L’OCCHIO (STRABICO?) DI LEONARDO

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di ANGELICA ROSSI – Leonardo da Vinci, vissuto tra il 1452 e il 1519, oltre ad essere stato un grande scienziato fu anche un eccelso pittore. Si occupò di architettura e scultura, fu scenografo, disegnatore, trattatista, anatomista, musicista, inventore e progettista. È senza dubbio l’artista che ha segnato la storia dell’intelligenza e della creatività dell’uomo, accrescendo la sua curiosità, tanto da spingersi verso orizzonti impensati per la sua epoca (oltre le colonne d’Ercole, come affermavano gli antichi). Nella sua vita ha ricercato le spiegazioni a domande che nella maggioranza dei casi sembravano impossibili.

Sappiamo che Da Vinci, a differenza dei suoi coetanei, non aveva compiuto studi accademici e non conosceva il greco e il latino, lingua quest’ultima, al suo tempo, ritenuta necessaria per poter confrontarsi con i veri studiosi dell’epoca ed entrare nel mondo accademico. Nonostante ciò fu una mente poliedrica.

Uno dei grandi interessi di Leonardo fu la conoscenza dell’anatomia dell’uomo, infatti dedicò circa venti anni della sua vita allo studio del corpo umano, denotando la grande sete di conoscenza che muoveva la sua esperienza. A tale proposito si ricorda che lo studio del corpo era precluso agli artisti, ma riservato ai cerusici (gli  attuali medici) e come lo studio avvenisse nei teatri anatomici. Gli anni sopra menzionati sono suddivisi in tre periodi: quando si trovava a Milano l’artista approfondì i muscoli e le ossa, apprese a Firenze la meccanica del corpo, mentre tra Milano e Roma analizzò gli organi interni e la circolazione sanguigna.

Leonardo da Vinci, Quaderni di anatomia, foglio 18 (da storiadellamedicina.net)

Fu il primo a rappresentare con dei disegni il corpo umano visto al suo interno; i più spettacolari grafici composti dal maestro sono quelli raffiguranti un feto prima della nascita, cioè rappresentazioni innovative nonché sconvolgenti per l’epoca e tutte spiegate in modo dettagliato in calce al fenomeno. 

E che dire degli attenti studi sull’occhio, per capirne la visione tridimensionale? Nei suoi disegni di anatomia del bulbo oculare si può intuire che, come i suoi contemporanei, lo scienziato sosteneva e dimostrava come la funzione visiva potesse risiedere nel cristallino e non nella retina. Realizzò uno studio dei movimenti della pupilla, i cui risultati lo portarono a confrontare il funzionamento dell’occhio con una macchina fotografica: “Ogni immagine, anche quella del più piccolo oggetto, entra nell’occhio capovolta, e nel momento in cui entra nell’obiettivo, viene modificata di nuovo nella direzione opposta, tornando, ad assumere la stessa posizione dell’oggetto esterno”. Alcuni ricercatori lo ritengono il precursore delle lenti a contatto, infatti realizzò dei disegni in cui illustrò delle lenti molto simili a quelle che vengono usate attualmente. 

Francobollo commemorativo per i 500 anni della morte di Leonardo

Leonardo potrebbe poi averci nascosto un piccolo segreto: a 500 anni dalla sua morte uno studio rivela come un difetto fisico, cioè lo strabismo, lo avrebbe aiutato a dipingere le sue magnifiche opere. Secondo diverse ricerche di un neuroscienziato, il prof. Christopher W. Tyler della City University di Londra, Da Vinci avrebbe sofferto di exotopia, che consiste in un disallineamento degli occhi, a causa della quale l’immagine in visione è più statica, sicché molto più facile diventa il lavoro artistico.  Ad esempio, nel quadro della Gioconda gli occhi sono magnetici e, grazie agli studi matematici ed ottici di Leonardo, sembrano seguire l’osservatore in ogni suo spostamento.  Dunque sarebbe lo strabismo a dare a Leonardo Da Vinci quel tocco geniale nella pittura e in particolare un’innata capacità nel riportare la profondità e la tridimensionalità nei suoi quadri. 

Grazie a questa divulgazione, chiunque sia affetto da strabismo potrà essere contento di sapere che qualcuno brillante come l’artista non sia stato in alcun modo ostacolato da questo problema oculare. 

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