“UN PO MIO”: LONTANO DALL’UOMO, VICINO AL GRANDE FIUME

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Marzio Toniolo e il suo kayak

di ANGELICA STEFANONI – “Dare nuovamente valore al Po e al suo territorio dimenticato e maltrattato nel corso degli anni, dalla storia e dall’uomo, per riappropriarsi di qualcosa che è sempre stato lì, ma sempre un po’ troppo in disparte”. È questo il desiderio che per anni ha spronato Marzio Toniolo, docente elementare della Bassa Lodigiana e fotoreporter freelance per l’agenzia Reuters, a trovare un modo per raccontare il grande fiume, al quale è legato sin dall’infanzia.

Ispirato dal reportage “Il risveglio del fiume segreto – In viaggio sul Po con Paolo Rumiz”, nel quale il noto scrittore e giornalista triestino ha documentato il suo viaggio lungo i tratti navigabili del fiume con imbarcazioni di diverso tipo, dalla canoa alla barca a vela, lasciando spazio anche a racconti e riflessioni con barcaioli e canoisti incontrati, Toniolo ha deciso di impegnarsi nell’ambizioso progetto che ha intitolato “Un Po mio”. 

Partito da Cardè, nel cuneese, il 1° luglio dell’estate scorsa, equipaggiato di un bagaglio con l’essenziale per essere autosufficiente e una tenda da campeggio per dormire la notte, il programma del fotoreporter freelance era quello di percorrere in kayak circa 700 km lungo il fiume, senza nessuna tappa prestabilita, ma con il solo vincolo di 15 giorni di tempo. “L’interesse non era tanto rivolto all’impresa sportiva, infatti non era di sicuro la prima volta che qualcuno compiva la discesa in kayak lungo il Po” – ha spiegato il reporter – “quanto al documentare ogni giornata tramite i social e, soprattutto, con le fotografie che sono poi andate a costituire il reportage del viaggio”.

Nonostante le nove-dieci ore giorno passate a pagaiare, infatti, Marzio non si è mai staccato dalla sua macchina fotografica, sempre legata al collo e pronta a catturare gli scenari suggestivi che offre il Po nelle quattro regioni che attraversa; ma ad attirare la sua attenzione sono soprattutto le persone che vivono e amano il fiume, da barcaioli e pescatori dalla personalità curiosa a un vivace gruppo di individui che il giovane lodigiano ha soprannominato “I Pirati del Po”. Inoltre, per dare senso etico al progetto, era stata organizzata anche una raccolta fondi da destinare all’Associazione no profit “Luca Noli”, che si occupa di incentivare e divulgare la cultura dell’architettura e alla quale Toniolo è particolarmente affezionato. 

Si è trattato di un viaggio che Marzio ha compiuto, nonostante i primi giorni alle prese con 13 sbarramenti nel tratto piemontese, in totale solitaria, spinto inizialmente dalla necessità di staccarsi dal mondo e, in effetti, non sono molti i paesi che sorgono lungo gli argini del fiume e le persone che è possibile incontrare. “Eppure è inevitabile sentirsi soli dopo un po’di tempo” – confida Toniolo – “al punto che quando vedevo un elemento antropico, una semplice auto di passaggio, un lampione o un ponte, mi sentivo subito meglio”. A confortarlo, oltre la bellezza dei paesaggi, “la gentilezza e l’umiltà della gente di fiume, gente all’apparenza diffidente, ma subito pronta ad aiutare anche un ospite di passaggio, da chi propone un pranzo nella propria casa galleggiante, fino a chi offre la propria barca per dormire la notte”. “Personaggi” che nella loro unicità e ospitalità hanno accompagnato Marzio fino a Venezia, punto di arrivo di un viaggio che si è concluso non con l’esultanza tipica di un trionfo sportivo, ma con la soddisfazione di aver portato a termine, nonostante alcuni momenti di criticità, la propria piccola storia e di aver raggiunto l’obiettivo della raccolta fondi.

*Tutte le immagini pubblicate nell’articolo sono tratte dal profilo Instagram di Marzio Toniolo

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