LA CULTURA CHE CANCELLA LA CULTURA

FuoriLiceo

di ALICE QUATTRONE – L’etichetta “cancel culture” è stata appiccicata un po’ ovunque negli ultimi mesi ed è rimbalzata senza sosta tra giornali e tv. Sono tante le definizioni che gli intellettuali hanno cercato di dare a questo movimento, tutte ruotano attorno allo stesso perno e cercano di rispondere ad una domanda: si tratta di  una forma di ostracismo o garantisce la libertà di pensiero?

Si potrebbe definire la cultura dell’annullamento, o l’annullamento della cultura, una corrente di pensiero (e di azione)  nata con buoni propositi, quelli di difendere i diritti e le libertà di ognuno. Lo scorrere del tempo ha però portato un ampliamento ed un’esasperazione del fenomeno che ha creato quindi un lungo dibattito non ancora arrivato alla conclusione.

L’espressione “cancel culture” nasce in America nei primi anni del 2000 e si espande in tutto il mondo come una forma di online shaming, un tentativo di battersi per quelli che sono i diritti delle minoranze, che molto spesso non sono ascoltate o accettate.

Il dibattito che si è creato al riguardo non nega (o non sempre lo fa) quelli che sono i principi difesi, ma le modalità con le quali questi vengono portati avanti.

https://twitter.com/LorettaJRoss
Loretta Ross (dal profilo Twitter https://twitter.com/LorettaJRoss)

Col tempo infatti questa cultura ha preso vie sempre più estremiste e, come sostiene l’attivista afroamericana Loretta Ross, oggi “le persone cercano di espellere chiunque non sia perfettamente d’accordo con loro, piuttosto che rimanere concentrate su coloro che traggono profitto dalla discriminazione e dall’ingiustizia”.

Tra queste ultime una problematica che è stata affrontata a lungo è, ad esempio, la discriminazione delle donne, una tematica estremamente attuale che ha avuto come scopo fin dall’inizio l’equità tra i sessi.

Piegandosi quindi alla cancel culture il pastificio la Molisana (ne parliamo QUI) è stato costretto a scusarsi e cambiare il nome alle abissine, un tipo di pasta che sembra celebrare il colonialismo italiano. Nella stessa scia l’università di Oxford ha deciso di eliminare lo studio di Omero e Virgilio dalle sue facoltà in nome della diversità. Peggio è andata alle statue di Cristoforo Colombo divelte e vandalizzate in tanti angoli degli Stati Uniti.

Questi sono solo alcuni dei tanti fenomeni ai quali si assiste oggi.

E mentre le effigi cadono e i grandi classici finiscono in soffitta, restano sul campo tutte le domande. E’ forse sbagliato sostenere la parità dei generi? la soluzione è eliminare una parte importante della nostra cultura?

E’ infatti questo il nucleo centrale dello scontro. “Il modo per sconfiggere le cattive idee è attraverso l’esposizione, l’argomentazione e la persuasione, non cercando di zittirle”: è questa la posizione di 150 intellettuali che hanno firmato l’articolo della rivista Americana Harper’sA letter on justice and open debate”, un testo che ha fatto fin da subito scalpore e che ha raccolto commenti discordanti.

La libertà di pensiero è indubbiamente un aspetto fondamentale della nostra civiltà, ma la domanda che bisogna porsi è: la si sostiene veramente nascondendo le tracce della cultura del passato?

 

APPROFONDIRE, CAPIRE E FARSI UN’IDEA

https://harpers.org/a-letter-on-justice-and-open-debate/

www.ilpost.it

www.marcelloveneziani.com

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