IMPARARE AD AFFERRARE LA BELLEZZA

Oltre il Prof

di MARTA MADDALENA GAMBA* – Sono seduta in un parco, in una città dove non vivo più e che si è portata via un pezzo del mio cuore: ai trasporti pubblici ci si deve adattare, e così, con un anticipo sulla tabella di marcia di ben due ore abbondanti, aspetto con pazienza di poter attendere al mio appuntamento. È una giornata di sole, la mattina fa ancora freddo, ma il cielo è di un azzurro che quasi commuove. Intorno a me ci sono poche persone: padroni che fanno sgambare i propri cani prima di tornare allo smart working casalingo, pensionati che si concedono una passeggiata nel verde lungo il tragitto verso casa, studenti che approfittano del primo tepore primaverile per concedersi una lettura distesi sull’erba. Siamo tutti a distanza, tutti indossiamo una mascherina e cerchiamo di sfruttare al meglio il poco di libertà che riusciamo a ritagliarci nel corso della giornata.

Mi sono portata un libro da leggere, ma la mia attenzione è costantemente attratta da ciò che mi sta attorno: lo scorso anno, blindata in casa come tutti e con un forte senso di precarietà e angoscia, ho perso la primavera. Ogni sguardo si posa su un oggetto o un colore che sembra assumere una carica e un significato nuovi, e i suoni della metropoli fanno da sottofondo: il colore del cielo, delle foglie, il rumore del vento tra i rami, il traffico lento ma costante alle mie spalle, le risate dei padroni che guardano i propri animali fare numeri da circo. Quante cose che prima davo per scontate e che ora riscopro in tutta la loro semplice bellezza; e (deformazione professionale) la mia mente comincia a rovistare nei cassetti della memoria alla ricerca di qualche autore dell’antichità che mi possa prestare le parole per descrivere quello che vedo, quello che sento.

A distanza di anni, e con un percorso variegato alle spalle, credo che sia proprio questo che mi ha spinta a intraprendere gli studi classici: il desiderio di poter afferrare la bellezza dei luoghi, dei comportamenti, dei sentimenti umani grazie al genio creatore di chi, a millenni di distanza, riusciva a dare voce a ciò che io, timida e piuttosto introversa adolescente di provincia, non riuscivo a esprimere. E tale desiderio l’ho provato con maggiore forza proprio in questo periodo.

Sono ben consapevole che i ritmi cui noi tutti siamo sottoposti sono ossimorici rispetto a uno stile di vita più lento, ma questa congiunzione storica dovrebbe davvero insegnarci a guardare con più calma e con più attenzione alle piccole cose, e ad apprezzarne la bellezza. È quello che cerco di far vedere ai ragazzi quando, insieme, analizziamo un testo o una poesia: non si tratta di un mero esercizio grammaticale o di contenuto, ma di osservare i suoni, le parole scelte, le costruzioni sintattiche che ci danno la possibilità di dischiudere un mondo, o quantomeno ci aiutano ad avvicinarci a quello che l’autore vuole farci vedere. Un atto di osservazione, questo, che non deve rimanere sterile prova scolastica, ma trasformarsi in una vera e propria modalità di approccio alla vita, che ci possa aiutare a ritrovare la bellezza in tutte le sue forme, a provare stupore e gratitudine per quello di cui siamo partecipi e spingerci a migliorare quello che non va, anche per salvare noi stessi.

Credo quindi che (con buona pace di Dostoevkij, che si troverà citato per l’ennesima volta, e probabilmente a sproposito, da una penna poco degna) davvero la bellezza salverà il mondo.

“Provare stupore e gratitudine per quello di cui siamo partecipi e spingerci a migliorare quello che non va, anche per salvare noi stessi”

* Marta Maddalena Gamba è docente di Latino, Greco e Italiano presso il Liceo Vida di Cremona. Si è laureata all’Università di Pavia in Filologia, Letterature e Storie dell’Antichità con il massimo dei voti. Terminata l’esperienza lavorativa presso una libreria cittadina, è approdata all’insegnamento, e mai avrebbe pensato che le sarebbe potuto piacere così tanto. Tra le sue passioni spiccano la lettura e i viaggi, soprattutto in Oriente. Si diletta a cantare in un coro polifonico.

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