ISOLAMENTO SOCIALE E DIPENDENZE VIRTUALI

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di VINCENZO PAOLO SANTELIA – Martedì 31 maggio si è svolto nella sala Zanoni del teatro Monteverdi l’incontro “Hikikomori, Cyberbullismo e narrativa delle crisi, come non subire la rete: strumenti per non perdere delle generazioni”, promosso dal SAP, Sindacato autonomo di polizia, segreteria di Cremona, in collaborazione con Comune e Progetto Europa e incentrato sugli hikikomori, ma anche sulle moderne problematiche sociali riguardanti il rapporto con la sfera virtuale, in particolare da parte dei giovani. L’incontro – moderato da Francesca Morandi, giornalista de La Provincia e del Corriere della Sera  e introdotto dai saluti istituzionali del sindaco di Cremona Gianluca Galimberti e del segretario nazionale SAP Giampiero Timpano – è stato aperto dagli interventi dell’on. Federica Zanella, componente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, e di Rocco Nardulli, vicequestore della Polizia postale di Milano e dirigente della prima sezione della Polizia postale della Lombardia, volti a sottolineare la consapevolezza necessaria nell’utilizzo di devices al fine di garantire la sicurezza informatica.

Il terzo intervento è stato quello della dott.ssa Elena Ferrari, specializzata in  terapia EMDR (per saperne di più clicca qui), che ha notato come le sue liste d’attesa fossero sensibilmente più lunghe con la pandemia ed il conseguente lockdown e ha pertanto parlato di “rivoluzione copernicana”, di un “trauma (che) è entrato nella vita dei bambini.” La dott. ssa Barbara Gentili ha poi fornito alcune cifre per valutare l’estensione del problema sul territorio: nel 2021, UCIPEM Cremona – di cui la psicologa e psicoterapeuta fa parte – ha avuto 2264 consulenze scolastiche, 471 con ragazzi tra i 14 e i 24 anni in consultazione e persino 156 con ragazzi dagli 0 ai 13 anni; a svariate centinaia si contano anche le consulenze coi genitori. Nello stesso anno, a livello nazionale, “Non Uno Di Meno” ha registrato un aumento di dispersione scolastica. 

La psicologa Rita Martino Costanza

A introdurre il tema cardine dell’incontro – ovverosia gli hikikomori (dal giapponese, lett. “coloro che si ritirano”) – è stata però la dott.ssa Rita Martino Costanza, psicologa dell’età evolutiva: un’ottima esemplificazione della questione è fornita – ha spiegato – dal creatore del neologismo, il dott. Taijin Kyofusho, che li paragona alla dea Amaterasu, dato che come lei “si sigillano nella loro grotta virtuale”, interropendo ogni contatto con la società e col mondo esterno. Nonostante in Giappone tale problematica sia molto più diffusa, anche in Italia i numeri sono non ignorabili: l’ANSA parla di 100.000 ritirati sociali nel 2022, più che altro uomini (80%). Le cause del fenomeno hikikomori vengono identificate nel malessere psicologico e sociale: se infatti in Giappone si parla di amae, cioè una mentalità di gruppo profondamente indivisualistica, da parte dei ricercatori viene inoltre tenuto conto di una società sempre meno vivibile, che va così a creare aspettative fortemente intossicanti per il benessere psicologico, in particolare relativamente ai cosiddetti ruoli di genere (quindi le aspettative sociali riferite rispettivamente rivolte a uomini e donne). 

Proprio tale isolamento è legato a doppio filo con la dipendenza dai device: come infatti ricorda la dott.ssa Gentili “per i ragazzi di oggi, reale e virtuale sono in continuità (…) e ciò ha una potente ricaduta sulla loro sfera educativa, cognitiva ed identitaria”. Tutte queste problematiche sono state accentuate dalla pandemia che “non ha colpito in maniere uguale le fasce d’età di adolescenti e preadolescenti” Viene ricordato che il dott. Gustavo Charmet, presidente dell’istituto Minotauro, afferma che l’individuazione (scoperta dell’identità), la mentalizzazione (crescita psicologica in risposta alla pubertà – particolarmente gravosa per le donne) e la socializzazione (l’affacciarsi sulla società) sono difficili già in condizioni di normale interazione sociale, ed impossibili in pandemia, non solo per il lockdown ma anche grazie alla coincidenza fra paure più intime e il pericolo esteriore del virus: in tale situazione infatti “i ragazzi ansiosi, con disturbo ossessivo compulsivo, con difetti psicosomatici stavano benissimo”. Tali interazioni con sé stessi e con gli altri saranno ancora più difficili in postpandemia, con i ragazzi disabituati al contatto umano.

La risposta a questi problemi – oltre alla psicoterapia necessaria nei casi specifici – è la centralità dell’azione educativa ed affettiva della famiglia e della scuola, con il necessario sostegno da parte delle istituzioni. La dott.ssa Benedetta Anselmi, pedagogista, autrice del libro “Conosco te e incontro me”, ha invitato i genitori a far sì che i figli si facessero domande da soli: “non abbiamo risposte per loro, ma se facciamo loro domande insegniamo loro a farsele da soli (…) e ad averne per sé”. Tale attività soddisfa il bisogno del figlio di essere visto e riconosciuto e, avverte la dottoressa, “tanto più le soddisfazioni di tali bisogni mancano in famiglia, tanto più si cercheranno altrove”. Inoltre, specificando che “i rapporti digitali non sono uguali a quelli dal vivo, sono diversi, non esaustivi”, la dott. ssa Gentili ha spiegato le tre A di Thisserand (alternanza, cioè equilibrio fra le due sfere; autoregolazione, cioè l’educazione rispetto all’utilizzo dell’elettronica; accompagnamento, cioè fornitura di un senso all’utilizzo dei device) e suggerito che anche i genitori si debbano aggiornare: “Che significa conoscere per un adulto? (…) Significa in primis chiederci – quale funzione hanno quesi strumenti per i nostri figli? E non esistono generalizzazioni rassicuranti, ogni ragazzo va preso nella sua particolarità (…) e il genitore deve essere capace di cogliere queste differenze. Deve essere curioso”. 

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