ALLA FONTE DI CREMONA ROMANA

Eventi Vita da Vida

di BEATRICE NOBILE – Vi siete mai chiesti come sia nata la vostra città? O come dovesse essere la vita di un antenato concittadino? Beh, anche in questo caso la storia non finisce mai di stupirci! Ce lo racconta il professor Gianluca Mete, archeologo e insegnante di Greco e Latino del Liceo “M.G. Vida”, nella conferenza “Cremona romana, storia e vicende nelle fonti letterarie antiche”, tenutasi mercoledì scorso nella nuova caffetteria dell’istituto di via Milano.

Attraverso lo studio delle opere storiche, Mete ha accompagnato il pubblico in un viaggio dalla fondazione della città alle ultime tracce della presenza romana sul territorio. Come ha spiegato, Cremona fu fondata insieme a Piacenza nel 218 a. C., come punto cruciale del progetto di conquista e controllo dei territori del nord Italia. Un piano portato avanti da anni e capace di guardare al futuro, perseguito con perseveranza in vista di un obiettivo ben chiaro. Una perseveranza che è forse più difficilmente riscontrabile al giorno d’oggi: in un tempo antico orientati al futuro, sembriamo oggi sempre più fissati al presente.

Ma i romani avevano le idee chiare: fondate le due città nei punti più importanti sulle rive del Po, avviarono una campagna di popolamento dei neonati centri, spingendo principalmente i soldati e le loro famiglie a trasferirsi. Sono state infatti ritrovate ciotole e altri utensili della vita di tutti i giorni probabilmente provenienti dal centro e sud Italia, ancora una volta, come ha fatto notare il professor Mete, indice di quanto sia infondata l’odierna “rivalità” tra nord e sud del Paese.

Una volta fondata la città sul famoso modello della pianta dell’accampamento romano (ancora oggi intuibile dalla forma di buona parte del centro), i più ricchi tra i nuovi abitanti si diedero alla costruzione di meravigliose domus, di cui oggi sono stati ritrovati frammenti di muri, mosaici di decorazione e moderni sistemi di isolamento: per evitare che l’umidità si infiltrasse nelle case, il pavimento veniva infatti costruito rialzato e sotto di esso venivano posizionati vasi e cocci, creando il cosiddetto vespaio. Ma non sempre si trovano resti di abitazioni: per quelle più povere, costruite di legno, serve l’occhio attento dello storico per saper identificare, nei solchi lasciati in modo regolare nel terreno, la struttura che moltissimi anni fa doveva trovarsi in quel luogo.

Un’altra importante traccia della presenza romana è rappresentata dal porto, oggi collocato molto lontano dal fiume per via dei cambiamenti topografici subiti dalla zona, ma ritrovato grazie all’attenta analisi di opere letterarie che ne documentavano la presenza. È indispensabile, ha spiegato Mete, tener conto delle variazioni del territorio (naturali e antropologiche) che inevitabilmente si verificano con il passare del tempo. Per via delle particolari caratteristiche del Po non si trattava di un porto fisso, quanto più di un insieme di passerelle di legno, i cui resti sono stati ritrovati alcuni metri al di sotto della strada.

Oltre a questo si ha anche traccia della costruzione di necropoli all’esterno della città, mentre è difficile identificare i templi in quanto, dalla diffusione del Cristianesimo, venivano quasi sempre riutilizzati per la costruzione di chiese. Ma nello stesso periodo di fermento della neonata religione, al di fuori della città si hanno ancora numerose tracce di sepolture pagane, indice della difficile diffusione di un nuovo culto nelle campagne.

Dopo un periodo di pace in epoca Augustea, durante il quale la città cominciò ad espandersi al di fuori delle mura, lo scoppio della guerra civile romana portò all’assedio di Cremona. Un testo dell’epoca, che ben descrive la battaglia difensiva, ha permesso di ritrovare la targa di una catapulta descritta nell’opera, verificando in questo modo l’attendibilità delle fonti.

Persa la battaglia, Cremona fu rasa al suolo e successivamente ricostruita. Da quel momento si avvicina il declino della Cremona romana: raramente si trovano le sontuose domus dei periodi precedenti e spesso i materiali usati per costruirle vengono riadoperati per la costruzione di abitazioni più modeste: il professor Mete ricorda che, benché la valorizzazione di reperti storici sia importantissima, è altrettanto importante non penalizzare il progresso legandosi troppo al passato.

Ma la storia non è fatta solo di battaglie: a volte basta sedersi a tavola e… scoprire un mondo completamente inaspettato! Gli studiosi hanno infatti scoperto che, in ambito aristocratico, andava molto di moda il ghiro, allevato in un’apposita gabbia e fatto ingrassare. Un altro curioso resto ritrovato è la coscia di un cammello, la cui carne era ritenuta molto raffinata, una prelibatezza esotica.

Per quanto le abitudini alimentari di un tempo non siano esattamente il miglior modo per risvegliare l’appetito, alla fine della conferenza al pubblico è stato offerto un rinfresco, gentilmente preparato dalla caffetteria del Liceo Vida.

Per concludere la sua relazione, l’archeologo ha proposto la lettura di una poesia di E. Montale che ben riassume il lavoro dello storico:

La storia gratta il fondo

come una rete a strascico

con qualche strappo e più di un pesce fugge.

EUGENIO MONTALE, La Storia, (Satura, Mondadori 1971)

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