CHI SIAMO SENZA LE NOSTRE IDEE?

Editoriali

di PATRIZIO PAVESI – L’ultima volta che sono andato al cinema di pomeriggio c’erano ancora le lire. È accaduto più o meno a metà del mio cammino verso la maggiore età, la sala era a un passo da piazza Cadorna, dove oggi c’è una banca, ed ero con il mio amico Andrea. Ricordo che il film era “Batman” e che fino alla biglietteria ci aveva accompagnato suo papà. Ricordo anche che se fosse stato con noi anche dentro non mi sarebbe dispiaciuto, perché il Joker interpretato da Jack Nicholson un po’ mi spaventava.

E la stessa sensazione di timore, stretta da un filo di incertezza, l’ho avuta anche qualche settimana fa quando sono tornato al cinema di sabato pomeriggio. Questa volta da solo.

L’esitazione non era legata al fatto che non ci fossero il mio amico e suo padre, ma all’argomento della pellicola. Un tema di cui temevo l’impatto emotivo. “Unplanned”, questo il titolo, è la storia vera di Abby Johnson, una giovane donna americana che dopo gli studi universitari inizia a lavorare (prima come volontaria, poi come direttrice) in una clinica specializzata in aborti. Una sorta di consultorio per giovani donne, una catena diffusa in tutti gli Stati Uniti, la cui missione di informazione e prevenzione cela (come scopre suo malgrado la protagonista) una politica aziendale molto precisa e rivolta al profitto. La scoperta e la nuova consapevolezza di Abby la portano ad un travaglio interiore profondo, che sfocia nell’abbandono del suo ben remunerato lavoro e in una strenua battaglia (anche legale) di testimonianza a favore della vita. “Unplanned” è un film duro, magari non da Oscar dal punto di vista cinematografico, ma di quelli che colpiscono come un pugno allo stomaco. Sin dalle prime scene.



Non è però dei miei ricordi di ragazzino che volevo parlare, né tantomeno del tema di “Unplanned”, uno di quelli che vengono etichettati come “divisivi” e dai quali a volte si ha paura di parlare.

Ecco, il nocciolo è proprio la paura. Non di Joker, non dei pipistrelli, non del male. Ma delle nostre idee.

La locandina del film “Unplanned” (www.unplanned.it)

Quando sono uscito dal cinema, mi sono soffermato a osservare le persone che avevano visto il film insieme a me. Dietro le mascherine ho visto un’umanità molto variegata: gruppetti di giovani (soprattutto ragazze), coppie, signore e signori di un certa età, una vecchia amica dei miei genitori,…e mi sono domandato cosa loro portassero a casa da quella visione, mi sono chiesto se ne avrebbero parlato con qualcuno, se avrebbero condiviso le loro impressioni riflessioni stati d’animo dolore lacrime. O, come spesso accade, la sera all’aperitivo con gli amici o il lunedì in ufficio con i colleghi ne avrebbero taciuto, perché l’aborto è un tema “scomodo”. E io ne avrei parlato o avrei avuto “paura”?

Perché tacere un’esperienza di vita? Perché nascondere qualcosa che si è fatto e visto e con esso, di riflesso, un’idea, una convinzione, un pensiero?

Non si vuole qui e ora entrare nel merito del messaggio del film o aprire un dibattito sul tema. Ma è innegabile che ci siano idee, convinzioni e pensieri che fanno paura, nel senso che chi ne è portatore (per quanto fermamente convinto) li conserva nella sua intimità, perché teme il giudizio degli altri, di un mondo che spesso tira nelle direzione opposta. Anche io ne sono stato vittima e talvolta lo sono ancora. Si rinuncia a essere testimoni delle proprie idee per paura del politicamente corretto. Ma cosa siamo noi, uomini e donne, senza le nostre (personalissime, uniche e perfettibili, talvolta sbagliate) idee e convinzioni? Siamo davvero noi stessi se ci presentiamo agli altri tacendo una parte del nostro sentire e pensare? E cosa abbiamo da temere?

C’è un gruppo rock vicentino con una bellissima storia alle spalle (magari ne parleremo in futuro su Terza Pagina): si chiamano The Sun e spesso i loro testi sono fonte di ispirazione. In “L’alba che vuoi” cantano della debolezza dell’uomo, del suo essere fermo e ignavo, e quindi nemico di se stesso se non tira fuori le proprie idee e cerca di cambiare il mondo in cui vive.


Siamo più deboli ogni giorno
Ed incapaci di vedere
Pacifisti non per scelta
Impauriti dal dolore
Nemici di noi stessi
Chiusi in casa ad aspettare
Che fuori cambi il mondo
Ma senza intervenire

Non è la soluzione esatta
Di questo passo non cambieremo mai
Non ci alzeremo mai
Se non muoviamo un passo verso il paradiso
Lui non verrà da noi

(The Sun, “L’alba che vuoi” – Spiriti del Sole, 2010)

Ecco, credo che non dobbiamo essere profeti o missionari nel senso lato del termine, non abbiamo battaglie o crociate da combattere da soli. Ma se nel nostro piccolo crediamo in un’idea (sia essa politica, economica, sanitaria, calcistica, di vita o di fede,…) non dovremmo nasconderla. Anche se è “scomoda”, minoritaria o politicamente scorretta. “Non si accende una lampada per metterla sotto un secchio, ma piuttosto per metterla in alto, perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa”: prendo in prestito indegnamente parole importanti per dire che, se ci troviamo davanti qualcuno infastidito dalla nostra “luce”, la potremo sempre abbassare facendole velo con una mano. Senza però spegnerla, senza nasconderla.

P.s. Rivedere oggi Batman con Michael Keaton che aveva ancora i capelli fa una certa impressione. Kim Basinger…beh, lei è bellissima anche ora.


The Sun, video non ufficiale di “L’alba che vuoi”

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