QUANDO LA PAROLA DIVENTA STRUMENTO DI VIOLENZA

Tra i banchi

di MARIA SVEVA NOLLI – La violenza ha una forma piramidale e ha come fondamento la parola”: è questa la prima provocazione che l’avvocato Stella Abbamonte ha rivolto alla classe 3A sportivo del Liceo Vida, nel primo di tre incontri con l’istituto superiore in cui ha trattato di violenza nell’ambito ambito comunicativo e legislativo, impegnandosi a interagire coi ragazzi riguardo tematiche di attualità molto discusse. La legale (laureata presso l’università degli studi di Pavia e con una lunga esperienza nei settori del diritto civile, di famiglia, del lavoro, penale e immigrazione) ha mostrato agli studenti alcuni lati nascosti della comunicazione che talvolta portano indirettamente la popolazione a smarrirsi all’interno di situazioni stereotipate o a cadere nel pregiudizio. 

L’avv. Stella Abbamonte

Lo stereotipo, ha definito agli studenti accompagnati dalla prof. Anna Biazzi (Diritto e Economia), è un’opinione precostituita su singoli o gruppi condivisa da numerose persone, che prescinde dalla valutazione specifica del singolo caso ed è risultato di una falsa operazione deduttiva. La legale cremonese ha spiegato che “studiando le diverse posizioni della donna nelle pubblicità nel corso degli anni notiamo per ogni decennio una nuova predisposizione del soggetto a diverse posizioni stereotipate. Negli anni 50 in particolare i manifesti pubblicitari dipingevano la donna unicamente in situazioni di servizio e cura della famiglia e della casa . Ciò ha causato una convinzione di massa nell’immaginare la donna unicamente come figura casalinga e sedentaria privandola talvolta dalla possibilità di prendere posizione in lavoro o in politica“. 

Il pregiudizio invece è un’opinione espressa prima dell’esperienza, perciò priva di dati sufficienti per essere correttamente perseguita. Questo preconcetto è l’anticamera dello stereotipo e si trasforma in esso nel momento in cui si coinvolge un pubblico fisico oppure virtuale. “Quante volte istintivamente” -ha proseguito nell’esempio Abbamonte- “alla vista di una persona con tatuaggi o piercing si associa la delinquenza o a una persona bella la stupidità?” 

Nel momento in cui questi fenomeni psicologici acquistano potenza diventano più solidi e ciò causa per effetto domino conseguenze come il body shaming, lo stalking o l’hate speech . 

Il body shaming è frutto di un cliché e rappresenta l’atto di discriminare una persona per il suo aspetto fisico: “In ogni cultura l’estetica trae esempio e ispirazione da canoni di bellezza che spesso però possono causare discriminazioni all’interno della società, come il body shaming o l’hate speech , ovvero atti di bullismo che feriscono l’autostima . La discontinuità e la differenziazione dei canoni di bellezza nel mondo dimostra quanto essi in realtà siano privi di un fondamento fisso, scientifico e corretto e quindi quanto sia inutile renderli oggetto di disuguaglianze. Per esempio nella cultura araba la bellezza viene associata ai corpi robusti mentre in quella italiana è associata alla snellezza“.

Questi prototipi sono spesso irrealistici, nati al seguito della diffusione immediata e superficiale nel web di modelli pubblicitari promozionali, resi impeccabili al seguito di ritocchi professionistici. A livello giudiziario il body shaming è classificato dall’articolo 595 del codice penale come reato di diffamazione nel momento in cui viene condiviso pubblicamente, mentre il consiglio d’Europa con il ‘Protocollo Addizionale alla Convenzione sulla criminalità informatica’ ha classificato gli hate speech come “espressioni che diffondono, incitano, promuovono, giustificano l’odio razionale, l’autolesionismo o altre forme di minaccia basata sull’intolleranza o discriminazione“. 

Lo stalking, invece, si verifica nel momento in cui le situazioni appena citate acquisiscono una certa ripetitività, insistenza e persistenza, fino a spingere la vittima a cambiare la propria quotidianità per ritrovare la serenità. La legge disciplina il reato all’articolo 612 bis del codice penale attribuendogli sanzioni serie e gravi. 

Parole e social, è il sunto estremo dei tre interventi dell’avv. Abbamonte, hanno evidentemente e concretamente influenzato il mondo reale nel bene e nel male: la comunicazione, in particolare, ha subito un enorme cambiamento grazie alle novità tecnologiche ed è ancora in fase di evoluzione.

Foto di copertina PxHere

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