DON PATRICIELLO, PRETE DI FRONTIERA

Vita da Vida

di BEATRICE NOBILE – Don Maurizio Patriciello è sacerdote della parrocchia di San Paolo Apostolo in Caivano, in provincia di Napoli. Le sue parole sono quelle di chi si trova ogni giorno a combattere in prima linea in quella che viene chiamata la “Terra dei Fuochi”, dove spesso anche solo respirare è difficile: lì le organizzazioni mafiose gestiscono da troppo tempo lo smaltimento illegale di rifiuti, rovesciando materiale inquinante nei campi e arrivando a bruciare cumuli di scarti che rilasciano sostanze tossiche nell’aria, rendendola irrespirabile. Un problema che causa irreparabili danni ambientali e malattie negli abitanti di quei luoghi: sono moltissime infatti le persone che continuano a morire di tumore, anche tra i più giovani, e nonostante ciò non è mai stato preso alcun provvedimento efficace.

“Non chiedere di campare cent’anni. Respira forte il giorno che t’è dato.”

Ma una voce ci ricorda che questo problema esiste e che bisogna combatterlo: don Maurizio è da anni impegnato nella battaglia contro le ecomafie e non ha paura di gridare il dolore della terra e di denunciare il sistema mafioso che ancora oggi condiziona la vita di troppi italiani. Il suo impegno non è quello di un eroe, ma quello di un uomo che ha a cuore il proprio paese e i suoi concittadini.

“Don Primo Mazzolari, che è il mio maestro, amava dire che bisogna aiutare l’uomo a essere più uomo. E io cerco di agire da uomo prima ancora che da cristiano.”

Dopo aver lavorato per anni come paramedico, piuttosto distaccato dalla Chiesa, fu l’incontro con un frate francescano a cambiargli la vita. Grazie a questo Maurizio strinse amicizia con una donna molto pia, madre di cinque figli, ammalata di sclerosi multipla, che credeva che offrendo le sue sofferenze potesse procurare il bene degli altri. Fu lei a dargli la spinta per entrare in seminario.

Durante i suoi studi però fu colpito da un tumore al sangue e la sua condizione si rivelò presto critica. Perciò chiese una deroga speciale per essere nominato sacerdote prima di morire. Ma la sua amica gli assicurò che sarebbe riuscito a prendere i voti, perché quella terra aveva bisogno di qualcuno come lui che ci mettesse la faccia e lottasse. Poco dopo la donna morì e don Maurizio Patriciello guarì miracolosamente dalla sua malattia: per questo è convinto di dovere spendere la sua vita per aiutare gli altri, anche per non rendere vano il sacrificio dell’amica.

La sua è una battaglia non facile, anche dal punto di vista emotivo: in qualità di parroco, sono troppi i funerali che deve celebrare per i fedeli uccisi dalle disperate condizioni della sua terra e recentemente anche il fratello gli è stato strappato via da un cancro.

Nonostante le minacce da parte della criminalità organizzata, don Maurizio continua a denunciare i comportamenti mafiosi: chiede allo Stato di non limitarsi ad indicare come illegali le pratiche di smaltimento rifiuti irrispettose dell’ambiente, ma di aiutare tante famiglie che non possono fare a meno del lavoro offerto loro dai clan, nella speranza che le sue grida vengano ascoltate e la sua terra finalmente risanata.

“Nessuno, osi sporcare la terra. Nessuno osi continuare a ferirla, derubarla dei suoi sapori antichi, violarla nel suo pigro dormire sotto al sole, privarla del suo seme e dei suoi frutti.”

In occasione della settimana della legalità organizzata dal Cpl (Centro Promozione Legalità), il 25 maggio don Patriciello sarà ospite del Liceo Vida, per affrontare il tema delle ecomafie in un’intervista aperta alle scuole di Cremona e condotta dalla giornalista Maria Acqua Simi.


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