L’AUTISMO…SPIEGATO AD UN ADLESCENTE

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di LORENZO CERIOLI – L’autismo è un disturbo dello sviluppo neurobiologico che impedisce a chi ne è affetto di interagire in maniera adeguata con le persone e con l’ambiente. La sindrome si manifesta con un’ampia gamma e livelli di gravità, infatti in questo senso è più opportuno parlare di Disturbi dello Spettro Autistico (ASD) i cui sintomi si manifestano precocemente (dall’età di 2 anni) e perdurano per tutta la vita.

In Italia, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale per il monitoraggio degli ASD, 1 bambino su 77 (età 7-9 anni) presenta un disturbo dello spettro autistico con una prevalenza maggiore nei maschi, che sono colpiti quasi 5 volte in più rispetto alle femmine.
Alla luce di questi dati, è evidente come in Italia sia concreta la necessità di organizzare e svolgere attività educative e sociali per prendersi cura di questi soggetti ed aiutare anche le loro famiglie.

In passato si credeva che i disturbi tipici di questa sindrome derivassero da difficili rapporti tra madre e bambino; oggi invece la ricerca, tramite tecniche genomiche, conduce studi di associazioni su larga scala, confrontando il DNA di pazienti autistici con quello di individui familiari non affetti, per identificare nuovi fattori di rischio.

Come per ogni forma di disabilità, le famiglie di queste persone hanno bisogno di un grosso sostegno e supporto per aiutare i propri figli e per offrire loro sempre nuove opportunità. Per questo sono nate molte attività di sostegno e centri specializzati dove questi ragazzi possono essere seguiti da operatori e medici qualificati. Sugli ASD oggi si pone fortunatamente più attenzione rispetto al passato, tanto che ogni anno il 2 aprile si celebra la Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo, istituita nel 2007 dall’Assemblea generale dell’Onu.

Un bellissimo esempio delle attuali realtà che si occupano e sostengono questi ragazzi è quello dell’“Ambulatorio Minori di Fondazione Sospiro”, nel quale lavora la dottoressa Laura Alzani. Il suo obiettivo e quello dello staff con cui lavora è quello di aiutare i propri pazienti a ridurre le barriere, creando delle situazioni che siano favorevoli all’apprendimento: “Un soggetto autistico presenta notevoli difficoltà sociali, i bambini infatti non dimostrano abilità relazionali verso gli altri, non riescono a capire linguaggi complessi ed hanno difficoltà ad interagire con chi gli sta a fianco” -spiega il medico- “Chi è affetto da autismo ha anche molte fragilità riguardo ai vari suoni che lo circondano. I soggetti sono dotati infatti di una ipersensibilità, che comporta una percezione molto elevata di rumori, voci e suoni provenienti dall’ambiente in cui si trovano”.

Anche nell’ambito della comunicazione le persone affetta da autismo hanno diversi modi di esprimere ciò che non riescono a dire con la parola. “I ragazzi hanno tutti diversi modi per esprimere ciò che non riescono a dirci a parole: la gestualità li aiuta molto, ma allo stesso tempo fanno fatica a leggere i segnali non verbali“.

Un altro importante aspetto, riguarda la comprensione letterale che i soggetti autistici hanno delle parole pronunciate dagli altri, tanto che “non comprendendo il vero significato di alcuni modi di dire, possiamo immaginare quanto sia difficile per loro approcciarsi al mondo esterno che li circonda, fatto di espressioni poco comuni, oltre che da gesti e da rumori improvvisi”.

“Alcuni dei miei ragazzi sono unici, hanno delle fragilità ma continuano ogni giorno ad insegnarci cose nuove: spesso siamo noi stessi ad imparare da loro”

È importante che anche i più giovani conoscano l’autismo, imparino a rapportarsi con esso e sostengano, anche con un piccolo gesto, tutte le iniziative, organizzazioni e centri specializzati, come l’Ambulatorio di Sospiro, che si occupano con amore di questi bambini, ragazzi e adulti molto speciali.


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