LA DONNA RADIOATTIVA

Che Spettacolo!

di ALESSIO PERODI – Se ciò che cercate è una recensione oggettiva del film Radioactive, state leggendo l’articolo sbagliato. Nell’oggettività non ci si può immedesimare, non si può trovare un punto di contatto con l’argomento trattato. Ed ecco perché da questo articolo non avrete un punto di vista oggettivo, ma quello di chi nutre un’immensa passione per la scienza e per coloro che ne hanno posto le basi.

Non è possibile individuare gli eventi chiave della ricerca scientifica senza incontrare l’insuperabile Maria Salomea Skłodowska, meglio conosciuta come Marie Curie, unica donna tra i quattro vincitori di due Nobel, ed unica ad aver vinto il Premio in due distinti campi scientifici. La scienziata polacca fu insignita infatti del premio Nobel per la fisica nel 1903 e di quello per la chimica nel 1911. É proprio su di lei che si incentra il film di Marjane Satrapi “Radioactive, che non si limita però alla sua biografia certamente fondamentale nell’opera cinematografica, ma si appoggia ad un più ampio racconto: la storia della radioattività. 

La sequenza iniziale è ambientata nel 1934, anno di morte della celebre scienziata, la quale, provata dai lunghi anni di ricerche tossiche, sviene nel suo laboratorio e viene portata in ospedale. A questo punto lo spettatore viene trasportato, attraverso l’uso del flashback, lontano da quella camera d’ospedale, a quando Marie Curie è ancora Maria Skłodowska e deve combattere contro l’ambiente accademico parigino del tutto ostile al sesso femminile. La sua vita cambia radicalmente tra le strade della capitale francese quando incontra Pierre Curie. L’incontro tra i due scienziati viene raccontato dalla regista  come il più classico della storia del cinema: i due si scontrano, a lei cade un taccuino e lui glielo raccoglie chiedendole: “Lei si occupa di microbiologia?”. Maria risponde allora prontamente: “Di tutte le scienze che si scontrano con il pensiero comune”. Queste sono le prime parole pronunciate dalla protagonista e racchiudono la forza e la determinazione di una donna che ha saputo cambiare il mondo. 

Ma il mondo non si cambia per sbaglio, lo si cambia volendo: “La scienza sta cambiando, ma le persone che la governano sono le stesse che credevano che la terra fosse piatta. Dimostrerò che si sbagliano, proprio come fece Newton. Dimostreremo”. Quest’ultima parola pronunciata dalla scienziata, interpretata da Rosamund Pike, mette in luce un aspetto fondamentale: l’umanità. Non esiste infatti il superuomo che tramite un’illuminazione divina giunge alla scoperta della verità, ma esiste una donna che, grazie al contesto sociale e alle scoperte dei suoi precedenti, fa procedere la ricerca scientifica nella giusta direzione. Marie Curie non sarebbe mai stata il mito che è ora se Antoine Henri Becquerel non avesse accidentalmente scoperto la radioattività, o se Pierre Curie non avesse accettato di condividere il proprio laboratorio con la brillante scienziata polacca. É in questo laboratorio che i due sconosciuti iniziano a fare scienza, ma non una scienza di tasti, una scienza di sudore. É la stessa Maria che deve spendere ore e ore della propria giornata a rompere pechblenda, un minerale dal quale si estrae l’uranio, usando solamente le proprie braccia e un martello.

Il film si concentra molto sulle attività laboratoriali, vero cuore pulsante della ricerca scientifica, senza denigrare però la nascente storia d’amore tra gli scienziati. Lavorando a stretto contatto per anni, tra i due scocca la scintilla e lei accetta di prendere il cognome di Pierre. Il consolidato sodalizio intellettuale e affettivo tra i coniugi Curie porta così alla scoperta di due nuovi elementi chimici (Radio e Polonio, chiamato così per omaggiare la terra natale della scienziata), alla dimostrazione dell’esistenza della radioattività e ultimo, ma non per importanza, al concepimento del loro primo figlio. La radioattività conquista velocemente l’interesse dell’opinione pubblica che la sfrutta anche per le più futili questioni di marketing; iniziano così a comparire i primi spettacoli teatrali “radioattivi”, le prime caramelle gommose  “radioattive” e le prime sedute spiritiche che sfruttano i raggi x per impressionare gli spettatori. Il film sfrutta a questo punto l’uso di un flash forward che catapulta lo spettatore nel 1957, a Cleveland, dove il piccolo Peter, malato di tumore, viene curato con una tecnica innovativa: la radioterapia. La storia torna poi al suo flusso originale, nel quale Marie comunica al marito l’attesa della secondogenita mentre lui le comunica la nomina al premio Nobel per la scoperta della radioattività, che però porta solo il nome di Pierre. Lo scienziato, mantenendo fede alla promessa fatta alla moglie, nel discorso all’Accademia delle Scienze di Stoccolma sottolinea i meriti della consorte e condivide le sue preoccupazioni sul futuro utilizzo delle loro scoperte.

A questo punto la regista inserisce un nuovo flash forward che spedisce la narrazione al 6 agosto 1945, una data celebre che sottolinea la nefasta natura dell’uomo, quando un bombardiere americano sgancia sulla città di Hiroshima “Little boy”, la prima bomba atomica che distrusse una città. Le conseguenze delle ricerche dei coniugi Curie non sono fatali solo nel lungo periodo, ma anche nel breve, e coinvolgono e sconvolgono la vita della famiglia e la carriera accademica di Marie. Alle tante disgrazie che colpiscono la scienziata si affiancano però anche alcune soddisfazioni, come la vittoria del suo secondo Nobel, questa volta per la chimica, e un paio di salti temporali che la regista ha deciso di inserire per mettere in luce, ancora una volta, le conseguenze del lavoro pionieristico dei coniugi.

È questa quindi la trama di un film che non ha avuto bisogno di romanzare una biografia già spettacolare di suo, ma che ne ha saputo esaltare i tratti salienti. Il ritmo è serrato e a supporto delle vicende narrate, superando anche i limiti cronologici della vita di Marie grazie all’uso di flash forward che catapultano lo spettatore nel vero scheletro del film che è la storia della radioattività. Uno scheletro non ha però senso di esistere senza un cuore pulsante e questo cuore non è solo la vita di una scienziata, ma quella di una donna, di una madre e di una moglie che non ha saputo stare al passo degli uomini dei suoi tempi, ma li ha superati. É riduttivo infatti che Marie Curie venga spesso usata solo come simbolo del femminismo nella scienza quando dovrebbe essere usata come vero baluardo dell’eccellenza dell’essere umano. 

RADIOACTIVE
Anno: 2019
Regia: Marjane Satrapi – Produzione: Eagle Pictures
Cast: Cast: Anya Taylor-Joy, Rosamund Pike, Sam Riley, Simon Russell Beale, Jonathan Aris, Aneurin Barnard, Tim Woodward, Mirjam Novak, Franciska Töröcsik, Indica Watson


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