L’ANTIGONE DEI “PICCOLI”: MANI E PIEDI NELLA TERRA

Che Spettacolo!

di ALICE GEREVINI – L’importanza di seppellire i morti: opera di misericordia e antico atto di pietà per l’essere umano di ogni epoca tale da essere definito uno dei comportamenti che rende tale l’essere umano e lo distingue dall’animale”: Mattia Cabrini è educatore, formatore, attore e soprattutto regista, insieme a Marianna Bufano, dello spettacolo teatrale “Antigone – il lato giovane delle parole”, che sarà messo in scena a partire da stasera da 7 giovani attori, ancora allievi, del laboratorio di sperimentazione permanente della Compagnia dei Piccoli, associazione cremonese volta alla promozione dell’arte in tutte le sue forme, e da Il Laboratorio APS -ASD, che promuove uno spazio di aggregazione e socializzazione per ragazzi e ragazze attraverso la danza. 

Come per Creonte, la tragedia ci ha trasformato. Perché scegliere questo testo?”, spiega Cabrini, “L’attualità ha inciso: i funerali sospesi nel periodo di pandemia prima e le scene di guerra che hanno invaso i notiziari poi hanno riportato al centro dell’attenzione l’importanza di seppellire i morti” . 

Lo spettacolo si terrà nell’antico refettorio di San Pietro al Po dal 28 settembre al 9 ottobre alle ore 20.45. Il testo utilizzato è fedele a quello di Sofocle nella traduzione di Maria Grazia Ciani.

La tragedia narra del tentativo di Antigone di seppellire il fratello Polinice, ucciso durante una lotta, contro la volontà del re di Tebe, Creonte: dal momento in cui è morto comportandosi come un nemico gli onori funebri non gli devono essere riconosciuti. Antigone viene però scoperta e condannata a vivere il resto dei suoi giorni prigioniera in una grotta, anche se poi morirà impiccandosi, causando una serie di tragici eventi.  

Ricreare la scena più che difficile è stato faticoso”, spiega Cabrini, riferendosi all’ allestimento a cui si è lavorato per un anno e che ha richiesto l’utilizzo di 50 quintali di terra: un palco su cui si muoveranno i 7 giovani attori: “Chi lavora la terra lo sa: badili, rastrelli, cariole sono attrezzi di fatica. Gli attori e i tecnici che hanno dovuto preparare l’allestimento hanno fatto  l’esperienza concreta dello sporcarsi e del fare uno sforzo fisico come quello che fanno i personaggi della vicenda. Ogni giorno prima di ogni replica questa terra deve essere preparata: bagnata, rastrellata, … e questo per gli attori è un allenamento importante che gli permette di entrare dentro la scena in modo più completo”. Riprodurre l’atmosfera è stato fondamentale perché ad ogni replica potranno assistere 50 spettatori che verranno fatti disporre sul perimetro della scena come a rappresentare il coro dei vecchi tebani che assiste alla vicenda della giovane principessa della loro città: “La tragedia è carica di emozioni forti, ma come dico spesso agli attori l’emozione ha sede nel pubblico che legge, guarda, ascolta la vicenda.”, commenta il regista, “L’attore può solo creare immagini, atmosfere che poi diventeranno emozionanti per il pubblico. La cosa importante dal mio punto di vista è che il pubblico si emozioni, non l’attore. A lui, a loro spetta il compito per creare le condizioni per cui quell’emozione nel pubblico nasca. Detto questo ovviamente ognuno di loro ha fatto un percorso che li ha mossi molto dal punto di vista emotivo. A volte li ha portati in crisi. Ma questo è il teatro. Questa è l’arte in generale. Ci mette in discussione e lo fa sempre. Lo fa a fin di bene. Dalle crisi infatti ci si può rialzare come fa Creonte alla fine della vicenda”. 

E cosa ha mosso in lei, come regista e come “istruttore”, l’allestimento di questa “Antigone”? Cosa le ha lasciato? “Ho imparato ad approfondire, a studiare a non smettere mai di cercare materiale. Quando affronti un  testo o un autore grande come Sofocle ti devi mettere sempre nella condizione di imparare. Come se avessi la fortuna per qualche mese di stare con un personaggio famoso, un grande. Questi mesi sono stati mesi dove mi sono messo a cercare e studiare come mai fatto prima. Ho scoperto che mi piace ed è divertente farlo”.

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