STORIA DI NOTE, NOTE DI STORIA

Arte&Cultura Che Spettacolo!

Inizia con questo articolo a firma di Davide Nobile il nostro viaggio in quattro tappe nella musica che ha segnato il dopoguerra. Primo appuntamento con il periodo immediatamente successivo alla fine del conflitto, quando negli Stati Uniti riluce la stella di Elvis, mentre l’Europa si prepara all’arrivo dei Beatles.

di DAVIDE NOBILE – La Guerra è finita, l’Occidente si risveglia. E’ mutilato, è in pezzi, è ferito, ma si risveglia, desideroso e assetato di pace e libertà. Il mondo è diviso in due, da una parte il blocco atlantico, in cui è l’influenza degli Stati Uniti a fare da ideale baluardo dei diritti e dei valori sui quali l’Occidente si sarebbe dovuto ricostruire, mentre al polo opposto si trova il blocco sovietico, in cui è la forza del totalitarismo comunista che governa l’Urss a controllare la vita delle persone. Certo occorre tenere presente che gli Stati Uniti non agiscono per beneficenza, infatti il loro prendere sotto la propria ala protettiva i valori di democrazia e libertà (e i Paesi che credono in essi) è anche finalizzato a consolidare la propria egemonia negli equilibri geopolitici mondiali. 

Elvis Presley (1935 – 1977) ha all’attivo più di 20 album tra il 1956 e l’anno della sua morte

È in questo clima di rinascita e libertà che ha inizio una vera e propria rivoluzione culturale, che durerà per anni. Su tutti, uno degli aspetti che più viene coinvolto da questa rivoluzione è la musica. Rialzarsi dai totalitarismi, dai genocidi, dalla distruzione causata dagli ordigni nucleari e dalla perdita di circa 60 milioni di vite umane è una missione che solo l’arte, e in particolar modo la musica, può portare avanti. Proprio dagli Stati Uniti ha quindi inizio il primo di tanti cambiamenti che caratterizzeranno la storia: la musica diventa di consumo, diventa pop, popolare. Nasce la figura della “star”, ovvero di un artista di enorme successo la cui musica è nelle orecchie e la cui vita è sulla bocca di tutti, di un artista che diventa idolo, di un artista che ispira i giovani e li fa sognare, di un artista specchio di una generazione. Sarebbero tanti i grandi nomi da citare, da Little Richard a Jerry Lee Lewis, da Chuck Berry a Bill Haley, ma chi forse ha avuto il più grande impatto mediatico, sociale e culturale è Elvis Presley. 

Elvis non viene chiamato “The King” (il Re) per niente: i suoi successi alle vette delle classifiche sono moltissimi, la sua musica sconvolge il mondo occidentale, le sue movenze scandalizzano i perbenisti e la sua figura emblematica influenza le generazioni contemporanee e a venire non solo musicalmente. Infatti, se è evidente che le tracce del rock ‘n roll popolare di Elvis si possono rintracciare in innumerevoli artisti successivi, è l’impatto sociale a risultare ancor più impressionante: dopo la guerra, l’orrore e la morte, Elvis porta euforia, sorrisi, ribellione, rock e libertà. L’occidente non aspettava altro. Per far capire l’impatto mediatico/sociale che ha avuto The King con un esempio purtroppo attuale, basti pensare che nel 1956 gli venne proposto di vaccinarsi in diretta TV per la poliomielite, fatto che contribuì fortemente a ridurre i casi della malattia negli USA dai 58.000 del 1952 ai 910 del 1962.

E se gli anni ‘50 sono stati segnati dalla grande rivoluzione di Elvis, con gli anni ‘60 si avvicina un’altra grande era: quella dei Beatles. Se il primo aveva riportato la libertà nel mondo partendo dagli USA, i Beatles sono stati capaci di conquistare completamente anche tutto il vecchio continente. I ragazzi di Liverpool infatti hanno portato un’ondata di cambiamento, rinnovamento e avanguardia nella musica pop che si è da subito estesa alla cultura di massa. Sono passati alla storia i filmati che ritraggono le scene di isteria collettiva che accompagnavano le esibizioni del gruppo, così come la controversa frase “Siamo più popolari di Gesù”, che ha poi portato a diverse proteste in cui venivano anche bruciati i loro dischi: un esempio eclatante dell’impatto culturale che i Fab Four hanno avuto. 

I Beatles sono riusciti ad ispirare e al contempo a diventare voce delle giovani generazioni. Grazie a John, Paul, George e Ringo i giovani hanno visto affermarsi la propria identità generazionale e sono stati ispirati ad essere il cambiamento. Dall’aspetto estetico (capelli lunghi e abiti) a quello artistico, dall’aspetto politico (pacifismo e opposizione alla Guerra del Vietnam) a quello sociale (sensibilità verso i diritti e l’uguaglianza) all’aspetto culturale (filosofia e cultura orientale, uso di droghe, riferimenti alla sfera sessuale), i Beatles hanno trasformato il mondo degli anni ‘60 portando la gente ad una presa di coscienza verso tematiche ancora oggi molto discusse e promuovendo il pacifismo e l’armonia tra i popoli, oltre che cambiando radicalmente il mondo della musica popolare.

Mentre i baronetti di Liverpool erano all’apice, qualcosa stava già per cambiare: dalle note armoniose e pacifiche della musica pop stava crescendo un suono, sempre più intenso, sempre più forte, un suono nuovo, potente, distorto. Un suono “hard”. (CONTINUA)

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