Maturandi noi?! Ma ne siamo sicuri?

Quasi Maturi

di MATTEO ROMANI – Ciao ragazzi, mai avrei pensato di essere oggi seduto davanti ad un pc ( in verità coricato sul mio letto ) a scrivere quello che forse diventerà un piccolo articolo che tutti voi potrete leggere, ma la voglia di raccontare la mia esperienza al Vida ha sopraffatto la mia grandissima “lazzaronaggine” compulsiva non misteriosa che a sua volta in questi anni mi aveva sopraffatto!

Sono arrivato in questo liceo non certo per scelta mia personale, ma perché la scelta l’hanno fatta i miei genitori: dopo 3 anni di Dorotee e 8 anni di Beata Vergine i miei di suore non ne potevano più ed allora ecco che mi hanno iscritto ad una scuola di preti…che cambiamento per me, eh?! Dal Vaticano a Las Vegas! Ero preceduto dall’esperienza di mio fratello Luca, ma per fortuna (a differenza delle scuole medie dove le suore mi chiamavano “Luca 2”) qui fin da subito sono stato Matteo e vi assicuro che non è cosa da poco, un piccolo segno di sensibilità e riconoscimento del tuo essere unico che ad un piccolo adolescente certo non guasta. 

Ecco partiamo da questa ultima cosa: essere unici all’interno di una classe inserita in un gruppo che fa parte di un grande progetto che è il “Vida”.

Dimenticavo, mi hanno preceduto in questo liceo anche 3 miei cugini: Tommy il primo e forse il più bravo (ma di lui questi insegnanti quasi tutti nuovi non hanno ricordo), suo fratello Iacopo (sospeso il penultimo giorno di scuola di V liceo e colpevole in una pausa di mezza mattinata di aver mangiato tutte le merendine dei seminaristi e nuovamente sospeso) e poi Lollo, di soli tre anni più grande di me ma che un segno anche lui ha lasciato in questo liceo…un bel destro preso da un vecchio spasimante geloso della sua nuova fiamma in sala Tommaso. Tutto torna!

Il progetto educativo di questa scuola lo si legge ogni giorno nel comportamento dei nostri docenti, nel loro modo di approcciarsi agli alunni ma soprattutto all’alunno come persona. Una cosa, questa, che stando ai racconti dei miei amici di altri istituti non sempre accade, mentre qui è un percorso ben definito: questo modo di vivere il rapporto alunno- insegnante aiuta sicuramente il percorso didattico che non può che arricchirsi di questa alchimia. Se la scuola si VIVE bene, si IMPARA più facilmente ed il SAPERE diventa un viaggio che nel tempo ti insegna a DONARE.

Cosa c’è di più bello di donare una parte di te sapendo di poter arricchire qualcun altro semplicemente con la tua presenza? A me andare a scuola non ha mai entusiasmato, ho sempre fatto il minimo indispensabile anche se poi col passare degli anni il minimo si è leggermente alzato facendomi scoprire il bello e la soddisfazione di ottenere risultati sempre più soddisfacenti fino ad arrivare, il mese scorso, a chiedere scherzando ai miei genitori se potevo farmi bocciare per restare un altro anno al Vida. Perché oggi andare a scuola mi piace, mi piace il Vida, mi piacciono i miei compagni di classe ed anche le compagne delle altre classi a dir la verità, mi piace il verde che ci circonda, il silenzio che d’improvviso diventa musica quando le aule si aprono ed i suoni delle nostre voci sono linfa vitale di vetrate che assorbono luce e ridanno vita ed energia pura che solo la nostra età sa rendere unica e vera. Oggi il Vida è una gran bella realtà che solo chi la vive veramente può capire, perché qualcuno fuori pensa ancora che in questa scuola si paga quindi si è promossi.

Beh, ragazzi, vi assicuro  che niente è più ingannevole di questa stupida pubblicità, una diceria che cozza contro il vero valore di questa grande scuola di vita che cerca di essere il Liceo Vida, a partire dai cuochi alla super Rottermeier di Heidi che naviga a vista tra i corridoi e sa sempre tutto di tutti; avete mai notato il sorriso dei professori, è uguale a quello di qualunque insegnante che ha ricevuto una buona risposta dal suo alunno. Avete mai guardato gli occhi incavolati di un vostro insegnante dopo che vi ha dato un bel 4? è identico a quello di qualsiasi insegnante di qualsiasi scuola, ma il suo è ancora più incavolato, ve lo posso assicurare per esperienza! È dispiaciuto un po’ per se stesso, perché forse non è riuscito a trasmettere un pensiero, ma è anche dispiaciuto per te che non hai voluto seguirlo studiando, impegnandoti, avendo fiducia nel suo insegnamento. Così è incavolato due volte e la cosa non è bella.

Ma non è quello sguardo incavolato che porterò con me quando avrò finito la maturità, quindi…buon viaggio! E godetevelo!

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