LA SCHIAVITÙ DEL VIOLINISTA SOLOMON

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di FRANCESCO GAMBA – Stati Uniti, 1841. Solomon Northup (Chiwetel Ejiofor) è un violinista nero di 33 anni, nato libero, che vive nella cittadina di Saratoga Springs (New York) con la moglie Anne e i figli Margaret e Alonzo. Ingannato da due falsi agenti di spettacolo, si reca con questi a Washington dove, dopo essere stato drogato, viene imprigionato, frustato, privato dei documenti che certificano la sua libertà e portato via mare in Louisiana, dove rimarrà in schiavitù fino al 1853, cambiando per tre volte padrone e lavorando principalmente nella piantagione di cotone del perfido schiavista Edwin Epps (Michael Fassbender)

È la trama essenziale di “12 anni schiavo”, il film del 2014 diretto da Steve McQueen tratto dall’omonima autobiografia di Northup edita nel 1853 che spiega come la schiavitù fosse radicata nella corrente di pensiero dell’epoca e in particolare nel positivismo, che forniva spiegazioni scientifiche per giustificare lo schiavismo sulla base di una classificazione degli esseri umani in base al colore della pelle. La schiavitù aveva come scopo principale quello di arricchire le classi più avvantaggiate ed era un istituto previsto dall’allora vigente legislazione che consisteva nell’assoggettamento di manodopera acquistata in Africa da mercanti di schiavi per essere utilizzata come servitù e nelle piantagioni delle colonie. Questa pratica, negli Stati Uniti d’America, ebbe inizio nel 1619 a Jamestown, allora capitale della Virginia, dove arrivò la prima nave di schiavi proveniente dall’Africa Occidentale, anche se è probabile che i 20 africani portati in America quell’anno non fossero “schiavi” nel vero senso della parola, ma servi che avrebbero potuto tornare liberi dopo un periodo di tempo determinato dal contratto. In seguito, l’importazione di schiavi dall’Africa e il loro commercio in America Settentrionale non conobbe soste sino al 1808, anno in cui ne fu vietato l’arrivo dall’Africa, ma non la schiavitù. Nel tempo le coltivazioni di cotone crebbero a dismisura sempre più ad ovest e soprattutto nel profondo sud degli USA. Ciò a causa della crescente domanda di cotone e di invenzioni come la sgranatrice che consentì la produzione di cotone a fiocco corto in maniera più economica. Questo incremento enorme dell’economia agricola portò alla migrazione forzata di numerosi schiavi verso Ovest e verso Sud. Alcuni storici chiamano questo periodo di migrazione “Second Middle Passage“, con riferimento al Middle Passage, nome con il quale era conosciuto il trasporto degli schiavi dall’Africa verso le Americhe. Anche questa seconda migrazione interna degli schiavi non fu indolore, ma violenta. Le persone venivano strappate dalle proprie famiglie e trasportate con la forza verso altri luoghi da coltivare in condizioni sempre molto disagiate e al limite della disumanità.

Ed è in questo periodo che iniziano i 12 anni di schiavitù di Solomon Northup che attraverso scene in cui spesso e volentieri è lui il protagonista, vengono raccontati questi anni quasi esclusivamente dal suo punto di vista. Nel film (Oscar 2014 come migliore pellicola) Steve McQueen sceglie di mettere l’accento su quelle che sono state le crudeltà degli schiavisti, infatti, per quasi tutta la durata del film sono presenti scene di violenza verbale o fisica che fanno capire le dinamiche dello svilimento progressivo della persona che veniva ridotta allo status di cosa. Nel film questo processo avviene quasi istantaneamente con il rapimento, mentre diverse sono le conseguenze negative che si susseguono e si accumulano, e diverse sono anche le reazioni di Solomon. Egli infatti, mentre viene trasportato in barca verso la Louisiana dichiara: “io non voglio sopravvivere, io voglio vivere” provando a ribellarsi a quel processo che lo porterà a non essere considerato più che un oggetto quando verrà dato allo schiavista Edwin Epps. È durante questa parte del film infatti che si vedono di più scene di fustigazioni, tentati omicidi…etc. mentre Solomon è sempre più costretto ad annullare la sua persona e a cercare di fare di tutto per sopravvivere invece che vivere.

Solomon con sua moglie Anne e i figli Margaret e Alonzo

Tra il 1810 e il 1860 almeno 300.000 schiavi vennero forzati verso i nuovi insediamenti dai luoghi in cui erano nati e durante tutto questo periodo gli Stati del Sud, come la Luisiana, difesero la loro società fondata sulla schiavitù, scontrandosi contro gli stati del Nord, che erano invece abolizionisti. Questo fu causa della Guerra di Secessione (1861-65), vinta dai Nordisti che, abolirono definitivamente la schiavitù in tutti gli Stati Uniti grazie al Tredicesimo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, introdotto nel 1865: “Neither slavery nor involuntary servitude, except as a punishment for crime where of the party shall been duly convicted, shall exist within the United States, or any place subject to their jurisdiction” (“Né la schiavitù né la servitù coatta, eccetto che come punizione per un crimine di cui la parte sarà stata riconosciuta colpevole nelle forme dovute, potranno esistere negli Stati Uniti o in qualsiasi luogo sottoposto alla loro giurisdizione”).

“Nè la schiavitù nè la servitù coatta potranno esistere negli Stati Uniti o in qualsiasi luogo sottoposto alla loro giurisdizione”

Costituzione degli Stati Uniti, XIII emendamento

Tre anni dopo il Quattordicesimo Emendamento garantì la cittadinanza a tutti gli afroamericani, mentre nel 1870 si stabilì che il diritto al voto non poteva essere negato a causa della razza. In Europa invece già nel XVIII secolo la diffusione delle idee illuministe aveva indotto i governi a proibire la tratta e l’uso degli schiavi, che diminuì dalla fine del Settecento fino a scomparire nella metà del secolo successivo. La schiavitù però, sopravvisse ancora per qualche decennio, ma alla fine dell’Ottocento gli Stati europei si impegnarono ad abolirla anche nelle colonie africane. La schiavitù fu solennemente condannata dalla Società delle nazioni con la Convenzione di Ginevra del 1926. Ciononostante, in alcuni paesi africani e asiatici essa esiste ancora. Il traffico internazionale di bambini o di ragazze costrette alla prostituzione rappresenta una forma di schiavitù di fatto, che coinvolge anche l’Europa. Questo film di Steve McQueen attraverso una rappresentazione esplicita ed esibita della schiavitù negli Stati Uniti d’America invita a non dimenticare il passato per non rifare gli stessi errori e ad avere un occhio più attento sul presente.

12 ANNI SCHIAVO

Anno: 2014

Regia: Steve McQueen – Produzione: Plan B Entertainment, New Regency Pictures, River Road Entertainment, Summit Entertainment

Cast: Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano,Paul Giamatti, Brad Pitt, Lupita Nyong’o, Alfre Woodard, Sarah Paulson,Scoot McNairy,Taran Killam, Garret Dillahunt, Michael Kenneth Williams, Quvenzhané Wallis, Ruth Negga, Bill Camp


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