“La malattia era il grigio, oggi la vita è a colori”

FuoriLiceo

di CATERINA BREGALANTI – “Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori”: quando parla della sua vita di oggi, in cui il grigio ha lasciato il posto alla luce, Sebastiano Ruzza cita una poesia del suo conterraneo Cesare Pavese. Anche Sebastiano è piemontese, è nato a Biella nel 1990 e dopo otto anni di lotta contro l’anoressia e la bulimia nervosa, come ogni 15 marzo, ha deciso di testimoniare la sua esperienza in occasione della giornata dedicata ai disturbi alimentari.

«La malattia per la prima volta si è manifestata nell’estate del 2006, all’età di 16 anni. Però era un malessere che sedimentava ormai da tempo. Ho iniziato il mio ultimo percorso di terapia a 21 anni e sono uscito dalla clinica il giorno prima del mio ventiduesimo compleanno. Nell’immaginario comune si pensa che una volta usciti dall’ospedale tutto sia definitivamente finito, ma non è così:il momento più difficile è il ritorno nella società. Sono sicuro che se avessi avuto modo di accedere prima alle cure specializzate, il mio percorso sarebbe stato piú breve».

Qual è stata la causa scatenante della tua malattia? È partito tutto da te stesso e dai tuoi pensieri, oppure volevi raggiungere un modello che consideravi perfetto? «Chi si ammala non sceglie mai di ammalarsi. La malattia non parte dalla consapevolezza e dalla volontà di una persona. Me stesso o un modello da raggiungere? Penso che ci siano entrambi gli aspetti. Da un lato una mia sensibilità di partenza, dall’altro lato dei rapporti sociali che mi hanno molto condizionato».

Quali sono le analogie e le differenze nelle due fasi della malattia che hai vissuto? «Un’analogia è il senso di solitudine e la tristezza di fondo che mi hanno accompagnato per tutti quegli anni. La differenza è l’aspetto di umiliazione. La bulimia ti fa sentire in colpa perché pensi di aver fatto qualcosa di sbagliato e allo stesso tempo ti senti sporco. L’anoressia nervosa, invece, porta la persona che ne soffre ad avere quasi un senso di contentezza e di euforia, soprattutto nel primo periodo».

La copertina del libro di Sebastiano Ruzza, “Corri corvo corri” (Undici edizioni)

Nel ricordare la sua esperienza, Sebastiano ripensa ad un’adolescenza fatta di qualche amicizia a livello frammentario, rapporti superficiali in cui non si sentiva capito. Nel suo passato di ragazzo anche il bullismo, ma a fronte di questa ulteriore sofferenza la passione per la lettura e la scrittura gli hanno consentito di riscoprirsi e di farsi strada. Il libro “Corri Corvo Corri’’, pubblicato nel 2019, è il frutto del suo percorso nella lotta contro la malattia. «Sì, posso dire che ci sono stati dei libri che mi hanno aiutato parecchio. La scrittura invece era un modo per esprimermi e comunicare. Per parecchi anni ho finto di credere a Babbo Natale e, ragionandoci dopo, ho capito che era un modo per rivolgermi a qualcuno. Avevo bisogno essenzialmente di affetto, ma allo stesso tempo temevo di non meritarmelo».

Cosa pensavi  e cosa pensi ora guardandoti allo specchio? «Guardandomi allo specchio provavo un senso di sporcizia e di schifo. Ho faticato molte volte a chiamarmi per nome, mi dava fastidio la mia figura sia a livello fisico che come persona. Ho iniziato a svalutarmi e a pensare di non avere alcun valore. In quegli anni ho avuto totale disamore nei miei confronti e a volte mi dispiace per quello che ho provato verso me stesso. Mi sentivo pazzo, non avevo il controllo dei miei pensieri. Alcune persone affermano di essere guarite pur continuando a convivere con disturbi alimentari, ma guarire non significa questo. Io non ho più avuto problemi, paure, pensieri negativi rispetto al cibo e al mio aspetto fisico. Guarire significa liberarsi da quei pensieri negativi».

E se nel passato del Sebastiano adolescente ci sono stati rapporti superficiali e sfiducia in se stesso, nel presente c’è un Sebastiano uomo completamente diverso. «In passato ho provato vergogna nel raccontare la mia storia, ma ora ho capito che quello è un pezzo della mia vita. Se le persone pensano male, il problema sta in loro e non in me. Sì, ora mi piaccio molto: mi vesto come mi piace, non mi vergogno e questo vale per tutti gli aspetti della mia vita. Siamo sempre sottoposti al giudizio altrui, quindi tanto vale scegliere la propria felicità. La mia vita di oggi è una vita colorata. Mi ricordo gli anni della malattia come anni grigi e non lo dico metaforicamente. Identifico invece la guarigione come un momento pieno di luci».

Se avessi davanti il ragazzo che eri prima, cosa gli diresti? «Gli direi che ora sono felice e di stare tranquillo. Altrimenti gli darei un abbraccio, quello di cui avevo paura, gli darei quell’affetto che allora mancava. A chi soffre degli stessi problemi che ho conosciuto sulla mia pelle sicuramente consiglierei di chiedere aiuto a qualcuno per iniziare un percorso di cure con dei professionisti. Se non si ha la forza di iniziare la cura, consiglio di non colpevolizzarsi e di concedersi del tempo. Non è un fallimento, ognuno ha bisogno del proprio tempo. Ma chiedete sempre aiuto».

APPROFONDIRE, CAPIRE E FARSI UN’IDEA

CORRI CORVO CORRI – Il libro di Sebastiano Ruzza

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