Addio Vida, è tempo di rock ‘n roll!

Quasi Maturi

di DAVIDE NOBILE – Ormai ci siamo: è giugno, l’esame è alle porte e poi via verso il futuro. Siamo quasi maturi, sono quasi maturo… Quasi maturo?? Sei anni in questa scuola (sì, ne ho perso uno) e tra poco me ne andrò via (toccando ferro), verso… verso cosa? Dopotutto la mia vita qui ormai è diventata un’abitudine, una certezza: gli orari scolastici, le classi, i professori, i miei amici che mi stanno sempre vicini e chi mi sparla dietro pensando che sia tonto e non me ne accorga, le verifiche e i voti (costantemente ottimi, quei 3 e 3,5 in matematica e fisica sono solo per non far sentire gli altri troppo inferiori ovviamente…), l’essere perennemente in ritardo con ogni singola consegna, le battute atroci che in seconda portavano all’esaurimento i professori (come dimenticare una delle mie uscite più brillanti: “Prof mi scusi, ma con le proposizioni temporali serve l’ombrello?”).

A pensarci mi sono fatto tante di quelle risate in questa scuola e mi sono divertito un mondo, dalle feste di San Tommaso per le quali realizzavamo dei video assurdi, stupidi ma dannatamente divertenti, ai viaggi studio in Irlanda e Inghilterra dove ne abbiamo combinate di ogni, tra domande indiscrete agli sfortunati passanti al lanciafiamme realizzato con lacca e accendino e dove ho fatto esperienza di alternanza… servendo in una sala da té, a quella volta che, in occasione dei tornei sportivi, ho suonato per intrattenimento alla festa del (mal)sano heavy metal con tanto di batteria con doppia cassa insieme a dei miei amici della scuola.

Non ci sono però state solo risate, ma anche tanti pianti. Alcuni dei miei anni più difficili li ho passati tra queste mura (non intendo però dire che sono stati causati dalla scuola, sia chiaro), eppure nonostante le situazioni brutte ho potuto sentire la vicinanza degli insegnanti e degli amici veri, i quali non mi hanno mai fatto sentire abbandonato e mi hanno supportato (e sopportato) fino ad ora e ai quali va il mio più sentito “grazie”.

Ma per tornare alla domanda iniziale… verso cosa me ne andrò? Potrei rispondere dicendo cha andrò a studiare per diventare tecnico del suono, potrei rispondere dicendo che porterò la mia band al successo, potrei rispondere dicendo che avrò così tanti soldi da poter girare al volante del “Generale Lee” di Hazzard, ma nessuna di queste risposte mi sembrerebbe corretta. Di fatto, non lo so. Non so verso cosa andrò. No so dove lavorerò, se la mia band avrà successo, se avrò tanti soldi, non so che persone incontrerò, dove vivrò, quanto riderò e quanto piangerò, non so dove, come e quando finiranno i miei giorni. Non lo so. Disperazione: aiuto, non so niente! Sei anni di liceo e so cosa sono gli integrali (che poi non è neanche vero, lo dico solo per fare bella figura), conosco i grandi filosofi, conosco Dante e Seneca (più o meno, ecco), conosco gli artisti e la meccanica quantistica (ma ci credete davvero?), ma non ho idea di cosa sarà dopo. Disperazione. O no?

Io dico di no. La scuola finora è stata come un genitore in più, che ha provato ad educarci, ci ha messo i suoi paletti e dato le sue opportunità, ci ha dato delle libertà ma sempre tenendoci sotto controllo e protetti dal mondo esterno. Siamo sempre stati dei bambini e la scuola un nostro genitore. Ma ora la musica sta cambiando. Eccome se sta cambiando. Da bambini stiamo diventando giovani adulti, non è più il tempo dello Zecchino D’Oro e dei cartoni animati: è tempo di alzare il volume, di mettere su quel disco che abbiamo sempre visto e che ci incuriosiva tanto ma che mai abbiamo ascoltato, è tempo di rock ‘n roll.

Già, una volta maturi non ci resta che aggredire il mondo con accordi distorti, assoli taglienti, ritmi di doppia cassa e cantando a squarciagola. Ecco il più grande insegnamento che ho ricevuto in questi anni di scuola, che è passato dagli integrali, dagli artisti, da Dante, dalla meccanica quantistica, dalle risate, dagli amici, dal lanciafiamme con la lacca, dalle verifiche, dalle interrogazioni, dai pianti, dal dolore, dagli insegnanti che mi hanno aiutato: bisogna essere la rivoluzione, il rumore, la potenza inarrestabile, il grido, il rock ‘n roll. E questo insegnamento lo porterò dentro sempre, anche se non so dove andrò, cosa farò, se avrò successo, come me ne andrò, anche se non so niente: io sarò rock ‘n roll. Non so in quanti avranno retto a leggere fino a questo punto, ma a chi è giunto fin qui, specialmente ai ragazzi miei “colleghi” di scuola, esperienze ed emozioni, voglio  estendere questo insegnamento e questo augurio: siate il rock ‘n roll, sempre.

Grazie di cuore a tutti

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