PALLA A DUE! LA SANSE TORNA IN CAMPO

Sport

di ALICE QUATTRONE – Ciascuno di noi ha bisogno di momenti di svago, momenti per mettere in stand by ogni cosa e dire a pensieri o preoccupazioni: “stop!”. C’è chi pratica yoga, chi va a correre o chi, come i ragazzi della Sansebasket, si dedica invece alla pallacanestro. Per un anno intero, però, “stop” non l’abbiamo detto noi e un numero infinito di giocatori a partire dal 24 febbraio 2020 si è dovuto allontanare dal pallone senza un degno saluto. Più di 365 giorni dopo, però, la Sansebasket è tornata in campo e sabato 6 marzo ha ripreso il campionato.

Ma com’è stata per i giocatori l’esperienza di calcare di nuovo il parquet dopo così tanto tempo? Una sensazione difficile da raccontare anche per il capitano della Serie C Gold, Filippo Cocchi. «E’ passato più di un anno dall’ultima partita di campionato, la ripresa è stata quindi strana anche a livello emotivo. Non eravamo più abituati ad avere avversari, ad avere un certo tipo di tensione agonistica, di adrenalina. Sono state delle belle e tanto attese emozioni da poter rivivere. Purtroppo in questo momento di impianti chiusi dobbiamo giocare senza la presenza del pubblico, aspetto non irrilevante. E’ stato fondamentale per questo l’appoggio che ci ha dato la società, che è sempre presente e ci ha fatto sentire una partenza vera e propria del campionato.Lo stop naturalmente si è fatto sentire a 360°. Oltre che su quello fisico, anche a livello mentale vivere all’interno del campo delle situazioni che era da tanto che non si vivevano è stato particolare. Sicuramente tutte le squadre ne hanno risentito e per riprendere il ritmo sarà necessario tanto tempo».

Com’è stato affrontato invece quest’anno passato da parte di un giocatore? «Non è stata una situazione semplice perchè non tutti avevano gli stessi spazi né gli stessi impegni. Tra gente che lavorava e trovava l’allenamento come un momento di sfogo e ragazzi che dovevano studiare non era semplice allenarsi insieme e, a dir la verità, non ci siamo riusciti come Sanse.  E’ stato un periodo estremamente difficile. C’era gente che aveva la possibilità di andare in giardino, oppure ha una casa più spaziosa, quindi era più semplice per loro allenarsi, mentre c’erano ragazzi che davvero facevano fatica».

La lunga inattività ha messo in difficoltà anche la società, che ha dovuto attrezzarsi per affrontare la nuova situazione. «Abbiamo organizzato qualche attività in videochat, riunioni di squadra, riunioni tra allenatori e responsabili per mantenere viva la comunicazione” -spiega Fabio Tambani, presidente del consiglio elettivo della società sportiva- “Ci siamo fatti affiancare da un professionista, da un psicologo dello sport che ha aiutato dirigenti ed allenatori a relazionarsi in maniera efficace con gli atleti. Al di là dell’attività agonistica ci siamo tenuti in contatto nel pieno della pandemia organizzando raccolte fondi, una in occasione del Sanseday, il cui ricavato è andato all’associazione Medea come contributo per la ricerca contro il cancro, un’altra invece nella quale abbiamo raccolto più di 17mila euro e li abbiamo utilizzati per acquistare il materiale necessario all’ospedale di Cremona».

Cos’è cambiato nel modo di affrontare una partita dopo un anno di inattività? «Sorprendentemente, o forse no, il fatto di essere rimasti così lontani tra amici e compagni di squadra ha cementato ancora di più i rapporti” -continua Tambani- “Ha fatto crescere lo spirito di squadra. Si è sentito di aver bisogno di essere ancora più uniti e spero che questo si dimostri anche sul campo, indipendentemente dal fatto che si vinca o si perda. Naturalmente è stata una situazione particolare, non piacevole, quella di giocare in un ambiente silenzioso, senza il rumoreggiare del pubblico,ma al tempo stesso abbiamo avuto la capacità di trasmettere la partita in diretta attraverso Facebook e abbiamo riscontrato, con soddisfazione, una grande vicinanza da parte dei nostri amici, superando il numero di 150 presenze contemporanee per seguirla. Anche in questo caso la tecnologia ci è venuta in aiuto».

Non sarà stato sicuramente facile dire addio alle palestre, ma ognuno ha dovuto sacrificare una parte di sé quest’anno, chi più piccola, chi più grande. Ciascuno di noi ha bisogno di momenti di svago, ma ancor di più della normalità perduta e la Sansebasket è riuscita a non lasciarsi abbattere e, se pur con qualche caduta, a rialzarsi in piedi.

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