BLUE MONDAY, IL GIORNO PIÙ TRISTE (FORSE)

FuoriLiceo

di ALICE QUATTRONE – Dopo le abbuffate natalizie, i regali sotto l’albero, i buoni propositi per l’anno nuovo, di colpo si cade “come corpo morto cade” e si atterra nella realtà più blu di sempre: il Blue Monday, lunedì triste, il giorno più triste dell’anno. Qualche chilo in più, i regali già invecchiati, le speranze presto svanite. Cliff Arnall, psicologo della Cardiff University, ha sfidato la matematica e la scienza generando un’equazione dove non compaiono numeri, ma fatti. Con questa formula pseudoscientifica si è trovato un giorno, il più triste: il terzo lunedì del mese. Sì, è proprio oggi, il 17 gennaio 2022. 

Sotto un certo aspetto può anche rincuorare: oggi siamo tutti più tristi e siamo giustificati ad esserlo. Cliff Arnall, infatti, ha ritrovato nel blue monday un insieme di variabili, comuni a tutte le persone, che sembrano aumentare il livello di stress e ansia. Ma quali sono queste variabili? 

La risposta è piuttosto prevedibile: le vacanze sono finite, il lavoro (o lo studio) è ricominciato, le bollette sono da pagare, il freddo c’è, la luce non ancora e all’orizzonte le vacanze di Pasqua si vedono solo con il binocolo. Per la prima volta dopo tanto tempo i nostri neuroni parlano tra loro e si rendono conto che il Natale è proprio finito. Certo, ci hanno messo tre settimane, ma meglio tardi che mai. Lasciando da parte le sinapsi cerebrali, alcuni aspetti che possono sembrare ininfluenti sul nostro stato d’animo non lo sono affatto, anzi. Infatti alcune caratteristiche di gennaio sembrano avere realmente un impatto negativo sull’umore. 

Anna Bandera, psicologa e psicoterapeuta

Dopo aver contattato Anna Bandera, psicologa e psicoterapeuta che studia soprattutto il mondo degli adolescenti, è risultato più chiaro come mai è stato indicato in questo periodo il Blue Monday. Gennaio, spiega infatti la professionista, “è un mese impegnativo, estremamente lungo, aggravato spesso da spese legate ad aumenti nelle bollette e preoccupazioni varie che attraversano le famiglie. Questo sicuramente incide notevolmente sull’umore”. Ed ecco che una prima tesi riesce a porre sotto una luce di maggiore veridicità la teoria di Cliff Arnall. Quest’ultimo però non ha parlato di Blue January, gennaio triste, ma di una data più precisa, la metà del mese, momento in cui si arriva alla consapevolezza che il ritmo stressante della vita è ripartito. “Certamente l’uscita da un periodo legato alle vacanze e festività e l’ingresso in una modalità lavorativa, o di studio, molto pressante può generare degli stati d’animo di tristezza”. 

Ma dopo aver esaminato gli aspetti più attendibili della teoria proposta dall’Università di Cardiff, bisogna anche sfatare alcuni miti. È proprio il terzo lunedì il giorno più triste? Chissà quali calcoli hanno portato proprio a questo giorno. Infatti non si parla della domenica né del martedì seguente. Proprio il terzo lunedì. In realtà non ci sono tesi che dimostrino la correttezza di questo risultato, ma forse indagare l’origine del Blue Monday può aiutare a comprendere quanto questa giornata si avvicini molto ad una semplice tradizione. 

Cardiff University, dove il Blue Monday è nato

Si è parlato per la prima volta di questo giorno nel 2005, quando la compagnia di viaggi Sky Travel ha chiesto alla Cardiff University di scoprire quale fosse il periodo più triste dell’anno, con lo scopo di pubblicizzare una vacanza rigenerante. Il Blue Monday è nato quindi per una campagna pubblicitaria. In seguito agli studi di Cliff Arnall, alcuni studiosi hanno portato avanti indagini per confermare o smentire questa teoria. Il Blue Monday non è il giorno più triste dell’anno, o meglio, nulla ci dice che lo sia. Molti sono infatti coloro che non credono alla speciale negatività di questo giorno, tra cui Dean Burnett, giornalista del The Guardian, che alla domanda “è davvero il giorno più triste dell’anno?” ha risposto con un semplice “No”. Per essere più precisi bisogna riportare la risposta completa: “No. Na. Nein. Non. Nyet. Mhai. Illai. Não. Nee. Ne. Nope. Negatory. Nada. No way, Jose. Nil. Nu. Nie. Bu Dui. Iie. Nem. Nullus. Nej. Neen.”… Abbastanza convincente nel suo intento.

Come sostiene Bandera, l’equazione di Arnall ha certamente le radici nella realtà: gennaio è mediamente il mese più stressante e deprimente. Che sia proprio il terzo lunedì, “il Giorno”, non è però sicuro. Pensandoci concretamente, se davvero così fosse, la tristezza sincronizzata di 7 miliardi di persone presenti sulla Terra non porterebbe nulla di buono. 

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