DON PRIMO, UNO SGUARDO DI PRIMAVERA SULLA GUERRA

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“Vedere è sempre una risposta, un ritorno. Vedere è amare”.  Citando queste semplici parole dalla pagina del 12 marzo Gianluca Galimberti, sindaco di Cremona, ha concluso il suo saluto durante la presentazione della nuova edizione di “Diario di una primavera”, il volume degli appunti di don Primo Mazzolari (1890-1959) nel periodo della clandestinità, dall’autunno del 1944 alla primavera del 1945. All’evento, svolto nella Sala dei Quadri del Comune di Cremona venerdì 25 febbraio in occasione dell’anniversario di nascita del parroco di Bozzolo, hanno preso parte anche la presidente della Fondazione don Primo Mazzolari, Paola Bignardi, il docente di storia del pensiero politico dell’Università di Parma, Matteo Truffelli e l’attuale parroco di Bozzolo, don Luigi Pisani. Assente il vescovo di Cremona, il mons. Antonio Napolioni, che però, con un videomessaggio, ha contribuito ugualmente alla presentazione e ha voluto rivolgere il suo pensiero alla necessità di una ripartenza coraggiosa perché, ha detto, “abbiamo bisogno di una primavera, dopo un periodo di meditazione in silenzio”, ricordando il lockdown e alludendo alla difficile situazione che si sta verificando ora in Europa. Don Mazzolari infatti scrive questo testo rinchiuso in una stanza della sua canonica per fuggire dalle brigate nere. Durante il periodo di reclusione il parroco di Bozzolo partecipa alle vicende umane dalla piccola finestra con cui riesce ad avere un esiguo sguardo sul mondo, fermandosi e apprezzando la quotidianità.

L’evento è proseguito con il saluto di Paola Bignardi, la quale ha spiegato l’intento della fondazione di affidare la proposta del saggio di Mazzolari a una classe di giovani, ovvero la 5ª liceo classico Vida, accompagnata nel suo percorso dal docente di religione, don Umberto Zanaboni. “É stata una scelta abbastanza singolare perché che siano dei giovani ad accostare il pensiero, il linguaggio, i testi di don Mazzolari non è usuale. Il linguaggio di Mazzolari è complesso, a tratti suggestivo, non immediato. Noi abbiamo raccolto la sfida di far incontrare il suo pensiero con i giovani”. Così la presidente della fondazione ha descritto il progetto svolto dai ragazzi, che hanno letto insieme il testo interpretandolo, riproponendolo con il loro approccio e rendendolo attuale. La classe ha infatti analizzato il testo ed elaborato delle riflessioni, lette durante l’evento insieme ad alcuni passaggi significativi tratti direttamente dal libro. “È interessante notare come Don Primo sia riuscito a mostrarci un diverso punto di vista delle sofferenze della guerra, descritte attraverso la sua spiccata sensibilità, suscitando in noi un sentimento di comune ammirazione. Siamo molto grati per aver approfondito una figura articolata come quella di Don Primo, un uomo che ci ha lasciato un segno tangibile della sua fede e del suo continuare a sperare nonostante il continuo peggioramento delle situazioni”. Con queste parole i ragazzi hanno concluso le loro considerazioni, soffermandosi sul messaggio di speranza e di fede trasmesso dal parroco di Bozzolo.

All’intervento dei ragazzi è poi seguito quello di Matteo Truffelli che collabora anche come perito storico all’ampia e approfondita ricerca per la causa di beatificazione di don Primo. “Don primo contempla il quotidiano per mantenersi ancorato all’umanità.” -ha spiegato il docente dell’ateneo di Parma-.  “Ogni voce che ascolta, i tetti delle case che intravede dentro cui immagina la vita delle persone, i cambiamenti della natura, ci dicono il bisogno di essere connesso con il bello con il buono degli umani e del divino, dove umano e divino si fondano”. Il professore ha poi proseguito spiegando come questo libro, pur non raccontando direttamente la storia, in realtà sia profondamente calato in essa. “Don Primo avverte lo stravolgimento, ma dice che la storia e il male degli uomini non comandano la primavera, dentro la quotidianità spunta sempre la primavera, ci fa riscoprire il bisogno di fraternità”

La presentazione si è poi conclusa con l’intervento di don Luigi Pisani, attuale parroco del paese natale di don Mazzolari:. “Con la sua opera ha fatto capire a noi la grande idea di Chiesa che il Concilio Vaticano II ha poi sposato e fatto sua; mentre nella sua epoca la Chiesa era molto piramidale, lui ci ha dato quella che oggi noi viviamo, una Chiesa popolo di Dio”.

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