Grande schermo per grandi personaggi: il biopic

Arte&Cultura

di ANGELICA OLEOTTI – Il cinema è una costellazione di film di generi diversi, alcuni dei quali molto apprezzati dal pubblico, altri reputati meno meritevoli. Un genere sempre più presente nelle sale è quello del biopic.  Esso consiste nella narrazione della vita di un personaggio realmente esistito, di fama mondiale oppure meno conosciuto, ma comunque importante e meritevole di essere portato sul grande schermo. Questa caratteristica si può percepire già dal nome stesso del genere: “biopic” deriva infatti dalla fusione di due parole, “immagine” e “biografia”, e significa “immagine biografica”. Prima di arrivare ad essere di successo, questa tipologia di film è stata anche discussa e criticata perché viene alla luce dalla fusione di tanti altri generi: film storico e di guerra, d’avventura e di gangster, il film sportivo, il musical, il western e tanti altri.

Gli attori che partecipano alla creazione di un film di questo genere devono essere in grado di immedesimarsi nel personaggio nel miglior modo possibile, hanno il ruolo più importante perché devono essere in grado di trasmetterci, nel modo più veritiero, la storia, le sensazioni e le caratteristiche del personaggio che stanno interpretando. 

Francesco Arlanch, sceneggiatore italiano, nel corso della sua carriera ha dato vita a molti film ( “The start up”) e miniserie, come “Don Matteo 12” o “I medici”. Il biopic è il genere a cui è stato più fedele, dedicandosi con affetto e tenacia, partecipando a varie produzioni: tra le altre “ Augusto – Il primo imperatore”, “Nerone – Il lato oscuro del potere” e “Don Bosco”, miniserie biografica sulla vita di Don Bosco. Grazie alla grande passione per la scoperta delle vite dei grandi e alla voglia di rappresentarle, Arlanch è riuscito a farsi notare fino a diventare uno dei più grandi esperti del genere del biopic. 

Secondo il suo parere questa tipologia di film può aiutare i giovani ad avvicinarsi alla storia, anche quella meno conosciuta? 

“Certamente. Come tutti i film o le serie TV storiche, anche i biopic, persino quelli più mediocri o improbabili, possono far accendere la curiosità per la grande storia. Però c’è un paradosso interessante. I biopic migliori, quelli che hanno appassionato il pubblico alla loro uscita e poi continuano ad essere visti e rivisti, sono quelli che non si sono posti come obiettivo principale quello di dare al pubblico delle informazioni storiche. Naturalmente sono storicamente “corretti”, per quanto possono esserlo dei film o delle serie TV, ma il loro intento principale era raccontare una storia significativa per qualunque spettatore. Una storia che toccasse il cuore e il cervello delle persone. Una storia così “vera” che andava raccontata anche se non fosse successa veramente.”

La critica che alcuni coetanei muovono al biopic è di essere noioso: cosa ne pensa?

“È una critica che ci sta. Diversi biopic sono davvero noiosi, perché si limitano ad essere didascalici. Chi li ha realizzati ha commesso l’errore di pensare che bastasse “illustrare” delle vite interessanti per fare dei film o delle serie tv interessanti. Non è così. Un film o una serie tv ti interessa se, mentre ti porta lontano, ti fa vivere un’esperienza significativa per la tua vita. Se ti offre un senso, se ti mostra in modo convincente perché valga la pena o meno di vivere un certo tipo di vita. Questo, in fondo, è qualcosa che vale per tutti i generi di film. Ci sono anche film comici o crime o romantici molto noiosi. Non è una questione di genere. È una questione di storie raccontate bene o raccontata male. E una storia raccontata bene è quella che risponde al bisogno più profondo di chi ne fruisce: il bisogno di capire come si possa essere felici”.

Altra obiezione: nella sceneggiatura dei film talvolta la verità storica non viene del tutto rispettata: è accettabile? E fino a che punto?

“Grande domanda! Rispondere in modo esaustivo richiederebbe un intero corso universitario. Sgombriamo un equivoco: la verità storica esiste, ma non è qualcosa di scolpito nella pietra. Anche gli storici di professione spesso non concordano sulle interpretazioni e a volte nemmeno sui fatti. Noi sceneggiatori raccogliamo queste diverse posizioni, e dobbiamo prendere delle decisioni. Cosa raccontare in due ore di film di una vita che magari è durata ottant’anni? E una volta deciso il cosa, si pone la domanda: come raccontarla? Con quale interpretazione? Per dire cosa? Un biopic è sempre una ri-costruzione di una vita a partire da degli indizi. Ma la cosa più importante è che gli autori di un biopic non sono documentaristi. Il loro obiettivo non è informare in modo esaustivo gli spettatori sulla vita, che so, di Winston Churchill. Il loro obiettivo è usare la vita di Winston Churchill per raccontare in modo memorabile un’esperienza umana significativa per ogni uomo in quanto tale, come ad esempio fanno gli autori di “L’ora più buia”, uno degli ultimi biopic su Churchill.”

Queste narrazioni sono sempre costruite sulla vita di persone positive per la storia o esistono film che parlano di personaggi che hanno agito nel “male”?

“Esistono da sempre biopic su personaggi “negativi”, su quelli che possiamo chiamare gli anti-eroi. I biopic rispondono a una domanda esistenziale profonda degli spettatori: quali sono le vite che vale la pena vivere. L’uomo si farà per sempre questa domanda e per questo motivo esisteranno sempre film, serie tv, romanzi o opere teatrali di tipo biografico. Gli autori di un biopic in fondo fanno questo, raccontano una certa vita per dire al pubblico: ecco una vita che vale la pena vivere (i personaggi che definiamo “positivi”) o ecco una vita che non vale la pena vivere (i “negativi”). Io le chiamo storie di redenzione o di dannazione. Entrambi i tipi di storie sono molto preziose. La condizione è che gli autori devono essere convincenti in quello che dicono, ossia devono raccontare la storia in modo che il cuore e il cervello del pubblico arrivi a condividere la loro idea sull’esempio di vita che viene raccontato. Questa è la persuasività di una narrazione ben fatta”.

Da una breve ricerca emerge che spesso nei biopic la figura femminile ha la funzione di “angelo salvatore” e che i protagonisti sono quasi sempre maschili: due situazioni che sembrano anacronistiche rispetto alla società odierna. Secondo lei, in futuro, si potrà vedere un cambiamento in questo senso?

“Il cambiamento è già in atto. Giustamente sempre più biopic, sia al cinema che in tv, raccontano vite di donne, con tutta la specificità della loro esperienza e del loro sguardo sul mondo. E la storia è piena di figure femminili memorabili.”

Mi può fare un piccolo elenco che comprenda secondo un suo parere, i film più importanti e significativi di questo genere?

“Lawrence d’Arabia, Butch Cassidy and The Sundance Kid, Amadeus, La mia Africa, Schindler’s List e una serie TV: The Crown.”

Il biopic che ancora non è stato girato e che lei vorrebbe vedere al cinema?

“Impossibile rispondere. I biopic più belli sono proprio quelli che ti fanno scoprire personaggi che non sapevi fossero così interessanti.”

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