L’INTERVISTA: AIUTO MENTALE OLTRE A QUELLO FISICO

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La dottoressa Jessica Saleri

di ALESSIA ANCONE – Il cancro è sicuramente una delle peggiori malattie che si possano avere, perché oltre alle ripercussioni fisiche, porta con sè anche molte conseguenze psicologiche. Ce lo spiega la dottoressa Jessica Saleri, laureata in psicologia clinica e specializzata in psicoterapia psicoanalitica. Ha conseguito un master in psico-oncologia e lavora da circa 15 anni presso la ASST di Cremona nell’unità operativa di oncologia.

I principali pensieri di un individuo malato di cancro sono tanti, simili tra loro, ma sempre molto soggettivi.

La diagnosi oncologica rappresenta un vero e proprio trauma per il paziente: è uno shock per la persona e per la famiglia.Ogni individuo ha un proprio modo di reagire e affrontare la malattia che deve essere compreso e rispettato durante tutto il percorso di cura. La valutazione delle emozioni viene fatta durante un percorso con lo psicologo che attualmente i pazienti accettano molto di più rispetto a prima: risulta fondamentale, insieme alle cure oncologiche, avere anche questo tipo di supporto.

Le varie emozioni che si provano possono essere rabbia, ansia, depressione e disturbi dell’adattamento a seconda anche dell’entità della diagnosi. Lo shock iniziale va riadattato all’interno del percorso di cura: lo psicologo quindi analizza il momento della crisi, che è il momento del cambiamento, per poi indagare le strategie di adattamento e le dinamiche che ogni paziente mette in campo per affrontare la situazione. Ovviamente negli anni le cure sono cambiate e la prospettiva della vita è migliorata, modificando anche il modo di affrontare la malattia”.

Tra i diversi cambiamenti fisici che comporta la chemio (nausea, vomito, dolore, astenia…) quello più sofferto è la perdita dei capelli.

La caduta dei capelli è uno degli effetti collaterali più temuti ed è quello che ha risvolti psicologici più pesanti. È vissuta come la diminuzione di bellezza e di sensualità che interferisce con la propria individualità e personalità, inducendo nel paziente un cambiamento dell’immagine corporea e del concetto che la persona ha di sé. Gli effetti psicologici negativi legati alla caduta dei capelli interessano tutti i malati, ma ne risentono soprattutto le donne e i giovani. Nelle donne l’impatto è forte perché i capelli sono simbolo di femminilità e di seduttività.

Nelle donne l’impatto è forte perché i capelli sono simbolo di femminilità e di seduttività.

È per valori individuali, culturali e sociali che sono indotte o a nascondere la propria calvizie o a mostrarla come simbolo di sfida verso la malattia. Ci sono infatti pazienti che paradossalmente lo vedono come l’effetto di una terapia forte che migliorerà le probabilità di sconfiggere la malattia e quindi faticano meno ad accettare questa perdita. 

Ci sono poi pazienti che vivono la perdita di capelli come umiliazione (sono portati a pensare che qualcosa o qualcuno ce l’abbia con loro e che sia responsabile di questo cambiamento), oppure come ossessione: la calvizie diventa il centro della propria esistenza, mettendo in secondo piano altri effetti collaterali come nausea e vomito. In tante donne è poi presente anche la gelosia verso il proprio uomo che può magari provare attrazione per altre donne più belle e seduttive. 

In molte cercano di utilizzare la parrucca per sentirsi meglio con se stesse e mascherare questa nuova situazione, e altrettante donano i propri capelli per rendere ciò possibile. Ma anche per mettere la parrucca la donna deve aver accettato il grande cambiamento. Un modo per aiutarle è sicuramente cercare di mantenere alta la loro autostima anche in una situazione in cui non si rivedono come prima, focalizzandosi magari su un altro aspetto: trucco, creme, profumo, abbigliamento…Cercando di renderle seducenti e attraenti come prima, ma con mezzi differenti”.

Spesso il percorso di guarigione è lungo e pesante e non è mai esclusa una ricaduta. Nonostante tutto il dolore, i sacrifici e la difficoltà nel lottare per la vita, quasi nessuno decide di rinunciare alle cure e darsi per vinto. Alcuni piuttosto scelgono di seguire anche cure alternative, come le cure omeopatiche collaterali alla chemioterapia. La parte importante è sempre quella comunicativa e di fiducia, tra paziente, medici e famiglia. La malattia infatti, non colpisce solo un individuo, ma anche la famiglia e gli affetti vicini.

“Il cancro è per definizione una malattia famigliare perchè gli equilibri che vengono modificati non sono solo quelli di un singolo, ma di tutti gli affetti più vicini.. Il supporto psicologico non è rivolto solo al paziente, ma anche alle persone che gli stanno attorno. Uno degli obiettivi è quello di ristabilire un equilibrio tra i membri della famiglia per affrontare al meglio la malattia. Spesso quando la comunicazione non è aperta e funzionale e ci sono dei ruoli già prestabiliti si accentuano le problematiche, invece vanno infatti ridistribuiti tutti i compiti”.

Il cancro è una malattia famigliare: gli equilibri modificati non sono solo quelli di un singolo, ma di tutti gli affetti più vicini

Anche per i medici e psicologi a stretto contatto con la sofferenza dei pazienti è difficile rimanere distaccati e mantenere i propri ruoli.

È molto importante fare dei corsi di formazione, supervisione e parlarne tra colleghi per la relazione che si ha con i pazienti oncologici e con la famiglia. C’è bisogno di una condivisione delle situazioni perché il rischio è quello di entrare in burnout: uno stato di esaurimento, sindrome che fa spesso parte delle professioni d’aiuto. Per poter aiutare il paziente serve stabilire il giusto confine per non portarsi a casa le situazioni che si vivono al lavoro. Non bisogna immedesimarsi troppo per mantenere salda la relazione medico-paziente che è verticale: l’uno cura il disagio dell’altro“.

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