LO SPIRITO DEI CINQUE CERCHI

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di FRANCESCO GAMBA – Che storia quest’anno le Olimpiadi: 40 medaglie conquistate dall’Italia non si erano mai viste, come non si era mai visto un italiano (Marcell Jacobs) arrivare alla finale dei 100 metri, una delle gare più prestigiose dei giochi, e vincerla per giunta. Ma non solo questo, perché 10 minuti prima un altro italiano, Gianmarco Tamberi, aveva appena condiviso la sua medaglia d’oro nel salto in alto con il qatariota Mutaz Essa Barshim e aveva aspettato il suo compagno di squadra all’arrivo per abbracciarlo. 

Mutaz Essa Barshim e Gianmarco Tamberi durante la premiazione (dal profilo Instagram di Tamberi)

Due episodi, ma se ne potrebbero citare molti altri che hanno reso questa edizione giapponese particolarmente speciale per l’Italia, ma anche per il resto del mondo, essendo state queste le prime olimpiadi della storia senza pubblico e con mascherine. Perchè i Giochi olimpici non sono solo competizione e i migliori atleti del mondo non vengono riuniti solo per decretare chi di loro è meritevole di ricevere una medaglia. Questo evento ha una storia che inizia 2700 anni fa nell’antica Grecia, quando ancora si praticava lo sport per onorare gli dei e affermare la propria superiorità fisica. Tra tutte le competizioni sportive, quella più importante aveva luogo nella città di Olimpia, alla base del monte Olimpo, dove si credeva risiedessero gli dei. Qui, dalla prima edizione nel 776 a.C. con la sola corsa dello “Stadion” (una gara veloce che misurava 192 metri), per 400 anni si organizzarono le gare, fino alla loro abolizione da parte dell’imperatore Teodosio che, imponendo il cristianesimo come religione obbligatoria, voleva cancellare qualsiasi rito pagano. Così dal 393 d.C. e per circa 1500 anni non si organizzarono più le Olimpiadi, fino a che Pierre de Coubertin, storico e pedagogista, ripropose durante un congresso internazionale la possibilità di far rivivere gli antichi giochi, stavolta non associandoli a riti religiosi o competizioni per dare notorietà al vincitore, ma a ideali che volevano lo sport unito con la cultura e l’educazione. Grazie a lui nacque l’olimpismo moderno. Infatti su sua iniziativa si riunì nel giugno del 1894 il Congresso Atletico Internazionale di Parigi e il 23 giugno 1894 fu costituito il Comitato Internazionale Olimpico (C.I.O.).

L’olimpismo è una filosofia di vita, che esalta in un insieme armonico le qualità del corpo, la volontà e lo spirito. Nell’associare lo sport alla cultura ed all’educazione, l’olimpismo si propone di creare uno stile di vita basato sulla gioia dello sforzo, sul valore educativo del buon esempio e sul rispetto dei principi etici fondamentali universali”: questo è il secondo punto dei principi fondamentali della Carta Olimpica, pubblicata per la prima volta nel 1908, con il titolo di Annuaire du Comité International Olympique (“Annuario del Comitato Internazionale Olimpico”). Essa è la codificazione delle regole e degli statuti adottati dal C.I.O. e regola la celebrazione dei Giochi Olimpici. Dall’olimpismo moderno è nato il Movimento Olimpico, gestito del C.I.O, che “ha come scopo di contribuire alla costruzione di un mondo migliore e più pacifico educando la gioventù per mezzo dello sport, praticato senza discriminazioni di alcun genere e nello spirito olimpico, che esige mutua comprensione, spirito di amicizia, solidarietà e fair-play”, dice la Carta Olimpica.

Di esempi che provano la veridicità di queste parole ce ne sono a migliaia e restando solo in quei dieci minuti che hanno dato all’Italia due ori nell’atletica, ce n’è uno: i due saltatori Tamberi e Barshim si erano trovati in una situazione di parità. Dopo una breve spiegazione del giudice avrebbero potuto continuare a sfidarsi per l’oro olimpico, che invece hanno deciso di condividere. “So per certo che per la performance che ho fatto, mi merito quell’oro. Lui ha fatto la stessa cosa, quindi so che meritava quell’oro“, ha detto Barshim. “Questo va oltre lo sport. È il messaggio che consegniamo alle giovani generazioni“. Dopo la decisione Tamberi ha abbracciato Barshim: “Condividere con un amico è ancora più bello. È stato semplicemente magico“. 

Per la performance che ho fatto, mi merito quell’oro. Lui ha fatto la stessa cosa, quindi so che meritava quell’oro. Questo va oltre lo sport. È il messaggio che consegniamo alle giovani generazioni

Mutaz Essa Barshim

Come nella bandiera olimpica, simbolo di unione dei 5 continenti, anche in queste frasi si può trovare lo scopo dei Giochi olimpici: ovvero quello di rendere lo sport strumento di incontro tra i popoli e momento condiviso di crescita.

File:Pierre de Coubertin Anefo.jpg - Wikimedia Commons
Pierre de Coubertin

Per favorire questo il C.I.O non solo si occupa di ciò che avviene durantela competizione, ma anche dei problemi legati allo sport: giusto per fare degli esempi, dirige la lotta contro il doping e partecipa alla lotta internazionale contro le droghe; si oppone ad ogni utilizzazione abusiva politica o commerciale dello sport e degli atleti; favorisce, con tutti i mezzi appropriati, la promozione delle donne nello sport ad ogni livello e in tutte le strutture, e in particolare modo negli organi esecutivi delle organizzazioni sportive nazionali e internazionali, per una rigorosa applicazione del principio di uguaglianza tra i sessi; sorveglia che i Giochi Olimpici si svolgano in condizioni che tengano conto in modo responsabile dei problemi dell’ambiente ed incoraggia il Movimento Olimpico a preoccuparsi di tali problemi, a recepire tali preoccupazioni in tutte le proprie attività ed a sensibilizzare tutte le persone ad esso collegate sull’importanza di uno sviluppo sostenibile. Tanto per fare qualche esempio pratico di quest’ultimo impegno del Cio, le Olimpiadi di Tokyo sono state le più ecosostenibili di sempre: i letti del villaggio olimpico erano fatti di cartone riciclato, il Tokyo Medal Project  ha chiesto ai giapponesi di donare alle Olimpiadi i propri dispositivi elettronici obsoleti per farci le medaglie e il 99% di tutti gli oggetti utilizzati durante la kermesse sportiva erano riciclati.

Disse Pierre de Coubertin che “l’importante non è vincere, ma partecipare. La cosa essenziale non è la vittoria, ma la certezza di essersi battuti bene“. Una frase che, insieme alle parole “citius” (più veloce), “altius” (più alto), “fortius” (più forte) e da quest’anno “communis” (insieme), riassume bene con che spirito tutto il movimento olimpico sta contribuendo a creare non solo un modo di approcciarsi allo sport più responsabile, ma anche e soprattutto un mondo migliore.

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