LEONARDO E IL CODICE HAMMER (EX LEICESTER)

PCTOclick

di ALESSANDRO VALENTI – Prima di approfondire il codice Hammer, il più importante di Leonardo da Vinci, dobbiamo capire che cosa rappresenta un codice nel suo significato generale. Si tratta di un insieme di appunti e disegni realizzati dall’artista durante la sua vita in campo scientifico e architettonico e che, alla sua morte, vennero tutti raggruppati e suddivisi in volumi. In particolare tutti questi fogli utilizzati da Leonardo rappresentano la sua “grande sete di conoscenza”. Infatti, quando rientrava a Firenze dai suoi lunghi viaggi, si ritirava nel proprio studio, lavorava a progetti, disegni e realizzazioni di macchine, a seguito di un’intensa osservazione dell’ambito naturale. In un secondo momento questi “appunti” vennero raccolti e pubblicati affinché potessero essere conosciuti, in tutto il mondo, all’interno degli ambiti culturali e scientifici. Sono stati rinvenuti ben 7000 fogli e il Codice Atlantico rappresenta quello che ne contiene di più (circa 1119). 

Alla morte di Leonardo nel 1519 si ebbe però una prima perdita di tutti i suoi manoscritti e, nel corso dei secoli successivi furono smarriti tre volumi. Secondo vari studiosi il principale erede di questi manoscritti fu Francesco Melzi, suo discepolo preferito. I restanti vennero donati o acquisiti da uomini colti e affascinati dalla storia e dalla grandezza delle scoperte del genio toscano. 

Il codice Hammer, meglio conosciuto come Leicester, presenta al suo interno 36 fogli che si sono conservati tutti fino ad ora grazie all’utilizzo di inchiostri naturali e secondo alcuni anche per la modalità di scrittura. A differenza degli altri codici, questo è dedicato interamente allo studio dell’idraulica e delle scale d’acqua. La sua storia è abbastanza complessa poiché conobbe numerosi proprietari, il primo dei quali a partire dalla fine del 1600 fu Giuseppe Ghezzi, parente dell’artista Guglielmo della Porta. Il nome originario, ovvero Leicester, rimanda al conte Thomas Coke, appartenente alla casata dei Leicester, che se ne impossessò,. Il nome con cui invece è conosciuto oggi è dovuto ad Armand Hammer, che lo acquistò nel 1980 ad un’asta per 5 milioni di euro, anche se il suo valore all’epoca era sicuramente maggiore, e che decise di rinominarlo con l’utilizzo del proprio cognome, con l’intenzione di mettere in evidenza la grande passione che provava nei confronti di questa opera. 

Bill Gates, che rappresenta il compratore finale, lo acquistò dopo 14 anni per 30,8 milioni di euro. Il Leicester in poco tempo a far parte nel Guinness dei primati poiché è uno tra i manoscritti e codici più pagati del tempo. Ogni anno però Gates permette ai vari musei del mondo di poter esporre questo codice affinché i visitatori possano vedere e rendersi conto della grandezza di questa opera, che si è conservata dopo più di 500 anni. 

Secondo numerosi storici Leonardo scrisse due volte questo codice: nel primo si concentrò sull’astronomia, in particolare sui cerchi della luna e sull’anatomia. Nel secondo si concentra invece sul fiume Arno e in particolare sullo studio di come poterlo rendere navigabile affinché Firenze potesse prevalere a livello marittimo ed economico su Pisa.. La curiosità che questo codice suscita ha portato poi ad una disputa a livello tecnologico nel 1994 fra la casa editrice Giunti e l’azienda Bassilichi. La prima firmò un vero e proprio accordo con Bill Gates, impegnandosi a creare un cd con l’intero lavoro svolto da Leonardo, in particolare sul codice Hammer. La seconda invece si occupò di creare dei disk per personal computer. In conclusione, secondo il mio punto di vista, questo lavoro che ha coinvolto addirittura l’ambiente tecnologico, rappresenta una prosecuzione dell’opera di Leonardo l’ambito scientifico, su cui si concentra in particolare nella seconda parte del suo lavoro, è a stretto contatto con quello della tecnologia di oggi.

Foto di PxHere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *