PER QUESTO LA SCUOLA NON FINISCE

Editoriali

di MARCO D’AGOSTINO* – Il primo e l’ultimo giorno di scuola hanno un fascino particolare. Ogni anno. Quaderni nuovi che profumano di pulito e pagine bianche che attendono di essere compilate, appunti ordinati o sparsi, fatiche che vanno messe in fila perché tutto s’incastri, nella realizzazione di un anno ricco di sorprese e desideri che tutti sperano si possano realizzare. Alla fine dell’anno, quando gli zaini sbattuti ovunque mostrano i segni del peso portato e gli astucci hanno perso le penne di ogni colore, le matite si sono assottigliate a causa dell’uso e la lama dei temperini si è un po’ usurata, la scuola ha bisogno di aria, di un cambio significativo.

Ma l’anno che si chiude oggi ha avuto la particolarità del COVID. La didattica a distanza ci ha unito e separato, tenuto insieme e diviso, ci ha fatto sperimentare nuovi metodologie e abbiamo insieme partorito nuove idee. La scuola, la didattica, la vita, il mondo è cambiato. E in questo 8 giugno 2021 non ci svegliamo da un brutto sogno. Al contrario vorremmo raccontarci cosa abbiamo oltrepassato, come abbiamo guadato il fiume. Veniamo da un anno in cui abbiamo sperimentato tutti (ragazzi, docenti e famiglie) la riforma didattica che ci ha visto impegnati su vari fronti, anzitutto quello della cura delle persone, oltre che delle materie. Siamo stati investiti tutti di libertà, seria, motivata, reale. Nessuno è stato spiato se a casa copiava, se leggeva il libro durante le interrogazioni, se aveva i fogliettini. Tutto è servito perché nessuno perdesse mordente e smalto e la cultura, ancora una volta, si presentasse a noi come risorsa più che come peso. È stato consolante sentire, dai più grandi di quinta ai più giovani di prima liceo, la voglia di tornare sui banchi. Una voglia tradotta in rapporti, scambi di parole reali, abbracci proibiti, ma desiderati come non mai prima di oggi.

Per questo la scuola non finisce. Suona l’ultima campanella che, paradossalmente è anche la prima di un nuovo anno che ci vedrà impegnati non a recuperare, ma a meditare. Non abbiamo perso tempo. Non abbiamo fatto di meno. Forse nei contenuti sì. Forse nelle forme sì. Forse nei compiti sì. E questa è solamente una grazia. Ma questa situazione ha dato – almeno a me – la possibilità di capire chi ho davanti, come stanno i ragazzi, quanto soffrono, cosa c’è dietro i loro occhi e le telecamere spente, cosa si può fare di differente per non perdere la voglia di vivere, come gestire la difficoltà, come condividere, fino a mezzanotte, problemi e lutti, dolori e sofferenze reali, anche se comunicati attraverso il web. Mi sono sentito più uomo, più prete e insegnante nel tempo di COVID che in altri momenti della mia vita. Quanti doni e che occhi speciali dovremo avere domani, 9 giugno, per iniziare a leggere e a non dimenticare il tratto di sentiero che abbiamo percorso insieme al mondo, avvolto e schiacciato dalla pandemia.

Finisce la scuola, rimane la voglia di imparare. Finiscono le lezioni, continua il desiderio di mettersi in discussione e trovare risposte. Le materie sono state una scusa per continuare a vivere, a sperare, ad aver fiducia nel futuro. Per questo sogno una scuola non che schiacci gli alunni di compiti e verifiche, non che imposti la ripresa con lezioni deprimenti e snervanti, che deprima gli animi.

Sogno una scuola, allo squillare della nuova campanella, che sappia come motivare, come agganciare, come aprire orizzonti. Il difficile sarà stupire i ragazzi e gli adolescenti con qualcosa di nuovo che, insieme, creeremo. Io lo vedo già sorgere. Basta – come dice il Papa – amare la realtà e stare coi piedi per terra. Senza rimpiangere ciò che non c’è più e senza volere ciò che non si può. Buone vacanze a tutti, senza smettere di pensare come sarà la nuova scuola. Che è merito di tutti, perché le idee vengono a tutti. A servizio di tutti. Bar, palestra, riforma scolastica, Terza Pagina e tanto altro è nato proprio così. Non spegnendo il cervello, ma attivandolo. E così ci siamo sentiti vivi. E non abbiamo vergogna di proporci sul territorio. Non come i migliori. Non lo siamo. Ma come i più contenti. I più gioiosi. I più innamorati della vita. Questo lo desidero. Per noi insegnanti, per i ragazzi, per tutti. Non perdiamo il sorriso. siamo buoni conduttori di gioia. Quella che non finisce.

* rettore del Liceo “M.G. Vida”

1 thought on “PER QUESTO LA SCUOLA NON FINISCE

  1. Molto bello! Carico di vita, di adrenalina e di tanta gioia! Bravo Don Marco le tue parole stanno a noi come l’acqua alla terra..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *