Don Patriciello, la speranza che non si arrende

Vita da Vida

di ANGELICA ZANACCHI SALTI – Martedì 23 maggio, nell’ambito della Settimana della Legalità organizzata dal Cpl di Cremona, tutti gli studenti della città hanno avuto l’opportunità di seguire un’intervista a Don Maurizio Patriciello, un personaggio che non necessita di grandi presentazioni poiché i suoi interventi di denuncia contro i veleni dei roghi a cielo aperto nell’Italia meridionale, provocati dalla camorra, sono ormai conosciuti.

Don Maurizio si definisce un sacerdote come gli altri e come gli altri trova la motivazione nella Fede. Ma farlo nella Terra dei Fuochi non è sicuramente la stessa cosa. L’area geografica in cui compie la sua missione coinvolge diversi comuni della Campania, in particolare la provincia di Napoli e quella di Caserta. In questa che è anche tristemente definita “la terra da tutti dimenticata”, dove la criminalità organizzata genera ogni giorno morti innocenti, malattie, tragedie ambientali e tanta paura. Ciò accade perché i rifiuti vengono illegalmente nascosti, bruciati, interrati. E con essi scompare anche la salute di migliaia di famiglie. A non andarsene è però la speranza di Don Maurizio che si è schierato in prima fila  per aiutare e dare voce a queste persone che da anni vivono nel terrore, con la sola colpa di essere nate nel posto sbagliato. “Non sono solo numeri, ma sono volti, sono famiglie” –ha raccontato Patriciello– “Io come sacerdote mi sono sentito in dovere di intervenire, il Signore mi ha illuminato e ancora oggi mi dà la forza ogni giorno.”

Don Maurizio, nell’intervista con la giornalista Maria Acqua Simi, ha ripercorso le vicende del suo operato nella terra in cui vive, dall’arrivo come semplice sacerdote di periferia, fino alla sua attuale lotta contro quegli industriali che, per evitare di pagare i costi previsti per il trattamento dei rifiuti speciali, scelgono di farli scomparire nelle discariche abusive controllate dalla camorra. “Siamo nella terra dove si muore, dove non si sceglie di morire ma si muore ugualmente, a qualsiasi età, e la cosa peggiore era che fino al 2015 in Italia non esisteva nessuna legge sui reati ambientali, nessuno veniva punito per questi omicidi, poi finalmente c’è stata la svolta. Ma siamo ancora lontani dal nostro obbiettivo di sanificazione”.

Siamo nella terra dove si muore, dove non si sceglie di morire ma si muore ugualmente, a qualsiasi età

Il parroco di San Paolo Apostolo non è però da solo in questa lotta: ogni giorno al suo fianco ha centinaia di cittadini di Caivano stanchi di vivere in modo precario, ci sono comunità di genitori che hanno perso i figli e che con coraggio cercano di dare un senso alla loro sofferenza andando oltre il dolore. “Solamente stando  insieme e alzando la voce contro i responsabili di questo scempio si potrà mettere fine a questa situazione di emergenza” –ha spiegato agli studenti– “Abbiamo organizzato molte iniziative per attirare l’attenzione di persone esterne su questo problema, è proprio vero che l’unione fa la forza.”

Sono molti i progetti creati per sensibilizzare su questo argomento e catturare l’interesse anche di coloro che stanno ai  “piani alti”, come Papa Francesco e il Presidente della Repubblica, alle quali ha preso parte anche l’indimenticata giornalista delle Iene Nadia Toffa. Ma nella sua azione quotidiana Don Patriciello pone grande attenzione e attribuisce molta importanza all’uso dei social network perchè la comunicazione è fondamentale in questa battaglia senza armi: fare propaganda alle denuncie delle ecomafie, ha spiegato, è diventato indispensabile. Infine il sacerdote alla domanda “cosa possiamo fare nel nostro piccolo per aiutare?” ha risposto che negli ultimi anni si è impegnato ad aiutare i giovani per avviarli al lavoro, mostrando loro la strada corretta dell’onestà, prima che finissero nella zona grigia delle attività illegali, da cui è sempre più difficile uscire. “Nelle scuole bisogna prestare più attenzione ai singoli ragazzi, in modo che non ci siano buchi neri e che non seguano strade sbagliate. Purtroppo dopo il diploma troppi giovani della Campania finiscono nella camorra, proprio per questo durante gli anni del liceo è fondamentale dare loro gli strumenti per differenziare il bene e il male”.

Nelle scuole bisogna prestare più attenzione ai singoli ragazzi, in modo che non ci siano buchi neri e che non seguano strade sbagliate

E proprio per questo incita anche i professori e gli insegnanti di tutte le scuole a fare lo stesso e ad “accendere i riflettori” su questo problema, stando vicino agli adolescenti il più possibile, prima che sia troppo tardi. “La speranza, la Fede e la carità sono le cose che mi fanno svegliare al mattino e mi danno la carica per non arrendermi e impegnarmi ogni giorno più del precedente, perché io delle persone annoiate ho paura, loro non sanno quale gioia si prova nella fatica”.

Sul volto di Don Maurizio, nonostante le parole forti e le tristi vicende di cui ha narrato, regna un sorriso che simboleggia la speranza che lo contraddistingue e che lo ha sempre accompagnato nella lotta contro la criminalità.


L’intervista integrale a don Maurizio Patriciello è visibile sul canale YouTube del Cpl-Cremona.

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