“CRISI DELLE SALE? IL CINEMA STESSO È LA RISPOSTA”

Che Spettacolo!

di SARA AROMATICO – Quanto siamo impazienti durante quell’attimo di pubblicità che precede l’inizio di un film? Non tolleriamo un’attesa che ci appare infinita ma, quando finalmente le luci si spengono, ci accomodiamo per bene e ci lasciamo andare  alla visione. Purtroppo da tanto è impossibile provare questa emozione, il Covid ha bloccato anche questo settore e tutt’a un tratto cinema e teatri hanno serrato gli ingressi. Ora, ad un anno di distanza, dopo la parziale riapertura dei ristoranti è forse la volta anche dei teatri e dei cinema. Aumentano le richieste di Regione Lombardia al governo riguardo alle chiusure previste dai decreti e si parla di un possibile via libera

Giovanni Schintu (a dx) e Luca Beltrami, titolari del Cinema e Teatro Filo

“La voglia di ripartire è tanta, la grande sfida è l’apertura a lungo periodo”: sono questi il desiderio e la speranza che emergono dalle parole di Giovanni Schintu, uno dei titolari (insieme a Luca Beltrami) del teatro e cinema Filo, nel cuore di Cremona.

Con il Covid nulla è certo, non si può conoscere quanto potranno rimanere aperte le attività e in particolare quella delle sale ha bisogno di un’apertura a lungo termine (almeno di due mesi) per poter far fronte ai costi fissi. A tal proposito “se ci sarà l’ipotesi di una apertura certa bisogna valutare se è una cosa sostenibile, non possiamo permetterci ancora degli stop&go”, sottolinea Schintu.

Ma l’incertezza non è l’unica difficoltà: il coprifuoco alle 22, imposto dalle normative vigenti, e la chiusura delle sale durante i week-end pesano sulla ripartenza. Queste decisioni per il business delle sale cinematografiche sono penalizzanti, in quanto la fruizione è tipicamente serale e concentrata nei giorni festivi. In questo modo si aumenta l’incertezza sul fronte economico e i titolari si trovano a dover gestire una situazione complessa. Si possono trovare soluzioni? “Si è pensato di permettere la proiezione oltre il coprifuoco e durante i fine settimana, utilizzando il biglietto come lasciapassare per il rientro alla propria abitazione. Le sale sono un luogo sicuro, la sanificazione delle poltrone e dell’ambiente viene svolta regolarmente e i protocolli di prevenzione vengono rispettati.

Ma come risponderà il pubblico alla riapertura? Nessun decreto può abbattere la paura psicologica del cliente, la gente si fiderà a tornare in un luogo chiuso e affollato, dopo un così lungo periodo? Giovanni Schintu si dimostra fiducioso nella vaccinazione di massa perchè “più aumentano i vaccinati più è facile convincere la gente a tornare in sala”. Inoltre, per demolire la barriera psicologica, con l’incalzante arrivo della stagione estiva, la proposta (già sperimentata l’estate passata con molto successo) è quella di proiezioni all’aperto, sfruttando le ampie piazze che offre la città, in collaborazione con il comune di Cremona. In questo modo il cinema dà la possibilità di stare insieme, un piacere che per tanto tempo ci è stato negato.

“Siamo pronti a riaprire anche domani, il vero problema è procurare i film da portare nelle sale”, spiega Schintu, “Gran parte della produzione è stata costretta ad interrompersi e l’altra è molto arretrata. Mancano oggettivamente i prodotti da proporre al pubblico. L’arrivo dirompente di questo virus ha costretto a bloccare tutto, ma il tempo non si è fermato e il mondo ha continuato a mutare. Con i cinema e teatri chiusi i produttori hanno convogliato tutta la produzione sulle piattaforme digitali, che hanno creato un’affezione da parte del pubblico alla cosiddetta «fruizione da divano». Perciò, dopo tanto tempo, invitare la gente al cinema si rivela una sfida”.

Come pensare quindi di attirare il pubblico a tornare nuovamente nelle sale? Che cosa il cinema offre di più rispetto al salotto di casa? “Il cinema stesso è la risposta. E’ un’esperienza totalizzante, che non riguarda solo la visione oggettiva del film. Il contorno disegnato attorno alla proiezione è il suo punto di forza e diversità. È un luogo di confronto, di scambio e di compagnia. Le fruizioni del cinema in sala e da casa non possono essere paragonate, sono due modi differenti di approccio alla visione di uno stesso prodotto”.

Per guardare al futuro bisogna però conoscere il passato e a questo proposito è importante riconoscere quanto sia stata gravosa l’incidenza delle perdite e quanto il cinema si sia fermato nello scorso periodo. Analizzando i dati diffusi la scorsa settimana dalla SIAE relativi ai due semestri precedenti, a livello nazionale il calo del fatturato tra il 2019 e 2020 è stato intorno al 65% e anche il teatro Filo, è in linea coi dati. Schintu aggiunge: “La cosa che però dispiace maggiormente è che il primo bimestre del 2020 avevamo una crescita rispetto al 2019, questa pandemia ha arrestato un sensibile sviluppo che poteva essere positivo. Sul 2021 tutto è possibile, guardiamo avanti e speriamo in una vera ripresa nel 2022”.

Il governo come ha aiutato il settore? “Il ministero dei beni culturali non ci ha abbandonato. Sono stati elargiti dei contributi ponderati che non coprono il 100% del fatturato, ma che concedono la possibilità agli esercenti cinematografici di pagare le spese fisse e mantenere il motore acceso al minimo attendendo una futura apertura. Noi ci siamo, pronti a ripartire”.

Qual è il primo film che vi piacerebbe proporre al vostro pubblico per la nuova riapertura e quale invece le è dispiaciuto particolarmente non proiettare a causa del Covid? “Impossibile rispondere perchè ogni film che noi proiettiamo è un film che è stato scelto: non si possono fare classifiche, ma ogni volta che penso a un titolo che non è entrato in sala è un colpo al cuore…Sicuramente mi piacerebbe riprendere con le rassegne che abbiamo dovuto interrompere e che riportano in sala dei grandi classici. Questo potrebbe essere lo stimolo: riprendere da dove abbiamo lasciato, dalle cose che ci caratterizzano, quasi per far vedere che questa pandemia è stata una dolorosa parentesi, ma siamo riusciti ad uscirne. Il primo film che andrei a vedere io? «Indiana Jones e l’ultima crociata», lo riguardo sempre volentieri. E poi sono un viscontiano, quindi in seconda proiezione direi «Il Gattopardo»“.

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