GALBIATI, PROFESSIONE COACH “ALCHIMISTA”

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Di FILIPPO GIAZZI – Ci sarà anche un po’ di Cremona sotto il sol levante delle Olimpiadi, al via tra poche ore con la cerimonia inaugurale. Tanti atleti della nostra provincia cercheranno sul campo, in pista o in palestra di arricchire il medagliere azzurro, ma anche dagli staff tecnici arriverà un contributo. Paolo Galbiati non è cremonese di nascita, ma sotto il Torrazzo si sta guadagnando una fetta di cittadinanza: ci sarà anche lui a Tokyo, nello staff dell’Italbasket di un altro ex “cremonese” come Meo Sacchetti. L’ultima stagione alla guida della Vanoli è stata molto positiva sia per la squadra che per Galbiati, che abbiamo sentito prima della partenza per la spedizione olimpica per parlare (soprattutto) di giovani.

Se devo pensare a un bilancio finale direi che è stata un’annata positiva, nonostante la mancata partecipazione ai playoff. E’ stato un gran bel viaggio, iniziato con tante scommesse che nel corso della stagione sono state ben ripagate. E’ stato un anno stimolante ma allo stesso tempo pesante: il nostro budget era risicato, ma siamo comunque riusciti a toglierci diverse soddisfazioni; mi sono divertito!

Sul finire del campionato c’è stato spazio per far esordire alcuni giovani del settore giovanile, tra questi anche Filippo Gallo, studente del Vida, il prossimo anno in 4A Liceo Scientifico Sportivo.

Filippo Gallo (a dx), giocatore Vanoli e studente del Vida

Sì, quest’anno ho visto un gruppo molto unito, sicuramente tra i gruppi più belli che io abbia avuto. Per i giovani è stato un premio, si sono dimostrati sempre disponibili nei momenti di bisogno e hanno sempre risposto alle mie critiche costruttive con grande “fame” e grinta, per questo, raggiunta la salvezza, ho deciso di concedere maggior minutaggio anche a loro. Quando Gallo ha segnato i suoi primi 3 punti contro Milano ho sorriso perché, oltre alla soddisfazione personale, la cosa importante che ha fatto la differenza è stata ciò che è riuscito a dare al gruppo sia a livello tecnico che a livello umano”.

Un po’ per necessità, un po’ per filosofia, la Vanoli è una società che guarda molto ai giovani. Quali sono le accortezze che servono nel loro inserimento? E le difficoltà sia a livello tecnico che di responsabilità ?

Le difficoltà sono molte: serve innanzitutto calma. Sono conscio di quanto sia pesante per un ragazzo giovane dover impegnarsi sia a scuola sia nell’attività sportiva; qui la voglia e la passione sono fondamentali e fanno la differenza. Il mondo della Seria A, poi, è un vero e proprio “tritacarne”: chi si affaccia deve farlo con determinazione e umiltà, deve crederci, allenarsi ogni giorno con l’obiettivo di migliorare sempre di più per poi raggiungere il punto per provare a diventare protagonisti. Non bisogna bruciare le tappe: con il tempo i frutti del lavoro si faranno vedere.

Giovani e veterani, italiani e stranieri: il suo non è solo il lavoro di un tecnico, ma di un direttore d’orchestra, un vero e proprio alchimista! Quali sono i rapporti in campo e nello spogliatoio?

Innanzitutto grazie per avermi dato dell’alchimista: questa mi mancava nel curriculum! Comunque, a parte gli scherzi, purtroppo come tutti anch’io sto invecchiando e ogni anno che passa mi rendo conto di quanto questo mi allontani dalle nuove generazioni. I giovani cambiano continuamente e anche i tempi sono in continua evoluzione. Ovviamente cerco di empatizzare con tutti all’interno dello spogliatoio. Ci sono momenti in cui bisogna essere seri alternati ad altri in cui si può essere più amici; sostituirsi alla figura del fratello maggiore o interpretare i ragazzi come un bravo psicologo; ci sono momenti in cui devo scegliere che versione di me essere. Io incontro ogni anno tanti tipi di persone differenti con le quali trascorro parecchi mesi e cerco di entrare in sintonia con tutti per creare un’unione di gruppo e di fiducia reciproca. Tutto ciò è stimolante ma per nulla semplice: passo dal parlare con Poeta a Gallo, poi a un americano, mi impegno per provare a tirare fuori il meglio da tutti. E’ fisiologico che in gruppo nascano alcune piccole frustrazioni, ed è in questi casi che emerge la vera natura del gruppo e il proprio senso di appartenenza.”

Nella sua carriera da giocatore e da allenatore come ha visto evolversi l’atteggiamento dei giovani nei confronti di questo sport?

A parer mio il cambiamento è legato alle infinite opportunità che attualmente si hanno. Oggi appena finisce una partita si sa già tutto, basta navigare in Internet. Quando ero ragazzino io per guardare un march NBA bisognava aspettare per forza il sabato e anche in quei casi non c’era la certezza che si riuscisse a vedere. Forse un po’ la metodologia è cambiata: i giovani di oggi hanno bisogno di continui stimoli e quindi di non concentrarsi solo ed esclusivamente su un determinato esercizio fino allo sfinimento, però la passione è rimasta invariata: il gioco si evolve ma le basi rimangono quelle. Chi è innamorato del gioco oggi lo è come le persone degli anni novanta, ottanta, settanta e oltre”.

Ultimissima domanda: sappiamo che Vanoli spesso si trova a dover ricostruire il proprio roster quasi per intero ogni stagione. Sa darci già qualche anticipazione?

Da quando è finita la stagione mi sono concesso solo un giorno di vacanza per andare a trovare la mia famiglia e poi mi sono buttato nello studio dei giocatori e di nuove proposte interessanti per il prossimo anno. Abbiamo riconfermato due giocatori di esperienza come Giuseppe Poeta e David Cournhoo e stiamo cercando le figure più adatte per il nostro budget, per il nostro roster e affini al nostro stile di gioco. Cerchiamo giocatori che accettino la nostra sfida, con grande voglia di emergere: voglio delle bombe di energia che siano grintose su ogni possesso come se fosse il più importante della loro vita”.

Per i giovani invece…? “I giovani seguono il loro percorso di settore giovanile per crescere, fare proficua esperienza e per essere pronti ad aiutare la prima squadra quando verrà loro richiesto. Siamo “work in progress” per creare un gruppo sempre più unito che ci permetta di raggiungere obiettivi ancora maggiori!”.

*foto dell’articolo dal profilo Facebook della Vanoli Basket

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