STARLINK, RISORSA O RISCHIO?

FuoriLiceo

di ALESSIO PERODI – Il cielo notturno potrebbe non essere più così buio. Con l’avvento di una nuova flotta di satelliti della Space X potremmo dire definitivamente addio al cielo come abbiamo imparato a conoscerlo dall’alba dei tempi.Ci siamo oramai abituati alle sfide impossibili lanciate dall’imprenditore e fisico sudafricano Elon Musk, tanto che questa volta il progetto non ha destato neanche tanto scalpore, anche se potrebbe portare sostanziali conseguenze nella nostra vita di tutti i giorni. Anzi, di tutte le notti.

Elon Musk, fondatore di SpaceX (photo by Jurvetson – flickr)

L’obiettivo della Space X è quello di lanciare una costellazione di 12.000 satelliti entro il prossimo lustro aumentando esponenzialmente il traffico dell’orbita terrestre bassa (LEO) cioè l’orbita al di sotto dei 2.000 km. Questa costellazione, chiamata Starlink, consentirà l’accesso a internet satellitare globale in banda larga a bassa latenza, cioè la connessione utilizzata nei luoghi non coperti dal tradizionale ADSL terrestre. Questi satelliti lavoreranno in sintonia e costituiranno una vera e propria rete attorno al nostro pianeta. Il primo lancio di 60 satelliti Starlink è stato effettuato il 24 maggio 2019, mentre a luglio 2021 sono 1433 quelli operativi in orbita con altri 1500 in programma entro la fine dell’anno. Ad agosto 2020 Space X  ha attivato un servizio privato in beta (di prova) negli Stati Uniti per poter usufruire di questi satelliti e ha lanciato un servizio pubblico, sempre in beta, ad ottobre 2020, attivo solo ad alte latitudini. 

Non è tutto rose e fiori però, perché questo progetto comporta anche sostanziali conseguenze, come l’inquinamento luminoso che disturberà le osservazioni del cielo notturno. Il materiale di cui sono fatti questi satelliti super leggeri ha infatti la capacità di riflettere la luce del Sole, capacità che aggiunta alla vicinanza al pianeta rende il disturbo causato assai maggiore. Ciò renderà impossibile a tutti gli astrofili praticare astrofotografia, qualunque strumento si possegga, dai riflettori ai rifrattori, passando dai Newton ai Maksutov-Cassegrain. Potrebbe sembrare un problema di poco conto, ma nel mondo esistono diversi milioni di persone che fanno dell’astrofotografia il proprio hobby, o addirittura la propria professione, senza considerare inoltre le attività di ricerca. I satelliti Starlink non disturberanno infatti solo le osservazioni astronomiche, ma anche tutti i programmi scientifici che non dispongono di un telescopio posizionato in orbita, che sono la maggior parte, considerando che esistono solo 5 strumenti di questo tipo. 

Non si è fatta attendere infatti la risposta delle persone che non vogliono vedersi privare della bellezza del cielo notturno e che hanno lanciato una petizione online chiedendo di fissare un tetto massimo al numero di satelliti artificiali in orbita terrestre (che non superi alcune (poche) migliaia di unità), limitare la quota operativa delle “mega costellazioni” ad una altitudine non superiore ai 600 km (in modo che i satelliti “scompaiano” nel cono d’ombra della Terra dopo il tramonto del Sole), limitarne la brillanza alla ottava magnitudine apparente (non visibile ad occhio nudo) e limitare le frequenze di ricetrasmissione delle “mega costellazioni” (non dovranno interferire con quelle dei radiotelescopi terrestri). La petizione ha già ricevuto quasi 2.000 firme, ma necessita di almeno 2.500 per essere presa in considerazione seriamente.

Da una parte abbiamo la prospettiva di poter navigare più velocemente su internet e di poter rimanere collegati ovunque ci troviamo sulla superficie del pianeta, dall’altra la possibilità di poter godere, come è sempre stato, delle meraviglie che sa offrirci il cielo notturno. Ognuno di noi è libero di scegliere liberamente da che parte stare, ma se doveste optare per la seconda scelta, questa è la petizione:

https://www.change.org/p/president-of-the-united-states-save-the-starry-night-sky-from-mega-sat-constellation-out-of-control-proliferation

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