LA SOSTENIBILITÀ CULTURALE NON È UN OPTIONAL

Arte&Cultura

di ALESSIO PERODI – Aida non entrerà nella sala del palazzo del Faraone questa volta. Non lo farà perché la Rappresentanza Sindacale Unitaria (Rsu) della Fondazione Arena di Verona ha proclamato uno sciopero a causa di “gravissimi problemi e criticità che riguardano il futuro e la sopravvivenza stessa della Fondazione Arena”. Sono falliti tutti i tentativi di mediazione tra gli enti sindacali (Rsu dell’ente lirico, Cgil, Cisl, Uil e Cisal) e la dirigenza, finalizzati ad annullare la protesta e quindi permettere la messa in scena dell’Aida. “Abbiamo richiesto insistentemente, ma invano, totale trasparenza sui conti e garanzie reali ed esigibili sulla sostenibilità economica della stagione estiva”, afferma la Rsu, che si preoccupa di coloro che già hanno dovuto fare troppi sacrifici in quest’ultimo anno di pandemia e che non potrebbero sopportare di affrontare una stagione lirica estenuante senza le giuste tutele. 

L’Arena di Verona (foto di etiennepezzuto92 da Pixabay)

L’episodio dell’Arena, che spicca per la notorietà del luogo e dell’opera coinvolta, non è però l’unico del genere nel settore. Nel corso della crisi pandemica troppe volte la cultura è stata messa in secondo piano, etichettata come “non essenziale”, ma la cultura non è un’idea astratta, è creata e divulgata da persone che fanno di essa il proprio lavoro. Per queste persone la cultura è linfa vitale. Troppo spesso questo ambito, e in particolare il teatro, viene considerato un hobby praticato da chi può permetterselo, senza però tener conto di chi sta dall’altra parte del sipario. Ci sono attori, cantanti, ballerini, musicisti, costumisti, sceneggiatori, truccatori e centinaia di altre persone che contano sulla cultura per poter vivere, non per potersi divertire. Perché quindi mettere le necessità del pubblico davanti a quelle dei lavoratori? 

Nel mese di giugno è accaduto un episodio analogo a Roma, più precisamente al Teatro India che è rimasto “in ostaggio” a partire dal 7 giugno a causa dello sciopero dei tecnici. Quest’ultimi, facenti capo a Libersind Confsal, stanno occupando il teatro da più di un mese e richiedono una maggior tutela per la propria sicurezza, messa in pericolo da alcuni deficit della struttura. 

Negli ultimi mesi, quelli della “riapertura”, si contano molteplici esempi simili che suggeriscono una mancata attenzione, da parte degli organizzatori, a chi è indispensabile. L’ambiente dello spettacolo ha a lungo protestato per chiedere un’apertura immediata, ma non si è preoccupato di organizzarla, trovandosi totalmente impreparato quando è arrivato il momento. 

Il Teatro India di Roma (dalla pagina Facebook)

Il termine “sostenibilità” viene ormai utilizzato solamente in ambito ecologico, ma è lecito impiegarlo in ogni ambiente. Esso indica la “possibilità di essere mantenuto o protratto con sollecitudine e impegno o di esser difeso e convalidato con argomenti probanti e persuasivi”. É questo ciò che manca a buona parte dei programmi di riapertura. 

Un evento culturale non deve essere sostenibile solo per gli spettatori, ma soprattutto per i lavoratori, i quali sono costretti a orari improponibili e stipendi inadeguati. Dietro ad uno spettacolo di 3 ore come l’Aida ci sono centinaia di persone che hanno speso centinaia di ore in discussioni, studio e prove di ogni genere. Senza la sostenibilità un progetto può prender vita e forse durare qualche mese, ma non può di certo costituire un’eccellenza a livello mondiale, status al quale aspira la nuova stagione lirica dell’Arena di Verona. 

Sarà quindi necessario che gli organizzatori di eventi culturali mettano al centro del proprio progetto la sostenibilità, senza rinunciare certamente alle esigenze di coloro che ne fruiranno. 

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