“SERVE PASSIONE PER GRANDI RISULTATI”

Sport

di SAMUEL BUTTARELLI – Andrea Conti è un simbolo del basket a Cremona, ex bandiera della Vanoli sul parquet e dietro la scrivania , ex cestista che ha militato sia sotto il Torrazzo che a Varese è stato ospite al Liceo Vida per parlare agli studenti di 4A Sportivo della sua carriera prima da giocatore e ora da general manager della Pallacanestro  Varese. Conti, abituato a stoppare gli avversari e a partire in transione, non si è sottratto al fuoco di fila delle domande

GIACOMO: Per iniziare a conoscerla, ci parlerebbe della sua esperienza sportiva da giocatore professionista?

Nella vita bisogna essere molto esigenti con se stessi, cercando di avere sempre una grande passione. Io ho iniziato a giocare a pallacanestro quasi per caso, infatti mio fratello maggiore ha  intrapreso questo sport ed anch’ io successivamente mi sono appassionato. Ho portato avanti  questa disciplina con grande caparbietà e passione ed è quest’ultima che ti spinge ad arrivare a grandi risultati, oltrepassando i momenti difficili della vita. La mia esperienza come giocatore  nasce a Rho, in provincia di Milano, dove il settore giovanile della Pallacanestro Varese mi ha scelto per portarmi nella sua città. Ho avuto la fortuna di vivere tutto il periodo della scuola  superiore a Varese, che era già un team di serie A, e proprio il vedere e giocare con grandi  campioni mi dava la forza per migliorare ogni giorno. Finito il percorso nelle giovanili sono  entrato in prima squadra, però ho dovuto fare ancora molta gavetta in altre società fino ad  approdare alla Vanoli. Quest’ultima mi ha dato la possibilità di giocare ad un ottimo livello e di  vincere sia in serie A che in serie B. Quando ho concluso l’attività agonistica, la dirigenza mi ha dato la possibilità di rimanere  nell’ambiente e di diventare un dirigente, ma prima di accettare ho preferito allenare: ho conseguito la licenza di allenatore nazionale e poi lavorato nel settore giovanile della Vanoli Basket Cremona.  

Ha accennato al suo ruolo di dirigente, ci può spiegare qual è il suo lavoro e  quali sono i suoi compiti principali?

Attualmente il mio ruolo alla Pallacanestro Varese è Direttore Generale. Fin da quando sono arrivato nel 2018 mi occupo, oltre che della parte sportiva, anche dell’organizzazione del club e del team comunicazione e marketing. La società  ha compiuto quest’anno 75 anni, è stata un grande club che ha vinto Coppe dei  Campioni, dieci scudetti e diverse competizioni internazionali. Nel gruppo è presente anche un Team Manager che si occupa della gestione dei giocatori, ma anche della squadra durante le trasferte. Naturalmente c’è uno staff tecnico con un allenatore, due assistenti ed un  preparatore atletico, inoltre abbiamo anche un ragazzo che si occupa del settore giovanile. 

Com’è riuscito a coniugare l’impegno sportivo e la sua famiglia?

Ho avuto la fortuna di sposare una donna cremonese, che ha avuto la pazienza e la capacità d’accettare i miei impegni. Lo sportivo sembra sempre quello privilegiato, ma non ha sabati né domeniche libere, quindi avere una persona accanto che ti supporta e sopporta  quando devi fare molte trasferte è essenziale. Come in tutte le professioni c’è il tempo del  lavoro, ma anche lo spazio dedicato alla famiglia, quindi bisogna trovare il giusto equilibrio in  modo da avere una vita regolare.

Qual è stato nello specifico il suo percorso nelle giovanili?

Dai dodici anni ai quattordici ho giocato a Rho, poi ho fatto tutta la trafila delle giovanili a Varese, dove con gli Juniores abbiamo partecipato a due finali nazionali. A 17 anni mi  allenavo già con la prima squadra, in quel periodo ho vissuto in un collegio arcivescovile, poi sono stato convocato due volte con la nazionale giovanile under 18 e under 20 e, fra i tanti, sono stato compagno di Gianmarco Pozzecco. Soprattutto in questi primi anni ho imparato il  rispetto delle regole e della disciplina.  

Quali sono stati i fatti salienti della sua vita da sportivo?

Sicuramente devo ringraziare di aver avuto una grande famiglia alle spalle, però per raggiungere degli obiettivi ho sempre dovuto faticare molto. Mio fratello è stato un esempio, ho imparato da lui perché è stato un cestista di alto livello, infatti ha giocato per 15 anni in  serie A, oltre ad aver fatto gli Europei con la Nazionale.  

L’ala argentina Luis Scola, oro olimpico ad Atene 2004 (pagina Facebook Pallacanestro Varese)

Ci potrebbe raccontare qualche aneddoto che la riguarda?

Tra quelli più recenti posso raccontare di quando ho ricevuto la chiamata quest’estate di Luis Scola, cestista argentino che ha giocato dieci anni nell’NBA e con la sua nazionale ha vinto il  Torneo Olimpico di Atene nel 2004. Con grandissima umiltà mi ha chiesto un incontro per  poter giocare nella nostra società. Quest’uomo ha l’obiettivo ci centrare la quinta Olimpiade e mi ha impressionato come si è disinteressato delle questioni economiche, infatti non avremmo mai potuto pagargli un alto ingaggio. Ha l’intento di essere l’unico giocatore al mondo, nella  pallacanestro, ad aver partecipato cinque volte ai mondiali ed aver altrettante presenze alle Olimpiadi. Luis è il primo ad arrivare in palestra ed è l’ultimo ad andare via, disponibile,  propositivo e cordiale, oltre ad essere fra i migliori realizzatori di questo campionato con una grande leadership e carisma: mi sta lasciato delle sensazioni incredibili da grande uomo.  Un altro aneddoto è legato a Kobe Bryant, infatti ho avuto la fortuna di giocare con Andrea  Meneghin ed una volta, mentre eravamo in camera insieme per una trasferta, ha iniziato a  parlare in italiano al telefono con Kobe Bryant, un ragazzo molto umile che ha sempre avuto  una grande voglia di lavorare durante la sua straordinaria carriera.  

Quante volte squilla il telefono nella giornata di un General Manager?

In alcuni periodi il telefono squilla incessantemente perché i problemi giornalieri sono tanti, da quelli amministrativi alla gestione del palazzetto. Non amo molto i messaggi WhatsApp perché  preferisco le telefonate, tuttavia quando torno a casa cerco sempre di dedicare tutto il mio  tempo alla famiglia. 

Quali errori deve evitare un atleta?

A livello di allenamento sicuramente consiglio di seguire le istruzioni degli allenatori,  ovviamente ogni atleta deve avere una grande cura del proprio corpo per stare a grandi livelli.  Io sono convinto che tutto può essere realizzato se ci si prende cura del proprio fisico.  

In questo periodo di pandemia, come gestite i protocolli Covid ed a cosa vi  dovete assoggettare per poter svolgere le partite e gli allenamenti in sicurezza?

I nostri allenamenti sono tutti a porte chiuse, la squadra viene sottoposta 48 ore prima di ogni evento ufficiale a tamponi nasali molecolari. Quando andiamo in trasferta nessuno esce dall’albergo e se qualcuno dovesse presentare dei sintomi è necessario fare un tampone rapido immediato, per evitare il contagio.  

Lei ha a che fare con grandi giocatori, ma anche con persone più “umili”, com’è  il suo rapporto con gli altri?

Alla base dello sport ci sono tanti valori e ritengo che il più importante sia il rispetto, sono una persona umile e disponibile. La cosa migliore è sicuramente la capacità di saper ascoltare le  persone, infatti tutti hanno esigenze diverse e possono reagire in maniera differente in base al  proprio carattere, quindi avere una linea di comunicazione è essenziale. Soprattutto per i  giocatori prima di tutto si guardano le qualità umane e caratteriali, perché sono le più  importanti all’interno del gruppo, ed in un secondo tempo quelle tecniche. 

Cosa le prospetta il futuro?

Il futuro non so ancora cosa mi riserverà, noi abbiamo contratti a termine ed il mio lavoro si  basa molto anche sui risultati della squadra. Però, come accadeva da giocatore, alla fine trovo sempre lo  stimolo per raggiungere degli obiettivi. Tuttavia cambiare dà sempre degli stimoli nuovi. 

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LUIS SCOLA – Carriera e statistiche

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