L’INIZIO DEL “MEGLIO” CHE VERRÀ

Oltre il Prof

di ANNA BIAZZI* – 15 settembre 2021, ore 09:45. Mancano pochi minuti al suono della campanella, ma quella di oggi ha un richiamo diverso: segna l’inizio del mio primo giorno da insegnante. Mai avrei pensato di ritornare nella mia scuola, la stessa che mi ha visto crescere e ha contribuito a plasmare la mia adolescenza, trasformando quella ragazzina in una giovane donna che, ancora oggi, sta costruendo la sua strada. 

Raccolgo la sfida e mi lancio in questa avventura che ha poche coordinate: 3ALIS, 28 studenti, 2 giorni a settimana. Le emozioni sono tante e diverse tra loro, ma una sola domanda mi dà il tormento: “saprò essere all’altezza del mio compito?”.

Il programma è pronto da tempo, le lezioni sono organizzate e le verifiche (ahimè…ahiloro) già prefissate. Immagino le facce dei ragazzi e mi viene da sorridere. Posso sentire il serpeggiare delle voci, accompagnate da occhi sgranati e movimenti trepidanti alla ricerca di un compagno in cui trovare conferma delle proprie sensazioni. Non posso che riflettere al cambio di prospettiva cui sto andando incontro, a come il tempo cambi solo l’aspetto esteriore delle persone, lasciando inalterato quello strato intrinseco che ogni sfumatura d’età porta con sé. E sebbene i ragazzi mi superino di una buona spanna in altezza, inevitabilmente riesco a rivedere me stessa in loro.

Proprio per questo motivo, decido che la prima impressione che i ragazzi avranno di me non deve ridursi a un giudizio asciutto e freddo sentenziato sulla base della materia che cercherò di far loro scoprire. Voglio lasciare un pezzetto di me, qualcosa che vada oltre l’etichetta di “quella di diritto ed economia” che sento già cucita addosso, un pensiero da condividere con loro. E cosa dire al termine della presentazione del corso è stato fin da subito chiaro.

È un testo/poesia che mi è stato donato proprio alla loro età e da allora le riflessioni su quelle poche righe, scritte su un foglietto di carta spiegazzato in quattro parti, si sono moltiplicate nel corso del tempo. Ogni anno trovavo un significato diverso a quelle parole e con esse anche le domande aumentavano. Penso che il bello di questo testo stia proprio nella diversità del messaggio che lascia in ogni suo lettore/lettrice a seconda del momento in cui sta vivendo un particolare attimo della sua vita. Nel mio caso, a 16 anni avevo letto molto velocemente il testo e l’avevo ripiegato in tasca, come a non voler affrontare quelle domande che stavano già crescendo dentro di me. Poi è stato ripreso, riletto, ripiegato, indagato in ogni sua parola, interrogato nelle sue domande sottostanti e infine appeso alla parete della camera. E da lì mi osserva, ogni giorno, con quel titolo disarmante “Il Meglio”.

Che cosa vuol dire “essere il meglio?”. Per chi? Dove? Come? Per quale scopo? È ammesso il fallimento? E se sì, non si smentisce la tesi?

Sono le (mie) domande che vorrei condividere con i ragazzi e penso che possano emergere delle risposte a cui non avevo ancora pensato. Allo stesso tempo li voglio provocare. Voglio scoprire cosa si nasconde dietro a quei volti, quali riflessioni suscitano in loro quando vengono messi alle strette dalla frase finale “sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere”. 

A che scopo? Per stupirmi ancora. 

Voglio credere che dietro alla falsa etichetta (eh sì, ce l’hanno pure loro) di “ragazzi svogliati di 16 anni del XXI secolo” ci sono dei corpi e delle anime pensanti, in grado di smentire i pregiudizi degli adulti e di riuscire a trovare, in un mondo che costringe a viaggiare alla velocità della luce, il meglio per e di loro stessi.

Credo che ognuno di noi possa diventare il meglio per sé stesso, scoprendolo ogni giorno attraverso le persone che ha accanto, poiché non esiste una ricetta preconfezionata per questa qualità. E mi piace pensare che non ci sia nemmeno un punto di arrivo. Sarebbe troppo facile accomodarsi nel proprio bozzolo di compiacimento impedendo di essere scalfiti da quelle domande. Penso che riportino un po’ alla vita. Migliorare e migliorarsi con le proprie forze evoca una tensione dinamica verso qualcosa di momentaneamente inafferrabile, ma che incentiva a non demordere. E non importa se non si realizzerà quel “meglio” che ci si era prefigurati, ma sarà importante l’impegno e l’entusiasmo di raggiungere l’obiettivo.

Suona la campanella. Diamo inizio al meglio che verrà.

E non importa se non si realizzerà quel “meglio”, ma sarà importante l’impegno e l’entusiasmo di raggiungere l’obiettivo.

*Anna Biazzi è docente di diritto ed economia dello sport presso il Liceo Vida di Cremona. Laureata in Giurisprudenza, ha proseguito il percorso di studi svolgendo il tirocinio formativo presso il Tribunale di Cremona. Attualmente impegnata nel corso di specializzazione in materie giuridiche, dedica il suo tempo al volontariato parrocchiale e allo sport.


“Il meglio”

Se non poi essere un pino in cima alla collina sii un arbusto nella valle, ma sii il miglior, piccolo arbusto accanto al ruscello; sii un cespuglio, se non puoi essere un albero.

E se non puoi essere un cespuglio, sii un filo d’erba e rendi più lieta la strada.

Se non puoi essere un luccio, allora sii solo un pesce persico, ma il persico più vivace del lago.

Non possiamo essere tutti capitani, dobbiamo essere anche equipaggio.

C’è qualcosa per tutti noi qui, ci sono grandi compiti da svolgere e ce ne sono anche di più piccoli, e quello che devi svolgere è lì, vicino a te.

Se non puoi essere un’autostrada, sii solo un sentiero; se non puoi essere il sole, sii una stella.

Non è grazie alle dimensioni che vincerai o perderai.

Sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere.

Douglas Malloch

1 thought on “L’INIZIO DEL “MEGLIO” CHE VERRÀ

  1. Bellissimo e vero questo scritto! Con la mia esperienza Ti dico che importante è essere lì con i ragazzi al bisogno…loro raccolgono il meglio di noi soprattutto se siamo piccole entità ma disponibili.
    Grazie!

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