MARTELLI, NEL NOME LA STORIA DI UN CAMPIONE

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di DENNIS DOBOS – “Il primo calciatore polivalente della storia del calcio italiano, un giocatore che ogni allenatore vorrebbe”, così Marco Mantovani, allenatore della Martelli, descrive il grande atleta che ha dato il nome alla storica squadra di Piadena. Ma chi era Danilo Martelli? E perché i giallorossi casalaschi portano il suo nome?

Domenica 3 ottobre si è disputata la partita di calcio valida per il Girone K di Seconda Categoria tra il New Castellucchio e la Martelli. La gara è terminata 2-2 ma, al di là del quanto avvenuto in campo, è successo un fatto particolare durante il pre partita: i giocatori della squadra di Piadena sono andati a visitare la tomba di Danilo Martelli, giocatore del Grande Torino, che a cavallo della Seconda Guerra Mondiale vinse 5 scudetti e una Coppa Italia.

La delegazione della Martelli in visita al cimitero di Castellucchio (dal profilo FB del G.S. Martelli)

“E’ stata un’idea del nostro dirigente Ilias Roca che, approfittando della trasferta a Castellucchio, ha detto ad alcuni giocatori che sarebbero andati a visitare la tomba di Danilo e questo è accolto dai giocatori con molto entusiasmo”, ci ha spiegato l’allenatore della prima squadra giallorossa. “Siamo partiti dieci minuti prima perchè il campo sportivo si trova nei pressi del cimitero e con una delegazione di alcuni atleti siamo andati a vedere la tomba di Danilo Martelli in onore del quale la nostra squadra porta il nome. E’ risaputo infatti che mentre giocava nel Brescia quando tornava a casa si fermava a Piadena, dove fece anche molte amicizie”.

La Martelli viene fondata più di settant’anni fa, più precisamente un anno dopo la tragedia di Superga avvenuta nel 1949, e prende il nome da Danilo Martelli: il futuro campione d’Italia con i granata nasce il 27 maggio 1923 a Castellucchio, un paese vicino a Piadena, ma in provincia di Mantova; inizia a giocare nelle giovanili del Marzotto Manerbio in serie C da dove poi venne acquistato dal Brescia nel 1941. Gioca due stagioni in serie B e nell’anno 1943/44 il Brescia viene promosso nel massimo campionato, che però non viene giocato a causa della guerra, mentre l’anno successivo le rondinelle retrocedono.

Danilo continua a giocare per il Brescia fino al 1946 quando, dopo essersi messo in luce con 99 presenze e 26 gol, viene notato dai dirigenti granata e raggiunge Torino in tempo per iniziare il campionato 1946/47.

La sua più grande e apprezzata caratteristica era una versatilità incredibile che gli permetteva di giocare in ogni ruolo, la sua zona preferita era il centrocampo in posizione mediano, ma poteva benissimo giocare anche come terzino e mezz’ala. 

Insieme a Mario Rigamonti e Valerio Bacigalupo formava il famigerato “Trio Nizza”: tutti e tre pezzi importanti della rosa del Grande Torino, vivevano insieme in una pensione proprio in zona Nizza. Si trattava di un gruppo che con la sua armonia e le sue goliardate  teneva vivo il rapporto del gruppo granata con la città nella vita quotidiana. 

Inseparabili nella vita, inseparabili purtroppo fino alla morte. 

Il 4 maggio 1949 infatti l’aereo che trasportava la squadra del Torino di ritorno da una partita a Lisbona si schianta contro la collina di Superga.

Si ricorda questo giorno come uno dei più tristi del calcio e la FIFA, la Federazione internazionale che dirige questo sport, nel 2015 ha proclamato il 4 maggio “Giornata mondiale del giuoco del calcio” come ricordo di una delle più grandi squadre mai esistite.

Ora la tomba di Danilo Martelli si trova nel cimitero di Castellucchio, ma a Piadena non lo hanno dimenticato. Ne siamo certi: il pareggio carico di gol tra la squadra del suo paese e quella della sua cittadina di adozione sarebbe piaciuto al giovane difensore del Grande Torino.

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