“C’ERA UNA VOLTA ADESSO”: COSA RACCONTEREMO DI NOI?

Arte&Cultura Oltre il Prof

di MARGHERITA COSTA* – E’ da più di un anno ormai che posso dichiararmi  “fan” di uno scrittore. Sto parlando di Massimo Gramellini, giornalista e autore che ho imparato a conoscere leggendo un po’ più assiduamente il Corriere della Sera, testata su cui l’autore pubblica il famoso “Il caffè di Gramellini”. Leggi oggi, leggi domani, la mia stima verso di lui è aumentata esponenzialmente quando mi sono resa conto di aver trovato qualcuno che in poche righe riusciva ad esprimere sempre ciò che mi passava per la testa. La sua più grande qualità infatti è saper esporre grandi concetti in poche battute, senza essere mai volgare e lasciando ben comprendere al lettore il suo acuto punto di vista.

Così, grazie ai social, ho iniziato a seguire anche la sua pagina Facebook ed ho scoperto che non solo è un grande giornalista, ma anche un autore di best sellers. Con pazienza ho atteso l’uscita del suo ultimo romanzo, “C’era una volta adesso”, il cui titolo mi aveva incuriosito immediatamente perchè mi ricordava l’inizio di una fiaba, che però prendeva un alito di mistero grazie alla parola “adesso”. Non mi sono voluta guastare la sorpresa leggendo qua e là di cosa trattasse, fatto sta che il primo giorno della sua uscita nelle librerie io ero lì a comprarlo.

Ma i libri, io mi dico sempre, ti sanno aspettare ed infatti così è stato, perché quel libro non l’ho iniziato subito. Lui ha atteso il mio momento giusto per farsi gustare. E quale poteva essere il momento migliore se non il mio lockdown personale causa covid familiare!? Ed indovinate di cosa parla il romanzo? Ora, io non voglio spoilerare nulla, ma vorrei solo cercare di esprimere perchè mi è piaciuto dalla prima di copertina fino alla fine e perchè l’ho completato nel giro di due giorni, per poter riuscire ad invitarne alla lettura anche solo qualcuno di voi.

Ho trovato stupendo il punto di vista dal quale la storia è raccontata, quello di un bambino, o meglio di un bambino diventato grande che ripercorre i momenti più salienti della sua infanzia milanese dal febbraio 2020 fino al maggio 2020. La sua storia è più o meno la storia di tutti noi, la pandemia non ha fatto sconti a nessuno, soprattutto la prima ondata in cui il mondo è stato capovolto. Le giornate del piccolo Mattia non sono state nulla di spettacolare o fantascientifico, ma il suo sguardo di bambino aiuta il lettore a vedere gli avvenimenti sotto altri punti di vista, puri ma attenti come solo i bambini sanno avere. Grazie a questo escamotage l’autore riesce ad esprimere ciò che i grandi hanno vissuto attraverso i pensieri liberi e innocenti di uno scolaretto di scuola elementare.

Oltre ad essere un romanzo toccante per la vicenda personale del piccolo Mattia e del suo entourage familiare, chi lo legge può anche sorridere ritrovandosi in alcune scene raccontate ma soprattutto può ricordare e non dimenticare che i cambiamenti storici insegnano sempre qualcosa. Il microcosmo dell’appartamento in cui vive Mattia rispecchia il macrocosmo in cui tutti noi ci possiamo rispecchiare: paure, sentimenti contrastanti, nuove sorprese, delusioni ma soprattutto speranze. Come Mattia riesce, grazie alle persone che abitano con lui o vicino a lui, ad affrontare il suo più grande nemico (un padre che non vedeva da anni e col quale si trova costretto a fare i conti) anche noi possiamo sperare di non doverci sentire mai soli e che in momenti così epocali, invece di soccombere ed affliggerci, possiamo imparare a fidarci degli altri o anche solo a scoprire che c’è altro al di fuori dei nostri preconcetti e pregiudizi, anche durante una o più clausure forzate.

Questo ci aiuta a diventare grandi ogni giorno e ciò non vale solo per i bambini, ma in particolare per chi spesso si sente già arrivato. Lo stupore degli occhi dei più piccoli, in particolare del protagonista di 9 anni, può aiutarci a vedere le cose o meglio ancora le persone come prima non riuscivamo a fare, anche quelle che ci sono sempre state davanti agli occhi. Anche se i portoni sono stati chiusi per tanto tempo arriva sempre il giorno in cui si riaprono, anzi di questi tempi stiamo imparando a vedere portoni che si aprono e si chiudono a singhiozzo e probabilmente ci dovremo fare i conti ancora per un po’.

L’incertezza del febbraio 2020 non è per nulla svanita, ci accompagna costantemente. Leggere questo romanzo può aiutare ad aprire lo sguardo, facendo memoria del passato per essere pronti un giorno a rispondere alla domanda che l’autore ci vuol fare: “Cosa racconteremo di noi e della nostra vita ai nostri figli, ai nostri nipoti o a chiunque non avrà vissuto quello che a noi è stato chiesto di vivere?”.

Buona lettura!

*Docente di lingua e letteratura inglese del Liceo “M.G. Vida”

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