STORIA DI NOTE, NOTE DI STORIA: IL GRUNGE

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di DAVIDE NOBILE – Con l’avvento degli anni ‘90 iniziano a sparire progressivamente dalla scena musicale più in voga capelli cotonati, chitarroni stravaganti, colori sgargianti e quei virtuosismi esagerati che avevano caratterizzato l’hair metal degli anni ‘80. Da Seattle si fa largo un nuovo sound, più semplice, cupo e “sporco”: il grunge. Il termine deriva appunto dall’aggettivo “grungy”, un termine di estrazione popolare che tradotto significa “sporco, sudicio”. Ascoltando infatti alcuni tra i lavori più celebri dei principali esponenti del genere appare evidente l’utilizzo di suoni di chitarra pesantemente distorti e poco rifiniti, parti di batteria impattanti e linee vocali spesso molto sforzate. Sebbene possa sembrare strano che un genere musicale con caratteristiche così forti potesse essere in grado di riscuotere un tale successo, bisogna considerare come sia riuscito ad esternare emozioni, sensazioni e paure che, dopo l’euforia dei precedenti decenni, si facevano sempre più vive specialmente nei giovani. Ricorrenti nel grunge sono infatti temi di denuncia sociale, di protesta contro la classe politica, ma anche tematiche legate alle parti più inesplorate e oscure della sfera emotiva, il che permetteva ai giovani di veder rappresentato attraverso la musica il proprio mondo interiore. 

Layne Staley, cantante della nota band grunge Alice In Chains

Questo nuovo approccio alla musica e alla vita ha portato contemporaneamente anche ad un cambiamento nella moda: se negli anni ‘80 abiti in pelle, borchie, capigliature esagerate e colori altrettanto sopra le righe rappresentavano l’euforia di un periodo florido, negli anni ‘90 abiti larghi volutamente logori, colori spenti e look trasandato erano espressione del disagio di una generazione nei confronti di un mondo in rapidissimo cambiamento, nel quale però permanevano storiche piaghe sociali. 

Tra i gruppi grunge più conosciuti è doveroso citare i Pearl Jam, i Soundgarden, gli Alice In Chains e i Nirvana. Questi ultimi, grazie a sonorità aggressive ma piuttosto orecchiabili, ad un carismatico frontman che cantava col cuore e a pezzi senza tempo che hanno lasciato il segno nella storia del rock e della musica popolare in generale, sono il gruppo di maggior successo della scena grunge. Il loro impatto mediatico è forte ancora ai giorni nostri, il logo della band è diventato un’icona ed è difficile trovare qualcuno che non abbia sentito almeno una volta Smells Like Teen Spirit, la loro canzone più famosa (nonostante lo stesso Kurt Cobain, frontman della band, fosse arrivato a detestarla). E’ passata alla storia una loro esibizione all’interno del programma MTV Unplugged, in cui il gruppo ha suonato con strumenti acustici creando un’atmosfera per certi versi ancora più cupa, nella quale si poteva percepire tutto il disordine interiore di Kurt Cobain. Un disagio che non gli diede scampo, portandolo nel 1994 a porre fine alla sua tormentata esistenza.

Avvicinandosi al nuovo millennio tuttavia non erano solo le cupe atmosfere distorte del grunge a spopolare. Agli antipodi stava infatti crescendo la musica pop, prevalentemente elettronica, semplice da ballare in discoteca o da ascoltare per staccare un po’ la mente: il suo obiettivo primario era essere orecchiabile e rimanere in testa a chi la ascoltava, come ad esempio i lavori di Madonna e Britney Spears, ancora oggi spesso trasmessi sulle stazioni radio più ascoltate. Anche alcune band pop come gli Oasis e i Blur, esponenti della corrente musicali pop-rock inglese denominata Britpop riscuotevano un successo incredibile, dando alla luce canzoni intramontabili e immancabili nel repertorio di musicisti di ogni genere, come ad esempio Wonderwall e Don’t Look Back In Anger degli Oasis e Song 2 dei Blur.

Billie Joe Armstrong, frontman della band pop-punk Green Day

Ma c’è un altro genere che ha conosciuto una vera e propria esplosione di popolarità verso la fine degli anni ‘90: è il pop-punk che, come suggerisce il nome, unisce caratteristiche come l’accessibilità, la facilità di ascolto e la semplicità tipiche del pop con ritmiche, strumenti e modi di suonare più vicini al punk. Il genere è stato popolarizzato grazie a band come i Green Day e i Blink 182, gruppi che hanno prodotto veri e propri inni come American Idiot e What’s My Age Again e che hanno spianato la strada ad un ulteriore incremento in popolarità del genere con l’arrivo del nuovo millennio. Si affaccia sulla scena un nuovo genere, festaiolo e malinconico in ugual misura, semplice da ascoltare ma interessante da suonare, pop e punk insieme: su queste note si aprono gli anni 2000.

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