I NEET E L’ETERNO LUNEDÌ

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di VALERIO LAZZARI – In inglese si definisce “Sunday blues”, in italiano, invece, “sindrome della domenica sera”…Ma cos’è esattamente? Si tratta di uno stato d’animo vissuto da molte persone che, più o meno dalla domenica pomeriggio, si sentono “giù di morale” e vengono pervase da un senso di noia e inquietudine per l’avvicinarsi del lunedì. Con la conseguente ripresa della scuola, dell’università o del lavoro. Cosa succederebbe se questo stato d’animo non durasse solo l’ultimo giorno della settimana, ma pervadesse uno studente costantemente? Cosa accadrebbe se questo malessere dovesse nascere puntualmente ogni giorno, ogni settimana, e l’andare a scuola si trasformasse in angoscia nel restare seduti ad un banco? 

Cosa accadrebbe se questo malessere dovesse nascere puntualmente ogni giorno, ogni settimana, e l’andare a scuola si trasformasse in angoscia nel restare seduti ad un banco? 

Forse è meglio fare un passo indietro e affrontare il tema dei NEET partendo dai numeri e da una definizione. I NEET (Not in Education, Employment or Training), sono i ragazzi dai 15 e i 24 anni che non lavorano e non frequentano corsi d’istruzione o di formazione. In Italia sono circa 3 milioni. Le statistiche mostrano che i NEET italiani dai 15 ai 19 anni sono il 75% in più della media europea e anche nella fascia dai 20 anni all’età universitaria il dato è del 70% in più rispetto ai coetanei europei. 

Osservando la situazione nel nostro Paese attraverso una ricerca del Ministero dell’istruzione sul periodo 2017-2020, si notano dati interessanti e al tempo stesso allarmanti sull’attuale condizione delle scuole.

Se ad esempio prendiamo in esame le superiori, emerge un quadro abbastanza critico sotto molti punti di vista. A livello nazionale il dato medio dell’abbandono scolastico è infatti del 16%, e si evidenzia in modo notevole il divario tra nord e sud. Al primo posto, come tasso di abbandono, troviamo la Sicilia, col 19,4%; seguono Campania, Calabria e Puglia. Alcune regioni come l’Abruzzo con l’8%, il Friuli Venezia Giulia, Molise, Emilia Romagna e Marche hanno rispettato l’obiettivo prefissato dall’UE di ridurre il tasso di abbandono scolastico sotto il 10% entro l’anno 2020, obiettivo portato al 9% da raggiungere entro il 2030. In Lombardia l’abbandono precoce nel 2020 era dell’11,9%. Mettendo a confronto invece gli alunni italiani e stranieri si può notare che per i primi c’è una percentuale di abbandono scolastico del 2,9%, per gli altri addirittura del 9,1%.

La home page del portale GIOVANI2030

E gli studenti bocciati? L’86,3% continua gli studi, mentre il 13,7% decreta, con la bocciatura, la fine del proprio percorso scolastico. Infine, si può anche osservare come si differenzia l’abbandono in base all’indirizzo scolastico intrapreso. Gli istituti professionali sono quelli che, più degli altri, risentono di un maggior livello di abbandono, circa il 7%. Al secondo posto troviamo, con il 4% circa, gli istituti tecnici. Nota di merito va invece ai licei i quali mantengono il tasso più basso: nello specifico il liceo classico risente solo dello 0,7%, di abbandono. 

Grazie a una recente ricerca della fondazione OpenPolis emerge che, nella provincia di Cremona, il tasso di abbandono si attesta al 12,2%. Si evidenzia anche nel nostro territorio, come più o meno in tutta Italia, la marcata relazione tra un basso titolo di studio dei genitori e un maggior rischio di interruzione del percorso scolastico dei figli. A livello provinciale il comune in cui si riscontra un elevato abbandono è Motta Baluffi  (35%), mentre al polo opposto troviamo Gombito, con il 5,9%.

Tempo di interventismo o rassegnazione? Le soluzioni sono state messe in atto, sia a livello italiano sia europeo. Basti pensare che nel 2016 l’allora presidente della BCE, Mario Draghi, ora Presidente del Consiglio italiano, parlò di “lost generation” per definire un fenomeno socio-economico che necessitava di un forte intervento politico. Anche a livello nazionale qualcosa si sta muovendo, con un piano del governo che punta ad abbassare il numero dei NEET italiani. Ad esempio esiste GIOVANI2030 (G2030), un portale online dedicato ai ragazzi dai 14 ai 35 anni, con l’obiettivo di fornire informazioni utili per comprendere al meglio come costruire il proprio futuro in ambito lavorativo, culturale e di volontariato.

Anche a scuola, devi sentirti amato, o comunque al centro di un’attenzione che ti aiuti a trovare fiducia in te e a imparare a esporti.

Vittorino andreoli

Gli strumenti non mancano, la missione della scuola è quella di tenere accesa la passione per il sapere, per l’antica arte della conoscenza. Dalla scuola di Atene a quella di Barbiana, dal libro “Cuore” alla didattica a distanza. La scuola ha davvero visto la storia ed è giusto che aiuti ogni studente a costruire la propria.

Anche a scuola, devi sentirti amato, o comunque al centro di un’attenzione che ti aiuti a trovare fiducia in te e a imparare a esporti, a dare il meglio delle tue dotazioni naturali o acquisite. La scuola come laboratorio sociale in cui ognuno dà e riceve”: con queste parole lo scrittorie e psichiatra Vittorino Andreoli, nel libro “Lettera a un adolescente”, sottolinea il valore fondamentale dell’istituzione scolastica.

Come fare allora per aiutare i ragazzi a cancellare l’angoscia generata dallo stare seduti ad un banco e far riscoprire che, anche davanti ad una cattedra, si può sognare il proprio futuro? Il compito è arduo, ma può essere d’aiuto un altro libro, quello  Massimo Recalcati “L’ora di lezione”, in cui lo psicanalista dice che “un’ora di lezione può cambiare la vita”. 

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