SCRIVERE, SCRIVERE, E SCRIVERE ANCORA

Oltre il Prof

di MARTA MADDALENA GAMBA* – È domenica, è ora di pranzo e, sempre più spesso dalla nascita della progenie, mi trovo seduta nella cucina di una casa di campagna: il fuoco scoppietta nel camino, ed è in corso una discussione accesa con la padrona di casa che, oltre a essere un’amica di lungo corso, è anche professoressa universitaria. Reduce da una settimana di incontri e correzioni tesi, è un fiume in piena: si lancia in filippiche e requisitorie, denunce amareggiate di come alcuni dei suoi tesisti non riescano a produrre dei testi validi. Non si tratta solo, dice lei, di incapacità di produrre scritti ben confezionati (ché c’è sempre una minima componente di gusto personale nell’apprezzare lo stile di un testo), ma di mancanza della competenza di costruire un discorso coerente e logico. Mentre l’ascolto, mi affiora sulle labbra un sorriso amaro. Sono pensieri che ti si presentano spesso quando hai le mani in pasta in materie che richiedono una qualsiasi forma di produzione scritta.

Sarebbe troppo semplicistico ricondurre il problema a un solo fattore, e la realtà è un’associazione di concause: non si viene abituati alla lettura o si legge troppo poco, si fa scrivere troppo poco i ragazzi, si affronta male l’esercizio di comprensione del testo, non si ha un’adeguata produzione scritta durante il percorso universitario, come recentemente sottolineato in un articolo apparso sul Corriere della Sera a cura di Chiara Berra. A ciò si associano anche altri elementi non direttamente collegati all’attività didattica: una comunicazione veloce e stringata, messaggi sempre meno articolati (pensavamo di aver raggiunto vette sconosciute con le raffinate tecniche di stenografia dei primi sms a pagamento, poi sono arrivati gli emoji), un pensiero iperstimolato che non è messo nelle condizioni di avere il tempo di organizzarsi e strutturarsi.

In una folle corsa verso la rapidità nella comunicazione, verso le informazioni organizzate per punti e ridotte all’osso, abbiamo tutti perso l’abitudine a riordinare i pensieri e a esporli con calma, facendo attenzione ai nessi logici e alla coerenza interna. Non si tratta di edonistici esercizi di stile, ma di un necessario processo per permettere una comunicazione chiara di ciò a cui stiamo pensando. Noi per primi, come insegnanti e come persone, dovremmo dare l’esempio. Porta via tempo? Sì. E costa fatica. Ma il portato pedagogico è notevole, perché lo scopo non è solo quello di avere riscontri scolastici, ma di insegnare a rendere più efficace e chiara l’esposizione, cosa che risulta fondamentale in ogni campo della vita.

Noi tutti dovremmo scrivere, scrivere e scrivere ancora, di cose serie e non: su un pezzo di carta, sul margine di una pagina – se si fa parte di quella compagnia di inguaribili sognatori con la penna in mano – sul foglio di un computer. Perché scrivere non sia solo esercizio per la mente, ma sia anche palestra per il cuore, per prendere coscienza di noi stessi e, forti di nuove consapevolezze, aprirci al mondo.

In una folle corsa verso la rapidità nella comunicazione, abbiamo tutti perso l’abitudine a riordinare i pensieri e a esporli con calma

* Marta Maddalena Gamba è docente di Latino, Greco e Italiano presso il Liceo Vida di Cremona. Si è laureata all’Università di Pavia in Filologia, Letterature e Storie dell’Antichità con il massimo dei voti. Terminata l’esperienza lavorativa presso una libreria cittadina, è approdata all’insegnamento, e mai avrebbe pensato che le sarebbe potuto piacere così tanto. Tra le sue passioni spiccano la lettura e i viaggi, soprattutto in Oriente. Si diletta a cantare in un coro polifonico.


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