“TANTA ROBBA” L’AMICIZIA

Editoriali

di PATRIZIO PAVESI – I ricordi dell’epoca, lo ammetto, sono già un po’ sbiaditi. Ricordo che in quella piccola palazzina ad angolo di via Brembo ci passavo lunghi e sereni pomeriggi, giocando con Stefania e talvolta con altri compagni di classe delle elementari. I videogiochi non c’erano, c’era la fantasia, il nascondino, la pallavolo, Barbie e Ken (non c’era la teoria del gender: Barbie alle femmine, Ken ai maschi). Era l’età delle biglie, dei Masters, del Super Tele. E mentre noi giocavamo in cortile, mamma Rosella preparava la merenda…oggi ogni tanto passo ancora di lì a prendere una teglia di biscotti o una torta (dovrei farlo più spesso), ma di allora ho il ricordo dello yogurt fatto in casa. Non perché mi fosse piaciuto particolarmente, Rosella non offenderti, ma perché da bambino scoprire che lo yogurt si può fare in casa…beh, è stato un passo deciso per diventare uomo.

Tra tutti questi flash dai contorni sfumati ho un’immagine che invece è ben impressa nella mia testa. Un canestro. Era appeso sopra la parete dei garage (io mica ce l’avevo il garage nel mio palazzo) e ogni tanto lo usavamo pure noi. Facevo ancora minibasket, ma facevo anche schifo e mi stavo già orientando verso il calcio. Dove pure avrei fatto schifo, ma con tanta passione e senza mai mollarlo.

Quel canestro era di Roberto.

Robi per me era principalmente il fratello della Stefi: quando ci siamo conosciuti credo che lui nemmeno sapesse parlare. Ma sorrideva già, sorrideva un sacco. E c’era anche sto nanerottolo mentre noi crescevamo in via Brembo, mentre passavamo dalla Monteverdi alla Virgilio e poi alle superiori (scuole diverse) e all’università (città diverse). E Roberto dal canestro in cortile era passato alle palestre, ai parquet, a far diventare sport quello che in cortile dietro casa era un gioco. Pare fosse bravo. Non l’ho mai visto giocare. Qualche anno di differenza, giri diversi, forse qualche ragazza addocchiata in comune…ma quando ci si vedeva, sempre quel sorriso cristallino: “La Rosella come sta?!”. “Bene, grazie, e i tuoi?”.

L’ho rivisto sul giornale, un brutto giorno, in foto. Accanto a lui la scena dell’incidente in cui aveva perso la vita. C’era sempre il basket di mezzo: andava o tornava da un allenamento, non ricordo esattamente…ma non importa.

Ricordo bene invece la piazzetta di Cristo Re gremita oltre i suoi confini. La gente che debordava in strada il giorno del funerale di un ragazzo bello, solare, popolare. E capisco, ora, di non averci capito nulla allora.

Io la morte l’ho conosciuta da vicino molto più tardi rispetto alla Stefi. Oh, per carità, s’è fatta attendere ma ci è andata giù pesante. Allora però non avevo gli strumenti e l’esperienza di vita per capire cosa quella mia amica e la sua fantastica famiglia stessero passando. E a posteriori rileggo con occhi più sicuri tante altre cose. Quella marea di gente che piangeva, l’incredulità, il senso di ingiustizia. L’amicizia.

Quel giorno l’amicizia era raffigurata plasticamente da tutta quella gente. E Roberto l’aveva cementata bene, se è vero che a distanza di così tanti anni ci sono persone che a lui, al suo ricordo, dedicano ancora ore e ore di tempo e passione, per organizzare qualcosa che gli sarebbe piaciuto tanto. Sì, perché il “Tanta Robba Festival” nasce là, su quella piazza affollata…prima un piccolo memorial di basket sul campetto di via dei Classici, poi un po’ di musica ai giardinetti, infine i suoi amici che si sono fatti prendere la mano e hanno messo su una cosa epica, che nell’estate cremonese è diventata un punto fermo.

Quel giorno l’amicizia era raffigurata plasticamente da tutta quella gente. E Roberto l’aveva cementata bene

Il problema è che molti dei ragazzi che si divertono sotto canestro e, soprattutto, di quelli che ballano sulle note dei concerti organizzati dagli “Amici di Robi” non sanno dove tutto questo è nato, a chi è dedicato.

È giusto che lo sappiano. Che sappiano che alla base di tutto c’è l’Amicizia.

Oltre a Roberto, mi è capitato negli anni successivi di perdere degli amici o compagni di squadra più o meno coetanei. Robi, Luca, Angelo…ogni anno, quando si avvicina la ricorrenza, i loro amici più cari sono lì, fanno sentire questo fantastico legame che nemmeno la morte ha spezzato. Una volta era una foto sul giornale, oggi è un pensiero sui social o…un super festival. Mi affascina questa cosa, questa cosa dell’amicizia “di massa”, a me che ho sempre vissuto le mie amicizie con una profondità pari alla discrezione, che ho sempre prediletto la qualità alla quantità. Forse per attitudine ereditaria da orso, forse perché incapace di costruire diversamente i rapporti. Penso a loro mentre scrivo e, lo ammetto, gli occhi sono un po’ umidi. Penso al valore che ha l’amicizia e quanto sia importante innaffiarla ogni giorno. Penso che avrei dovuto farlo di più in passato, penso che dovrei farlo di più in futuro. Anzi, smetto di scrivere…per quello ci sarà tempo poi. Prendo il telefono e chiamo un amico.

2 thoughts on ““TANTA ROBBA” L’AMICIZIA

  1. Mi è piaciuto molto l’articolo perchè intriso di vissuto e carico di sentimenti utili anche per il contemporaneo. Grazie

  2. Grande Pat!!.. fame crida amo’!! (In cremonese rende meglio) .. gran bei pensieri che sai quanto condivido.. ❤️

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