CONFORTOLA E LA MONTAGNA COME MAESTRA

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di VALERIO LAZZARI – C’è qualcuno che il cielo lo osserva dal basso. Qualcun altro, come il pilota, lo abita. Altri invece provano a raggiungerlo passando dalla montagna, meglio ancora se è la più alta. È la storia di Marco Confortola, classe 1972, originario della Valfurva dove tuttora abita. Alpinista, guida dal 1993 (suo per cinque anni il primato come più giovane della categoria), dal 1995 è maestro di sci e tecnico di elisoccorso. Giovedì 28 ottobre si è raccontato ai microfoni di “Focus” in un’intervista condotta dal giornalista Andrea Parlangeli in occasione degli eventi preparatori all’evento “Focus Live”, in scena al museo della scienza e della tecnica di Milano dall’11 al 14 novembre. Qui ha presentato il suo libro “Le lezioni della montagna”.

Dalla pagina FB di Marco Confortola

Ogni 8000 ha la sua storia”: così l’alpinista ha voluto introdurre il racconto delle sfide che ha vissuto durante le sue scalate sulle cime più alte del mondo. La più significativa, per diversi motivi, è stata la salita alla cima del K2, chiamata anche “la montagna degli italiani”, i primi a raggiungere la vetta. Sempre il K2 ha dato tristi sorprese all’alpinista il quale, durante una discesa, ha perso 11 compagni di spedizione a causa del distaccamento di un seracco, un blocco di ghiaccio di grandi dimensioni. In quell’occasione, ha raccontato Confortola, di aver avvertito il senso del pericolo e di aver preferito fermarsi a bivaccare per riprendere la discesa in un secondo momento, anche se a causa delle temperature e delle condizioni presenti perse le dita di piedi. Tutto questo però non lo fermò nella sua missione: undici sono in tutto le cime per il momento raggiunte e solamente tre mancano all’appello. Cime per le quali sta continuando la preparazione, nell’attesa di poter raggiungere anche quei traguardi. 

Oltre al clima e al pericolo, un altro fattore attualmente sfavorevole è la situazione politica in Nepal e in Pakistan, che vivono un delicato momento storico che sconsiglia l’attività degli alpinisti.

La vita è il bene più prezioso, le montagne restano”: Confortola esprime così il suo senso di rispetto nei confronti della montagna, tema che utilizza molto come metafora di vita. Pazienza, determinazione e tanto sacrificio: sono questi i valori a cui ha voluto dar maggior risalto raccontando tutto il training mentale e fisica precedente ad una scalata. La sveglia avviene intorno alle 4 della mattina e, dopo un’abbondante colazione, inizia la preparazione fisica: si raggiunge il luogo dell’allenamento facendo, in una giornata, anche 1800 metri di dislivello. Un’attività che chiama in gioco testa e fisico. “I bravi alpinisti muoiono nel proprio letto”, si è sentito di sottolineare, rimarcando l’importanza della capacità di saper risparmiare le energie per tornare a casa perché “una volta arrivati in cima, si è a metà del lavoro”. 

Un momento dell’intervista di Focus Live a Confortola

Altro tema, molto attuale, affrontato durante l’intervista, è stato quello del cambiamento climatico di cui è testimone oculare. “Ho visto cambiare completamente le nostre montagne“, ha spiegato Confortola, che in 32 anni come guida alpina ha raccontato di aver osservato lo scioglimento di alcuni ghiacciai e la conseguente scomparsa di alcuni percorsi. 

Questo è il lungo curriculum di Marco Confortola che, nonostante fatiche e imprevisti, non ha smesso di scalare per raggiungere il suo sogno, quello di festeggiare i quattordici 8000 metri. Così da “chiudere il cerchio”, anzi il triangolo dei suoi sogni: quel triangolo, cioè la montagna perfetta che un bambino disegnerebbe, simile al K2 che, nella sua vita, gli ha dato numerose emozioni. Passione o rischio? A ciascuno la propria interpretazione. Anche Marco Confortola se lo chiede ma, nel dubbio, prepara la prossima scalata.


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