TUTTI POSSIAMO ESSERE “GIOVANI ALFIERI”

FuoriLiceo

di ALESSIA ZORZI – Il periodo del lockdown è stato complicato per ognuno di noi. Costretti in casa, qualcuno si è dedicato alla cucina, altri alla lettura, altri ancora hanno fatto maratone di film o si sono concessi del tempo per se stessi e per la propria famiglia. È incredibile pensare che esattamente un anno fa…eravamo nella stessa situazione di adesso. Mettendo da parte sarcasmo e critiche di ogni genere, provate a fare uno sforzo: pensate di rivivere la medesima situazione ma in completa solitudine, senza poter andare a far la spesa o senza poter uscire con il cane, magari avendo anche perso la persona più cara, quella che viveva con voi ormai da una vita.

Non so dove abitiate, ma sono certa che nella vostra città o nel vostro piccolo paese ci sia almeno un anziano che vive questa situazione di abbandono. Proprio in queste circostanze si inserisce la storia di Matteo Zini, che non è un anziano signore ma l’esatto opposto: è un ragazzo di 15 anni che ha offerto la sua disponibilità alla Croce Rossa del paese di Casalecchio di Reno (in provincia di Bologna) e che, già nell’agosto del 2019, aveva iniziato il corso per diventare volontario, conclusosi poi nel gennaio del 2020. Nel corso della pandemia il suo compito era quello di chiamare le persone anziane, sole e impossibilitate a uscire di casa, per sapere se avessero bisogno di medicinali, di cibo o di cure mediche; così facendo, lui ha tenuto compagnia e, a volte, prestato soccorso a circa 2.000 di loro.

A chi lo ha intervistato Matteo ha parlato sia dei momenti belli e piacevoli, come quando ha fatto una chiamata con un veterano della guerra che gli ha raccontato la sua vita, ma anche di momenti più tristi, ad esempio quando ha ricevuto la telefonata di una donna in serie difficoltà che aveva bisogno di un medico. Ha confessato anche di essere “bravo a dimenticare” tutto ciò di negativo che sente o ha sentito e che costituirebbe un pesante fardello nella vita di tutti i giorni, quindi preferisce tenere l’ambiente lavorativo separato da quello familiare o scolastico.

Matteo è tra i 28 “eroi del covid” che hanno ricevuto l’onorificenza di Alfiere della Repubblica dal capo di Stato Sergio Mattarella per il servizio di volontariato svolto con passione e sensibilità nel periodo del lockdown. Racconta di essere venuto a conoscenza dell’onorificenza in un modo un po’ bizzarro: aveva ricevuto su Facebook il massaggio di un giornalista che gli “spoilerava” la nomina e inizialmente pensava fosse uno scherzo, ma dopo poco tempo la Croce Rossa di Casalecchio ha ricevuto la chiamata dal Quirinale che comunicava l’effettivo riconoscimento.

Non mi sento un eroe, ho semplicemente messo a disposizione il mio tempo per aiutare persone in difficoltà del nostro territorio. Dedico questo riconoscimento a tutti i volontari della Croce Rossa che ogni giorno si impegnano per aiutare gli altri”.

Anche il sindaco del comune di Casalecchio, Massimo Bosso, ha ringraziato personalmente Matteo per il tempo che ha messo a disposizione della comunità, e ha sottolineato come il ragazzo dia un’immagine bella e fresca di tutti quei principi alla base della nostra società.

Dal profilo Instagram di Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia Romagna

Oltre a Matteo, altri giovani hanno mostrato che anche in un periodo buio come quello del lockdown può esserci, ed effettivamente c’è stato, un barlume di speranza che ci permette di sopportare le difficoltà e le notizie del telegiornale molto spesso infelici. È piacevole pensare che, nonostante  tutto, ci siano ancora delle persone che si mettono a disposizione del prossimo, accantonando l’egoismo.

Ognuno di noi può fare la propria parte, non serve necessariamente essere un volontario della Croce Rossa o partecipare a qualche iniziativa: basta solo stare accanto alle persone che ci circondano e che fanno parte della nostra vita, anche semplicemente con una chiamata al giorno, come ci ha mostrato Matteo. Molte persone soffrono in silenzio, senza la possibilità di parlare con qualcuno, e questo non fa altro che aggravare la loro situazione e il loro dolore.

Quindi, se ne avete la possibilità, chiamate i vostri cari, passate del tempo con loro, anche per soli 5 minuti, anche se solo al telefono.

*le foto dell’articolo sono tratte da repubblica.it

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