narrativo divertente, ma ci sembrava rappresentasse esattamente come ci si sente a esistere all’interno di qualsiasi comunità oggi. Non importa quale sia la tua famiglia, quel nucleo famigliare ora è fratturato proprio dal modo in cui sono diventate accessibili tutte queste altre comunità ora, soprattutto con internet. [—] Ognuno ha la propria comunità, ognuno utilizza un linguaggio specifico e quindi sta diventando sempre più difficile capirsi. Si parla molto del nucleo famigliare e di cosa significhi questa idea, che ormai non ha più senso, ma deve comunque, per forza, esserci ancora una versione di questa idea che può essere creata nonostante il fatto che la nostra società stia cercando di distruggerla. Penso sia un concetto con cui abbiamo cercato di giocare in questo film.. Sempre per tutto questo, l’altro regista Daniel Scheinhert ha aggiunto che, essendo le riprese finite prima della pandemia e il montaggio iniziato proprio con lo scoppio del COVID, è stato molto “strano” completare la pellicola in lockdown e che paradossalmente, avendo aspettato la riapertura dei cinema per l’uscita, il film è “più attuale adesso che quando lo scrivemmo”.

Si è voluto includere queste affermazioni e riflessioni degli autori stessi perché, per quanto nella creazione di un film non servano in primis le buone intenzioni ma le buone idee,  danno ulteriore profondità ad un’ opera che di suo dà già tanto. Anche se, va detto, stiamo pur sempre parlando di un’opera seconda, successiva al primo film dei Daniels (così è noto il duo di registi, in principio videomaker), Swiss Army Man, per alcuni già assurto allo stato di piccolo cult. Una visione autoriale si forma dopo svariati film, e due non sono di certo abbastanza.

Risulta quantomai opportuna, in conclusione, la riflessione di un’altra autorità in materia di cinema, Terry Gilliam, regista visionario, che, presentando nel 2017 Le favolose avventure del barone di Munchausen (1962) del regista cecoslovacco Karol Zeman, affermò polemicamente: “Viviamo in un mondo, sapete, con i fumetti DC che prendono vita sullo schermo, tutto è fotorealistico, lui [Karol Zeman, nda] resta in un mondo che gioca con una parte differente dei nostri cervelli”. È  per questo motivo che, anche se è solo l’opera seconda ed è inevitabilmente troppo presto per urlare al capolavoro o al genio, si dovrebbe essere ragionevolmente certi nel dire che è un buon passo avanti. 


Everything Everywhere All At Once

di Daniel Scheinhert e Daniel Kwan

USA, 2022

Fonti:

Everything Everywhere All at Once: intervista a The Daniels, pubblicato da Cinefilos_it: https://www.youtube.com/watch?v=cJNBZSyL_Cg

Terry Gilliam introduces THE FABULOUS BARON MUNCHAUSEN, pubblicato da SecondRunDVD: https://youtu.be/dxQpRAtz3LU

Dai videoclip al cinema – Intervista ai Daniels, FilmTV n. 39/2022

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