SONO ANCORA TROPPE. E IL NOME POTETE METTERLO VOI

Che Spettacolo! Grandi Temi

di BEATRICE NOBILE – “Il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Negli ultimi 5 anni il numero di donne che hanno subìto almeno una forma di violenza fisica o sessuale ammonta a 2 milioni 435 mila, l’11,3% delle donne dai 16 ai 70 anni”: sono i numeri, impressionanti, raccolti dall’Istat nel 2014. Numeri validi ancora oggi e, anzi, forse peggiorati, come evidenzia l’Istituto Nazionale di Statistica relativamente allo scorso anno: “Nei primi 10 mesi del 2020, durante il lockdown, uccisa una donna ogni tre giorni. 50 donne uccise in media ogni settimana. Le chiamate al numero di pubblica utilità contro la violenza e lo stalking sono aumentate del 79,5% rispetto al 2019”.

Nel 2021 sono ancora troppe le vittime di femminicidio, maltrattamenti e abusi. Troppe le donne che sopportano in silenzio. Troppe le mogli trattate come schiave. Troppe le ragazze considerate oggetti.

Il 25 novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, è l’occasione per riflettere sulla necessità di cambiamento della quale la nostra società ha disperatamente bisogno. Anche se ogni giorno dovrebbe essere la “Giornata contro la violenza sulle donne”, la giornata del rispetto reciproco, la giornata dei diritti inviolabili della persona. 

Istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 17 dicembre 1999 (ispirata alla morte di Patria, Minerva e María Teresa Mirabal, tre sorelle attiviste di un gruppo antigovernativo dominicano,  uccise a bastonate e poi gettate in un burrone da forze governative), è una ricorrenza volta a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo problema e segna l’inizio dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” che precedono la Giornata Mondiale dei Diritti Umani (10 dicembre).

Si tratta di un giorno in cui è ancora più importante parlare del problema e Mauro Monni, regista e attore fiorentino, ha deciso di farlo attraverso il teatro, con un testo scritto durante il lockdown da un uomo, non solo per le donne, ma per tutti. Il suo lavoro sarà portato in più di 50 città italiane dove andrà in scena la rappresentazione di un unico spettacolo: “Il nome potete metterlo voi”. Un’opera volta a sensibilizzare il pubblico in modo originale, attraverso l’intrattenimento di un teatro impegnato, divertente e allo stesso tempo drammatico, sul problema purtroppo sempre attuale del femminicidio. La storia di una donna qualunque, che parla di sé anche attraverso grandi protagoniste femminili della letteratura, interpretata, in due fasi della sua vita, da Anna Adami e Monica Cappelli, accompagnate dalla voce fuoricampo di Enrico Tomasoni.

Anna Adami è una giovane cremonese, laureata in beni culturali, e lavora da ormai 10 anni nel campo della divulgazione culturale come docente di lettere e arte e guida turistica, mentre Monica Cappelli è un’assistente sociale, appassionata di cultura e già attiva nell’ambito teatrale: entrambe ballerine di tango, sono accomunate da un grande amore per il sapere e dalla consapevolezza che ognuno deve fare la sua parte per cambiare le cose.

Vorrei prendere per mano il pubblico e portarlo nella storia di una semplice donna, vorrei farlo riflettere e far capire come a volte non basta solo la cultura, ma è necessaria un’educazione affettiva e una sensibilizzazione generale” dice Anna Adami.

Il primo passo è parlarne, ma perché ciò accada è necessario qualcuno che ascolti: il 24 novembre alle 21.00 al teatro Monteverdi di Cremona, uno spettacolo per fare sentire la voce che protesta contro la violenza.

Ingresso a offerta libera con obbligo di presentazione di Green Pass. Consigliata la prenotazione del posto alla mail sinequanonteatro@gmail.com

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