“QUI. QUASI UN INIZIO”, DANZARE PER NON PERDERSI

FuoriLiceo

di ALICE GEREVINI – QUI – Quasi un inizio” è il titolo dello spettacolo messo in scena dalla ‘Compagnia dei Piccoli’ e da ‘ll Laboratorio’, un’iniziativa inserita nel più ampio progetto “Non uno di meno” contro l’abbandono scolastico che nasce con l’idea di trovare un supporto per problema, che dopo la pandemia sta raggiungendo sempre più ragazzi. Si tratta di un percorso durato cinque settimane, che si sono concluse il 7 dicembre, con il debutto della rappresentazione al teatro Ponchielli di Cremona.

llaria Bosoni, studentessa del liceo Anguissola, ha preso parte insieme alla sua classe, 3FCOM, al progetto Qui: “Questo progetto può essere riassunto con una parola: crescita. Infatti, grazie alla realizzazione dello spettacolo, ho appreso diversi valori, ho fatto amicizia e sono maturata dal punto di vista psicologico e mentale. E’ stata un’esperienza fondamentale dal punto di vista relazionale ed emotivo: tutti i partecipanti sono riusciti ad integrarsi, formando una specie di seconda famiglia allargata dove la diversità è accettata, le persone possono essere fiere di loro stesse e del lavoro svolto, senza aver paura di sbagliare o di fallire, perché a teatro ci si aiuta e si lavora in squadra.” e Ilaria ci ha raccontato della sua prima volta sull’importante palco del principale teatro cittadino: “Oltre ad una fortissima ansia, lo spettacolo mi ha regalato delle fortissime emozioni positive e, quando si è chiuso il sipario, la mia felicità e fierezza hanno raggiunto il culmine. Dopo un estenuante pomeriggio di prove, concludere la giornata con un sorriso in volto e con la consapevolezza di potere dire «Ce l’abbiamo fatta» è stato davvero soddisfacente. Dietro alle quinte era impossibile nascondere la mia agitazione”, continua la studentessa, “ma, nel momento in cui sono salita sul palco, questa è stata completamente superata dalla mia voglia di dimostrare agli spettatori, ai professori e agli educatori che, dopo 5 lunghe settimane, noi ragazzi eravamo riusciti a lavorare in gruppo e a creare uno spettacolo davvero emozionante.” Rapporti personali e clima piacevole che sono emersi da altre testimonianze raccolte tra i protagonisti, che spesso hanno sottolineato quanto ogni singola persona fosse fondamentale per creare una cosa sola e che senza un gruppo unito sarebbe stato difficile ottenere lo stesso risultato.

‘Crescita’ oltre a descrivere questo percorso dal punto di vista educativo, è parola che definisce perfettamente la rappresentazione scenica, che è iniziata  con una danza vivace e allegra, che ha risvegliato i ragazzi dal loro sonno, per poi portarli, gradualmente, a ballare sulle note di una musica più movimentata e frenetica, entrambe suonate dall’orchestra OFI (Orchestra Filarmonica Italiana). la presenza della formazione musicale diretta da Eva Patrini è stata un valore aggiunto, perché ascoltare musica dal vivo ha contribuito notevolmente a suscitare emozioni forti e intense; altro fattore che ha aiutato a creare un’atmosfera suggestiva e aumentato la dinamicità dello spettacolo è stato il gioco di luci ed ombre, alternate sulla scena a ritmo di musica. Le luci hanno svolto un ruolo fondamentale perchè la scenografia era ridotta al minimo, quindi sullo sfondo nero si muovevano i ballerini vestiti unicamente di bianco, che accentuavano il contrasto; i pochi elementi scenografici (dei cuscini, alcuni sgabelli e delle corde) hanno permesso poi di costruire uno spettacolo essenziale, ma di forte impatto emotivo.

l ragazzi non erano ballerini professionisti, ma trenta studenti, provenienti da Brescia, Cremona e Mantova, che a causa della pandemia hanno deciso di abbandonare la scuola; in ognuno di loro si potevano vedere impegno e dedizione, ma soprattutto il credere in quello che si stava facendo e la consapevolezza del lavoro che c’era dietro, sapere che ognuno stava dando il meglio di sé. Luca Arisi, un altro dei ragazzi che ha partecipato al progetto, ha raccontanto che “è stato interessante osservare il lavoro dietro alle quinti di un teatro e, ad esempio, all’organizzazione dell’orchestra; elementi che hanno contribuito alla mia crescita personale e mi hanno fatto capire quanto lavoro ci sia dietro anche alle cose che possono sembrare più scontate”.

Chiara Servalli, ideatrice scenica e membro di ll Laboratorio, racconta questa esperienza dal suo punto di vista, professionale ed educativo: “È stato commovente: oggi mi sento di dire che sono proprio felice per quanto abbiamo realizzato, soprattutto per i ragazzi che hanno portato a casa un’esperienza significativa. è stata una sfida per tutti noi ma ce l’abbiamo fatta e ce l’hanno fatta. E anche alla grande”. Chiara racconta anche di un piccolo dietro le quinte che conferma ancora una volta quanto questo progetto sia stato emotivamente forte per i ragazzi: “Una volta arrivati sul palco per le prove nel primo pomeriggio si sono accese le luci della platea e i ragazzi hanno esclamato in coro un grande «ooooh» di meraviglia:è stato proprio spontaneo e avevano la luce nei loro occhi”.


QUI Quasi un inizio
coreografie di Marianna Bufano, Chiara Servalli

Orchestra Filarmonica Italiana
direttore Eva Patrini

con Allieve e allievi del progetto: Non uno di meno – la scuola senza cattedra
musica di A. Ponchielli, G. Rossini, A. Dvořák, C.Thielemann

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