STORIA DI NOTE, NOTE DI STORIA: POP-PUNK E INDIPENDENTI

Arte&Cultura Che Spettacolo!

di DAVIDE NOBILE – Con l’arrivo del nuovo millennio arriva anche tanta nuova musica. Si fa largo nella scena musicale un genere orecchiabile quanto veloce, capace di piacere agli ascoltatori più casuali come ai più esigenti cultori del rock, caratterizzato da pochi semplici accordi e da ritmiche incalzanti, un genere simbolo di una generazione: è l’era del pop-punk. Come suggerisce il nome, il pop-punk è caratterizzato dall’unione di elementi melodici e ritornelli accessibili quanto memorabili, fortemente influenzati dalla musica pop, con chitarre distorte e ritmi di batteria con passaggi estremamente rapidi, tipici della musica punk. Questa unione di stili, che sulla carta può sembrare un mostro di Frankenstein musicale, in realtà ha riscosso una popolarità enorme perché piacevole e divertente da ascoltare, in grado di trasmettere tanta energia e di invogliare i ragazzi a prendere in mano la chitarra o le bacchette e divertirsi con i propri amici. 

Gerard Way, cantante dei My Chemical Romance

Tuttavia occorre tener conto del fatto che le insicurezze, le paure e le contraddizioni del mondo degli anni ‘90 non sono, purtroppo, sparite con l’arrivo del 2000. Per questo anche nel pop-punk non si parla solamente di feste con gli amici, skateboard e pizza, ma vengono affrontate anche tematiche più profonde e cupe, come era già successo con il movimento grunge degli anni ‘90. Difatti è stato popolarizzato negli anni 2000 il termine “emo”, abbreviazione di “emotivo”, per definire una corrente musicale, di moda e di pensiero strettamente legata alla scena pop-punk. La cultura emo mette al centro dell’attenzione, come si può intuire dal nome, la sfera emotiva, indagando a fondo le paure e gli aspetti più nascosti delle emozioni di un’intera generazione di giovani, i quali potevano trovare nella musica uno sfogo e un modo per esprimere il loro mondo interiore, spesso a loro stessi non del tutto conosciuto.

La band pop-punk più rappresentativa di questo movimento sono senza dubbio i My Chemical Romance. Il gruppo, originario del New Jersey (USA), ha conosciuto un’esplosione di popolarità grazie alla profondità dei testi, unita a musiche molto energetiche e ad uno stile unico che li ha portati con soli quattro album a diventare la voce di un’intera generazione di giovani che potevano liberare le loro emozioni grazie alla loro musica senza paura di venire giudicati. Sarebbe tuttavia errato considerare il pop-punk emo un genere “triste” poiché, prendendo appunto in esame le canzoni degli stessi My Chemical Romance, a brani più cupi e malinconici se ne affiancano altri che infondono coraggio e fiducia in se stessi, a dimostrazione della grandezza e della capacità di toccare ogni aspetto della sfera emotiva dei ragazzi di Newark. 

I My Chemical Romance in concerto

Sul finire del primo decennio degli anni 2000 tuttavia il panorama musicale è pronto per una nuova evoluzione, dettata questa volta da un fattore molto più pratico. Infatti fare musica stava diventando sempre più economico e accessibile: non è più necessario rivolgersi ad un grande studio o ad una casa discografica importante per produrre il proprio EP in quanto vengono messe sul mercato apparecchiature low-cost che quasi chiunque si può permettere. Basta un’interfaccia audio, acquistabile anche a poche decine di euro, un programma di mixing e editing, di cui esistono diverse versioni completamente gratuite, ed un microfono e chiunque può dare vita ai propri progetti musicali. Ecco che si apre allora l’era della musica indipendente. Può far parte della categoria qualsiasi genere musicale, caratterizzato però da produzioni, appunto, indipendenti o in piccoli studi musicali. Tale democratizzazione della musica ha portato, e sta tuttora portando, alla nascita di progetti sempre più sperimentali, in grado di creare nuovi generi e musica sempre diversa, sebbene abbia reso più difficile emergere in un mercato ormai saturo. Anche l’avvento dei social nell’ultimo decennio ha contribuito alla diffusione della musica indipendente: molti artisti infatti sono cresciuti in popolarità perché si sono saputi muovere e pubblicizzare intelligentemente sulle piattaforme social.

E ora cosa ci riserva il futuro della musica? E’ difficile dirlo, ma chissà che non ci si ritroverà di nuovo qui a parlarne, a parlare di storia e di note.

Un home studio di registrazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *