IL CUORE, UN SIMBOLO CHE ARRIVA DA LONTANO

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di IRENE BIELLA – Nella parte sinistra del torace, sopra al diaframma, si trova il cuore, l’organo più importante per il nostro corpo. È formato da tessuto muscolare ed è diviso in quattro parti, due atri nella parte superiore e due ventricoli nella parte inferiore. Il cuore è l’unico organo in grado di generare da solo lo stimolo per il proprio movimento: le pulsazioni infatti sono dettate dal miocardio, la sua componente muscolare , il cui compito è pompare il sangue ossigenato nel resto del corpo, per nutrire cellule, tessuti e organi. Il cuore è quindi essenziale per la vita e, essendo in comunicazione con tutto il corpo, quest’ultimo vive secondo il suo ritmo. Proprio per questo le tradizioni di diverse culture considerano il cuore la sede e il simbolo dei sentimenti e dell’affettività. 

Il cardio-chirurgo catalano Josep M. Caralps

Nel 1984 Josep M. Caralps effettuò per primo un trapianto di cuore e da quel momento iniziò a sviluppare una teoria. Egli notò che molti pazienti, dopo aver subito questa operazione, avevano iniziato a provare emozioni e sentimenti verso cose e situazioni che prima non avevano mai provato. Il chirurgo spagnolo teorizzò che questa fosse una conseguenza del trapianto:Caralps pensava infatti che a generare i sentimenti fosse il cuore e che il cervello non facesse altro che trasmetterli. Altri scienziati però non rimasero convinti da questa teoria e non considerarono sufficienti le prove scientifiche a riguardo. 

Ormai la scienza ha confermato che la sede delle emozioni è il cervello, ma perchè il simbolo del cuore è stato (e continua a essere) associato all’amore e ai sentimenti?

Probabilmente parte tutto dal fatto che quando ci innamoriamo la prima cosa che sentiamo è la tachicardia e per questo negli anni si è pensato che l’amore, come le altre emozioni, risiedesse nel cuore.

Il simbolo del muscolo cardiaco veniva anche usato nell’antica Grecia e nell’antica Roma, ma non era legato a quello umano. Si trovava sui vasi per rappresentare le foglie d’edera, simbolo di fertilità e fedeltà e per questo regalate agli sposi, o per le foglie di vite, legate al culto del dio Dioniso. Inoltre la forma del cuore ricorda molto il seme del frutto del Silfio, una pianta che veniva utilizzata come contraccettivo, e forse proprio per questo il simbolo (utilizzato anche su alcune monete) venne in seguito collegato all’amore. Nel II sec. si affermò poi la forma del cuore umano come simile a una pigna, o come i greci rappresentavano l’edera. Successivamente i monaci medievali, prendendo come veritiera questa teoria, crearono delle tavole anatomiche errate, che vennero usate nel corso degli anni.

Nel 1303 Giotto, in uno degli affreschi della Cappella degli Scrovegni, dipinse la Carità nell’atto di porgere il suo cuore a Gesù, dipingendolo a forma di pigna. Questo affresco fece da modello per tutti gli altri artisti, che diffusero il simbolo del cuore.

Anche se nel corso degli anni la medicina riuscì a trovare la vera forma del cuore, nell’arte rimase in uso il simbolo ormai popolare che conosciamo oggi. L’unica eccezione fu Leonardo da Vinci, che portò avanti diversi studi sull’anatomia umana e animale.

La diffusione del simbolo del cuore viene affidata soprattutto alle carte da gioco introdotte dai francesi nel ‘500. Ogni seme era legato a una classe sociale: le picche, ad esempio, assomigliavano alla punta delle lance e per questo erano collegate all’aristocrazia militare. Il cuore invece era associato alla Chiesa, attribuendo al simbolo che conosciamo oggi un ideale di purezza. Le carte da gioco divennero popolari anche tra la gente comune e così anche il simbolo del cuore.

Un altro motivo della diffusione, più religioso, è quello del culto del Sacro Cuore, che con le sue raffigurazioni favorì la divulgazione dell’icona.

Nel 1977 il cuore venne utilizzato per la prima volta al posto del verbo amare, nella famosa scritta “I ♥ NY”, confermando la correlazione tra il simbolo e il sentimento.

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