TRE “PERCHÉ” PER CAPIRE IL CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

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di FRANCESCO GAMBA –Quando si inizia a fare la guerra con missili e carri armati le vittime, soprattutto quelle innocenti, sono sempre tante. La guerra in Ucraina è una tragedia non solo da un punto di vista economico, politico e sociale, ma anche e soprattutto da un punto di vista umano”. Queste le parole del presidente di Auser Unipop Giorgio Toscani che hanno introdotto l’incontro con il professor Adolfo Pepe, già direttore della Fondazione Giuseppe di Vittorio, docente di storia contemporanea ed esperto di geopolitica, che ha illustrato come guardare questo conflitto non solo con gli occhi dello spettatore, ma anche di chi sta veramente facendo la guerra, spiegando le cause e i motivi che stanno dietro a questo dramma umanitario. 

Il professor Pepe come prima cosa ha dato le coordinate fondamentali per capire la geopolitica ovvero, ciò che sta alla base delle interazioni tra gli “attori” mondiali: “La geopolitica è la proiezione della potenza nello spazio da parte di attori prevalentemente statali.” -ha spiegato il docente- “Proiezione col significato usato nelle materie scientifiche, potenza che non è solo forza ma è un concetto che include la forza nello spazio. Quest’ultimo è un concetto fondamentale della geopolitica che nella cultura occidentale si è progressivamente dissolto a favore dell’idea di tempo. Per noi oggi la modernità sta nel cliccare un tasto stando a distanza di chilometri risparmiando tempo e non tenendo in considerazione lo spazio, ma la distanza c’è, e per chi deve proiettare potenza è determinante”. Secondo Pepe “la comunicazione o la Silicon Valley non determinano i fenomeni di potenza, essa si esercita controllando lo spazio. Ad esempio prendendo in considerazione la Viadella Seta, essa è un’operazione volta a strutturare e controllare un territorio al di fuori della propria linea di confine, essa però a differenza della guerra di oggi mancava di un aspetto, ovvero quello della forza”.

La potenza è data da un concorso di elementi: la geoeconomia, la cultura, il soft power (l’abilità di un potere politico di persuadere attraverso l’utilizzo di risorse intangibili come cultura, valori e istituzioni della politica) e anche l’elemento militare. Gli elementi dei rapporti di forza sono intrinseci alle relazioni tra gli attori e in Europa era dalla Seconda guerra mondiale che quest’ultimo non veniva usato. Per spiegare qual è il motivo che in questo particolare momento storico ha spinto la Russia a compiere questo gesto il professor Pepe ha risposto a tre domande: perché la guerra? Perché la Russia? E perché l’Ucraina?

Perché la guerra?Oggi la guerra è divenuta indispensabile, non si può immaginare una proiezione di potenza che si limiti solo alla geopolitica e al soft power. Essa nasce dalla trasformazione di questo sistema internazionale, in cui la potenza militare era data come implicita o come deterrenza” (l’esempio più esplicito è la deterrenza nucleare, ndr). Se fino ad adesso il conflitto armato era l’indicibile che però stava sopra a tutto, oggi è diventato parte del gioco comunicativo tra i vari attori mondiali e questo ha comportato delle conseguenze concrete. La guerra ha completato un sistema internazionale che sta definendo le proiezioni di potenza dei suoi attori. La Russia è l’attore principale del nuovo ordine internazionale che si sta stabilizzando alla luce di questa più ampia concezione della proiezione di potenza mentre l’Europa e gli Usa l’avevano sottovalutata già con Primakov (primo ministro nel periodo di crisi della Russia per il dissolvimento dell’URSS, ndr) che insieme all’intellighenzia (termine che indica un determinato gruppo sociale, formato dalle persone più rappresentative tra coloro che svolgono un’attività intellettuale, sia essa di natura scientifica, artistica e amministrativa, tale da porli in un ceto culturale e creativo più elevato, ndr) la Russia aveva già iniziato a fissare i connotati di un diverso ordine che non includeva più l’URSS interconnesso con gli Stati Uniti. Il bipolarismo che aveva caratterizzato tutto il periodo della guerra fredda nella loro visione geopolitica si stava dissolvendo. Questo concetto può essere controintuitivo poiché dal dopoguerra era l’America che aveva il primato sulla visione geopolitica del mondo, visione che poi ha caratterizzato tutto il periodo successivo fino alla dissoluzione dell’URSS, in cui la Russia inizia a elaborare una loro nuova prospettiva futura”.

Perché la Russia?La guerra è fatta dalla Russia perché è la prima che ha legato la propria strategia e la propria proiezione di potenza a questa elaborazione. Concetto che è stato definito come policentrismo, che comporta con l’Ucraina un problema dello spazio: infatti la proiezione di potenza elaborata dalla Russa prevede che le proiezioni di potenza avvengano in spazi contigui, a differenza di quelle americane che avvengono su spazi discontinui, cioè saltando gli oceani”.

Perché l’Ucraina?Anche essendo inferiore come grado l’Ucraina non è inerte, è un attore che ha dei suoi elementi per proiettare potenza, non è una guerra come quelle in Vietnam in cui c’era una superpotenza che si scontrava con una sub potenza o come quelle contro il terrorismo, che furono uno scontro destatalizzato. Questo dal punto di vista geopolitico è uno scontro paritario che coinvolge eserciti, ma soprattutto ideali. In particolare sono due i principi su cui si stanno scontrando questi attori: la sicurezza” e la sovranità Queste due proiezioni di potenza hanno fortissime motivazioni nella contiguità dello spazio, richiamano per alcuni versi i grandi conflitti dell’800, guerre tra potenze che si concludevano attraverso l’allargamento o il restringimento della linea rossa di confine e che determinavano ad esempio una maggiore o minore potenza economica. In questo caso per entrambi sono in discussione valori fondanti, per le due potenze infatti senza la sicurezza non si è un attore geopolitico e senza la sovranità non si è neanche un attore internazionale ( in base ai principi del diritto internazionale) ma proprio perché  ci si muove nella contiguità spaziale molto della partita si gioca sul triplice rapporto che le guerre di questo tipo mettono in moto: il rapporto tra obiettivi militari tattici, la capacità di legarli agli obiettivi politici strategici e la capacità di gestirli diplomaticamente e chi riesce ad andare meglio con questi 3 elementi in qualche modo è quello che poi ottiene un risultato maggiore”.

ll presidente ucraino Volodymyr Zelensky (da www.bbc.com)

Come si può riuscire a capire chi ha ragione? “Il caso, da punto di vista morale si risolve solo in aggressore e aggredito poiché questa guerra è una violazione fondamentale del diritto internazionale e questo chiaramente ci fa guardare lo scenario in modo unidirezionale, ma dal punto di vista geopolitico i due elementi sono ugualmente fondanti di proiezione di potenza, non si può dire che uno è più legittimo dell’altro perché questo è un altro ordine di considerazioni”. Dopo aver spiegato le cause internazionali che hanno portato ad avere una guerra all’interno dell’Europa, Pepe ha concluso descrivendo i possibili sviluppi che essa potrebbe avere in Ucraina e di conseguenza nel mondo. “La Russia come attore policentrico con la guerra ha messo in chiaro tutti gli aspetti della sua geopolitica, sono chiari tutti i suoi rapporti tra azione militare politica e diplomazia e i limiti del suo comportamento, ma per portarsi in vantaggio ha fatto due mosse: ovvero mettere in campo per prima delle forze militari,, inoltre ha messo subito in chiaro la deterrenza nucleare, che esclude un certo tipo di scontro e ne determina un altro, che però avviene sul loro territorio contiguo, dove quindi sono avvantaggiati. Da questi due elementi di vantaggio la Russia ne ha derivato una gestione della guerra in cui i tre elementi citati prima si sono tradotti in una strategia del carciofo: avanzare lentamente, essere sempre pronti a mettere in relazione l’avanzata tattica con l’obiettivo politico e con il cessate delle operazioni militari attraverso la diplomazia, senza che questo sconvolga l’equilibrio dell’azione. Questa azione è operazione speciale proprio per questo: perché non è guerra nel senso di tutto o niente, ma è basata su queste tre cose. Da questo quindi cosa ci possiamo attendere? Da questo solo che la Russia non può perdere sul campo, può perdere sul suo territorio contiguo soltanto se salta la deterrenza nucleare o la se Nato o gli Stati Uniti iniziano un’azione militare, oppure con l’eliminazione di Putin con un conseguente governo amico”.

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